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Migranti, Renzi vuole il “numero chiuso”

Lo ius soli non sarà la rovina dell’Italia, ma non vorrà dire aprire le porte a tutti i migranti in modo indiscriminato. È questo in sintesi il pensiero di Matteo Renzi, intervenuto stamattina alla rassegna stampa OreNove.

“Chi dice che lo ius soli rovina l’Italia non si rende conto che è una norma di civiltà, non c’entra con la sicurezza”, dice l’ex premier e segretario PD, “ma dobbiamo anche dire che ci deve essere un numero chiuso di arrivi, non ci dobbiamo sentire in colpa se non possiamo accogliere tutti”.

La presa di posizione di Renzi ricalca quella di Bill Gates ed è destinata ad allargare il fossato che separa il PD dalla sinistra. Non è una novità assoluta: già ieri Renzi, dopo il mezzo fallimento del vertice di Tallinn, aveva commentato che “l’immigrazione sarà il tema della prossima campagna elettorale e di quelle dei prossimi vent’anni”.

Di migranti e migrazioni l’ex premier parla anche nel suo libro Avanti, che uscirà il prossimo 12 luglio. Una ventina di pagine di argomentazioni che condividono lo spirito dell’intervista concessa da Gates al giornale tedesco Welt am Sonntag. Ossia, che l’Europa deve rendere più difficile per gli africaniraggiungere il continente attraverso i percorsi di transito correnti”: per il fondatore di Microsoft, l’esistenza stessa di sistemi di accoglienza così grandi convincerebbe gli stranieri che in Europa c’è posto, farebbe cioè da incentivo all’emigrazione. È una linea di pensiero ripetuta spesso da esponenti della politica e delle istituzioni, anche a livello europeo. Ed è anche la linea di Silvio Berlusconi, che oggi se ne è servito per criticare la legge sullo ius soli: “Il messaggio che da oggi sia più facile diventare cittadini italiani”, ha scritto oggi su Facebook, “probabilmente, susciterà false speranze, illusioni, in Africa. E aumenterà nuovi sbarchi e nuove tragedie del mare”. Chi non la condivide sono le organizzazioni che lavorano in prima persona nel soccorso, dalle piccole ONG di quartiere alle multinazionali della solidarietà come Medici senza frontiere. Secondo questi ultimi, chi sostiene la tesi di Gates (e di Renzi, e di Berlusconi, e di quasi tutta Bruxelles) si concentra troppo sui pull factor, cioè i fattori di attrazione che spingono i migranti a dirigersi in un Paese piuttosto che in un altro, e ignora colpevolmente i push factor: i fattori che li spingono ad andarsene da dove vivono, come guerre, miserie, persecuzioni.

Per convincere l’Europa ad adottare il “numero chiuso”, Renzi ha in mente uno strumento che ha già presentato al mondo altre volte. “Nel 2018 si discuterà del bilancio”, ricorda il segretario PD: “Se altri Paesi che si sono impegnati ad accogliere non lo fanno, credo sia giusto che l’Italia dica che non contribuirà a pagare 20 miliardi al bilancio UE”.

C’è tempo anche per rispondere a Emma Bonino sulla possibilità di far sbarcare le navi dei soccorsi nei porti degli altri Paesi. Nei giorni scorsi l’ex ministra degli Esteri, in un’intervista al Giornale di Brescia, aveva incolpato il governo italiano del suo stesso isolamento.

Siamo stati noi a chiedere che gli sbarchi avvenissero tutti in Italia”, ha detto la Bonino. “Nel 2014-2016”, cioè quando il presidente del Consiglio era proprio Renzi, “che il coordinatore fosse a Roma, alla Guardia Costiera, e che gli sbarchi avvenissero tutti quanti in Italia, lo abbiamo chiesto noi”. “All’inizio – continua – non ci siamo resi conto che era un problema strutturale e non di una sola estate. E ci siamo fatti male da soli”. Con il risultato che “disfare questo accordo adesso è piuttosto complicato”, anche se la leader radicale specifica di non apprezzare per niente “né l’atteggiamento spagnolo, né francese, né quello degli altri”. Con l’occasione la Bonino si è detta scettica anche sulla possibilità di un’intesa efficace con la Libia: “Non si può fare un accordo, ammesso che sia accettabile, semplicemente perché ha due governi, due parlamenti, 140 tribù”.

“La posizione dell’UE non dipende dalla scelta dell’ultimo governo”, replica oggi Renzi, “ma da un regolamento di Dublino, poi modificato e reso forte nel 2013, che decide che chi arriva in UE va accolto dai singoli paesi di primo approdo”. In altre parole “non abbiamo deciso noi di spalancare le porte”. E ricorda: “Nel 2015 abbiamo fatto un accordo perché anche altri paesi Ue potessero farsi carico ma è rimasto sulla carta”.

F.M.R.

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