Tovarnik

Migranti: la Croazia ci ripensa. Mercoledì Consiglio UE

La Croazia, sul cui territorio passa la rotta dei migranti da quando l’Ungheria ha chiuso le frontiere, si scopre impreparata ad affrontare l’emergenza. L’Europa corre ai ripari: come chiedeva la Germania, la settimana prossima si terrà un vertice straordinario del Consiglio UE.

All’indomani delle dichiarazioni di ieri del presidente Zoran Milanović, che ha promesso di lasciar passare senza ostacoli chiunque sia diretto in nord Europa, il ministro dell’Interno Ranko Ostojić ha fatto una clamorosa marcia indietro.

Fra ieri e oggi, dalle centinaia di taxi e bus arrivati ai posti di confine sono scesi più di settemila profughi: più del triplo di quanti sono entrati in Croazia in tutto il 2014. Il totale previsto per le prossime due settimane ammonta a oltre ventimila. Stamattina la presidente della Repubblica, Kolinda Grabar-Kitarović, aveva chiesto che i controlli al confine serbo fossero resi “molto severi”. Nel pomeriggio Ostojić ha completato l’inversione di marcia: il ministro dell’Interno ha dichiarato che il Paese non può accogliere altri profughi. A chi non chiederà asilo in Croazia, ha aggiunto Ostojić, sarà applicata la legge sull’immigrazione irregolare.

Nella stazione di Tovarnik, almeno cinquemila persone hanno passato tutta la mattina ad aspettare i treni per Zagabria, accalcati lungo i binari, senza alcun riparo dal sole. Si sono registrati malori e diverbi, fino a quando un gruppo di profughi è riuscito a forzare il cordone di polizia.

Le autorità hanno dichiarato di aver riportato indietro circa cinquecento persone che stavano scappando a piedi lungo i binari verso la capitale, ma altri sono riusciti a fuggire.

I nuovi sviluppi hanno comunque allentato la pressione sulla frontiera serbo-ungherese. Sono molti meno di ieri, infatti, gli stranieri accampati nella terra di nessuno di fronte a Horgoš: la maggioranza si è diretta al centro di accoglienza di Kanjiža ed è salita sui pullman diretti in Croazia o al posto di confine di Sid.

In ogni caso, mentre i tribunali ungheresi hanno emesso le prime condanne per direttissima per immigrazione irregolare – una legge entrata in vigore da due giorni ne ha fatto un reato punibile con il carcere fino a tre anni –, la tensione fra profughi e forze dell’ordine ungheresi è ancora alta.

Ieri la polizia era intervenuta in forze contro un gruppo di migranti che stavano provando ad abbattere la barriera eretta lungo il confine. Oggi, invece, ha sparato altri lacrimogeni per disperdere un gruppo di giovani profughi che aveva ripreso a protestare. In ogni caso, oggi la barriera è stata rinforzata con altri strati di filo spinato. Anche la Serbia, per evitare altri disordini, ha schierato due nuovi cordoni di polizia.

Il bilancio degli scontri avvenuti ieri nei pressi di Horgoš è di circa trecento feriti: metà con ferite da taglio, secondo quanto sostengono i medici, l’altra metà intossicata dai lacrimogeni sparati dalle forze dell’ordine, che hanno usato anche cannoni ad acqua.

Il presidente Viktor Orbán ha dichiarato di avere intenzione di costruire altre barriere non solo ai confini con la Romania, come era trapelato ieri, ma anche con la Croazia. Orbán ha anche precisato la sua posizione sulle quote obbligatorie di accoglienza: se “passano a maggioranza” a livello europeo, ha dichiarato, “allora sono legge, e noi dobbiamo accettarla”. Stamattina Mina Andreeva, portavoce della Commissione UE presieduta da Jean-Claude Juncker, ha smentito con un tweet le indiscrezioni circolate sulla stampa internazionale per cui l’esecutivo comunitario avrebbe rinunciato al sistema delle quote obbligatorie nel piano di ridistribuzione dei richiedenti asilo.

Nel pomeriggio il presidente del Consiglio UE, l’ex premier polacco Donald Tusk, ha confermato su Twitter che mercoledì 23 settembre si terrà un vertice straordinario dei rappresentanti dei governi degli Stati membri per “discutere come trattare la crisi dei rifugiati”. Il giorno prima a Bruxelles si terrà il vertice dei ministri dell’Interno dei 28. È stata accolta, quindi, la richiesta ripetuta più volte negli ultimi giorn dalla cancelliera federale tedesca Angela Merkel e da altri esponenti del suo governo.

Intanto arrivano le prime condanne della comunità internazionale sui metodi della polizia ungherese. “Scioccato” il segretario generale ONU Ban Ki-Moon: “Non è accettabile, è gente che scappa da guerre e persecuzioni e che deve essere trattata con dignità umana”.

Gli fa eco il commissario UE all’Immigrazione, Dimitris Avramopoulos: “La difesa delle frontiere con la violenza non è compatibile con i valori e i principi europei”.

Ieri Aleksandar Vučić, capo del governo serbo, ha annunciato di aver presentato a Budapest una protesta formale per gli sconfinamenti della polizia ungherese, responsabile a suo dire di “azioni brutali”.

Intanto, seguendo l’esempio di Germania e Austria, la Slovenia ha reintrodotto i controlli alle frontiere per dieci giorni e la Bulgaria ha inviato un piccolo contingente – cinquanta uomini sono già partiti, e altri 160 li potrebbero raggiungere in giornata – a presidiare il confine con la Turchia.

Sull’argomento dell’accoglienza è tornata anche Angela Merkel, impegnata a Francoforte per l’inaugurazione del Salone dell’auto. La cancelliera ha chiesto ai costruttori di auto di offrire “opportunità di lavoro ai rifugiati”. “Le condizioni della Germania sono positive – ha dichiarato – e questo ci permette di far fronte alle nuove sfide”.

Filippo M. Ragusa

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