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Migranti: afghano ucciso in Bulgaria, “era armato”

Mentre a Bruxelles prosegue il vertice dei capi di Stato e di governo UE sulla crisi dei migranti, stanotte un uomo è stato ucciso dalla polizia mentre cercava di passare la frontiera tra Bulgaria e Turchia nei pressi di Sredets.

Secondo il ministero dell’Interno era armato. Il presidente del Consiglio UE, Donald Tusk, ha ribadito che l’Unione è pronta ad aiutare la Bulgaria a controllare i confini.

L’uomo ucciso è la prima vittima di uno scontro con le guardie di frontiera dall’inizio di questa crisi. È morto durante il trasporto in ospedale: secondo le autorità gli è stato fatale il rimbalzo di un proiettile sparato come avvertimento.

Secondo Georgi Kostov, Segretario generale del ministero dell’Interno di Sofia, nello zaino dell’uomo ucciso sarebbe stata ritrovata una pistola. Faceva parte di un gruppo di 54 afghani, tutti uomini fra i 20 e i 30 anni d’età in buone condizioni di salute. Avrebbero avuto un atteggiamento “aggressivo” e non avrebbero obbedito all’alt intimato dalle guardie.

“Uno degli agenti ha sparato colpi di avvertimento e, secondo le sue parole, uno dei migranti sarebbe stato ferito da un rimbalzo e poi è morto”, ha spiegato il funzionario.

Il portavoce dell’Alto commissariato ONU per i rifugiati (UNHCR), Boris Cheshirkov, ha condannato l’uso della forza contro i migranti e ha rivolto al governo bulgaro un appello a indagare con trasparenza.

Il premier Bojko Borisov è tornato in Bulgaria appena ha ricevuto la notizia. Il presidente Tusk ha spiegato in conferenza stampa di averlo rassicurato: “La protezione delle nostre frontiere esterne è oggi la nostra priorità principale. Il premier Borisov è consapevole che noi siamo pronti ad aiutare”.

L’uomo ucciso in Bulgaria non è l’unica vittima delle migrazioni della giornata. A Calais, all’imbocco francese dell’Eurotunnel, un migrante è stato investito da una navetta merci proveniente dalla Gran Bretagna. Non è stato possibile identificarlo, perché il suo corpo è stato trascinato sui binari per qualche centinaio di metri. È la sedicesima persona a perdere la vita nel tunnel dal 26 giugno.

Nel frattempo, a Bruxelles si è trattato per tutta la sera sul piano di accordo con la Turchia proposto dalla Commissione UE. Dopo un’“accesa discussione”, i capi di Stato e di governo hanno concesso un “appoggio politico” al piano presentato dal presidente della Commissione Jean-Claude Juncker. In cambio delle concessioni chieste da Ankara sulla liberalizzazione dei visti, ha spiegato lo stesso Juncker, la UE chiede alla Turchia una road map per “tenere i migranti nei suoi confini ed evitare che si mettano in viaggio verso la UE”.

C’è stato tempo anche per un confronto polemico tra Tusk e il presidente del Consiglio Matteo Renzi. Secondo il premier, il presidente del Consiglio UE avrebbe usato frasi “irrispettose nei confronti del popolo italiano” nel corso della sessione plenaria del Parlamento UE dello scorso 6 ottobre a Strasburgo. L’ex primo ministro polacco aveva rivolto un’esortazione collettiva al “rispetto delle regole comuni”, accomunando di fatto Italia e Grecia, i paesi più impegnati nelle operazioni di soccorso, agli stati dell’Est che insistono piuttosto sul rispetto delle frontiere.

F.M.R.

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