IGNAZIO-MARINO

Marino, un americano a Roma. Altro che Sordi

Il filoamericano Ignazio Marino, sindaco di Roma, non ha saputo resistere in territorio italiano più di venti giorni e si prepara ad una nuova trasvolata negli Usa. Era tornato a Roma, sede della sua presunta prima occupazione, quasi tre settimane fa, dopo una vacanza ristoratrice trascorsa insieme alla sua famiglia tra le isole caraibiche e le più importanti città statunitensi. Ma le ragioni del cuore sono per lui più forti dei gravosi problemi della Capitale – quelli, per intenderci, che  toglierebbero il sonno anche ad un amministratore di provata esperienza -. Ed è così che domani si farà scortare sino a Fiumicino per raggiungere Philadelphia, dove pare sia stato invitato dal suo omologo nell’ambito della collaborazione tra le due città e nell’aiuto che secondo il sindaco di Philadelphia l’amministrazione capitolina avrebbe dato nell’organizzare la visita del Pontefice.

Neanche le feroci polemiche di questa estate, per la sua assenza proprio mentre il governo decideva sul Giubileo e mentre i Casamonica inscenavano il funerale del loro capostipite, sono riuscite a trattenere il primo cittadino romano. La situazione nella Capitale, con la sua presenza discontinua a fronte delle emergenze all’ordine del giorno e con un giubileo straordinario alle porte, rasenta ormai il paradosso. Ne approfitta, com’è comprensibile,  l’opposizione per partire all’attacco: “Con la scusa di accompagnare il Papa a Philadelphia, il sindaco scappa di nuovo da Roma“, twitta il suo predecessore, Gianni Alemanno.

In un’intervista su Il Messaggero il giornalista Fabio Rossi glielo chiede senza mezzo termini: Sindaco Marino, era proprio il caso di ripartire adesso, dopo le polemiche sulle sue ferie? E lui, Ignazio, spiega che “si tratta di un viaggio brevissimo ma molto importante, in un momento storico per la Chiesa e per gli Stati Uniti: è il primo viaggio di papa Bergoglio negli Usa. Quando a giugno scorso mi è stato riferito che avrebbero avuto piacere della mia presenza in tre appuntamenti del Santo Padre a Philadelphia, ma soprattutto all’incontro con le famiglie, ho detto a monsignor Paglia che sarei stato molto lieto di partecipare all’organizzazione della visita”. Poi, spogliatosi della veste di vaticanista, Marino racconta che la sua ‘missione’ è dettata anche dalla necessità di reperire fondi per i monumenti romani: “Il sindaco di Roma deve fare un doppio lavoro – spiega –  occuparsi di buche e trasporti, ma anche di raccogliere fondi per il nostro patrimonio archeologico. È un compito molto stressante: se non vogliono che lo faccia resto a casa e mi riposo”. Il primo cittadino della più grande e importante metropoli italiana fa sapere che “fino ad oggi abbiamo incassato 13 milioni di euro per il restauro di siti archeologici e monumentali di Roma, di cui ne sono già stati versati sei”. Sono due i progetti finanziabili dai donatori, spiega: “Uno a New York e un’altra Philadelphia, entrambi organizzati dai locali consolati italiani”. C’è anche una sorpresa: “Avrò altri incontri privati tra cui uno con una persona, di cui non posso rivelare il nome, che potrebbe decidere di destinare all’archeologia di Roma una donazione di 40-50 milioni”.

Non ci vede giusto, però, la consigliera Lavinia Mennuni, FdI, che al sindaco Marino dà il tempo di andare a Philadelphia, rientrare e “disfare la valigia “. Poi,  avvisa, sarà convocato  – presso la sede istituzionale della commissione Trasparenza “al fine di saperne di più in ordine ad alcuni semplici ed elementari quesiti che ronzano in queste ore nella testa di buona parte dei romani: chi paga e quanto costano i viaggi del sindaco? I costi di tale trasferte sono tutte a carico dei contribuenti capitolini? Trattasi di viaggio istituzionale? E se si, quali sono i giustificativi che elevano a viaggio di rappresentanza questa ultima gita di Marino in terra americana? Inoltre, quante sono le persone che accompagnano Marino? E a quanto ammonta il costo totale di questa trasferta? E il volo e la permanenza a New York durante le vacanze estive del sindaco per incontrare il suo omologo della grande mela chi le ha pagate? Ha fatto tutto lui,… tanto per tutto il resto c’è Mastercard? Ospiti paganti o che cosa? Quali le motivazioni per giustificare un impegno istituzionale?”.

Quante domande, consigliere Mennuni! Così rischiamo che Marino, una volta toccato il suolo patrio riparta immantinente, magari alla volta di Honolulu…. Un altro buon motivo ci sarebbe: il M5S capitolino ha annunciato oggi che, assente il sindaco o no, “giovedì 24 settembre, alle 12, saremo in viale Mazzini per consegnare ai magistrati della Corte dei Conti l’esposto sull’assestamento di bilancio di luglio 2015 della Giunta Marino. Tra le varie anomalie, abbiamo trovato una cifra monstre di 15.457.909,80 euro ripartita tra i centri di accoglienza immigrati, i servizi per Rom Sinti e Camminanti e l’assistenza alloggiativa dall’1.8.2015 al 31.12.2015, con proroghe degli affidamenti ai soliti noti, nonostante Mafia capitale”.

Per Ignazio Marino sarebbe proprio l’ora di migrare definitivamente. Altro che attendere – come dice – il 2023, data dopo la quale, ha ribadito nell’intervista al Messaggero, già da oggi sa di  “non più interessato a nessun’altra posizione in politica”.

Ma “perchè aspettare il 2023?”, chiede il consigliere dell’opposizione Roberto Cantiani: “Vista la presenza precaria a Roma e la facilità con la quale parte utilizzando ogni insulso pretesto, Marino ci faccia un regalo. Non torni. stia sereno: nessun romano sentirà nostalgia. Bye bye Ignazio”.

Approvato e sottoscritto da tanti, tanti e poi ancora tanti cittadini romani: un numero in crescita esponenziale, superiore ad ogni più nefasta previsione.

 

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