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Migranti, UE accusa Italia: “Falle nella registrazione”

La Commissione UE ha aperto una procedura d’infrazione contro l’Italia per la mancata applicazione del regolamento sulla registrazione dei migranti.

Ancora ieri, Bruxelles aveva invitato le istituzioni e gli stati UE a “correggere le lacune nel funzionamento degli hotspot”, con un documento in cui definiva “insufficiente” – “nonostante il duro lavoro degli ultimi mesi” – il “livello di attuazione” di alcune decisioni prese a livello comunitario. Oggi – mentre la rivista Time ha proclamato Angela Merkel “persona dell’anno”, chiamandola “la cancelliera del mondo libero” – la Commissione ha confermato di aver inviato a Roma la lettera di messa in mora, primo atto della procedura d’infrazione.

Il regolamento che l’Italia è stata accusata di non rispettare – in vigore dal 2003 e sottoscritto dai 28 stati membri UE più Islanda, Norvegia e Svizzera – obbliga gli stati europei a raccogliere le impronte digitali di migranti regolari e irregolari, per poi inserirle nel database Eurodac, una banca dati comune. Attraverso un sistema automatico di identificazione, unificato a livello europeo, le autorità di ogni stato possono così verificare se il migrante ha già richiesto asilo altrove e se in precedenza è transitato irregolarmente per qualche altro stato. Come per gli altri obblighi di accoglienza previsti nella UE, infatti, anche in questo caso vige il principio di primo contatto: ogni domanda d’asilo dev’essere esaminata dal primo stato dove il richiedente ha messo piede.

Alla base delle accuse c’è la differenza tra il numero degli arrivi e quello delle registrazioni effettuate dalla scorsa estate: “Tra luglio e novembre sono 29 mila i migranti registrati nel database del sistema Eurodac, contro i 65 mila arrivati sulle coste italiane secondo i dati statistici di Frontex”. Prima di avviare la procedura d’infrazione, lo scorso ottobre, a Roma era arrivata una richiesta formale da parte dell’esecutivo UE, ma il nostro paese “a distanza di due mesi non ha reagito in modo efficace”.

Il Viminale, però, respinge l’accusa. Secondo il capo del dipartimento Immigrazione del ministero degli Esteri, il prefetto Mario Morcone, il “dato italiano sull’identificazione dei migranti” è uno dei più alti d’Europa. “Siamo oltre l’80%”, spiega Morcone a SkyTG24, “ormai siamo quasi al 100% di quelli che arrivano”.

“I dati testimoniano che l’Italia fa molto bene il proprio compito”, continua il prefetto: gli unici problemi ancora aperti riguardano “alcune piccole sacche di eritrei che si rifiutano” di essere iscritti al database, ma questo è “un tema delicato”, e impone una riflessione sull’“uso proporzionato della forza”. Secondo Morcone, le vere ragioni del procedimento d’infrazione sono altre: si tratterebbe di “una modalità per fare pressioni sui paesi delle frontiere esterne, Italia, Grecia e Malta”.

Sulla questione è intervenuto anche il presidente del consiglio Matteo Renzi, secondo cui l’Italia “sta lavorando duramente”, ma “ha bisogno di maggiore aiuto”. “Qualcosa si è mosso” ma “l’Europa non sta facendo tutto quello che può”: ad esempio “non è partito il processo di relocation – cioè di ricollocamento dei migranti, dai paesi di primo contatto come il nostro alle loro effettive destinazioni, spesso nell’Europa del nord – come vorremmo che partisse”.

“Non basta lavarsi la coscienza dando qualche soldo a qualche paese”, contrattacca il premier: l’Europa deve impegnarsi di più, o rischia di “tradire se stessa e i suoi ideali”.

Intanto, un rapporto Eurostat pubblicato oggi fa luce sui numeri della crisi migratoria in atto. In un anno, le richieste d’asilo sono quasi raddoppiate: quelle in corso d’esame a settembre 2015 erano 808 mila, un aumento del 94% rispetto alle 435 mila che erano aperte un anno prima. 366 mila, il 45% del totale, sono state presentate in Germania.

Anche sulle prime domande, 410 mila in tutto, il primato spetta alla Germania, questa volta a pari merito con l’Ungheria: ognuno dei due stati ha ricevuto 108 mila richieste, il 26% del totale.

L’Italia ha ricevuto 50.500 domande, 28.400 inoltrate per la prima volta, e si classifica al quarto posto dietro la Svezia in entrambe le graduatorie con percentuali approssimate rispettivamente al 6% e al 7%. Notevole il dato dell’Austria, che ha ricevuto quasi tante richieste quanto l’Italia, ma a fronte di un settimo della popolazione e un quinto del PIL.

L’aumento del numero delle domande in Italia è stato notevolissimo (+91%) ma è in linea con la media europea. Lo Stato che ha riscontrato l’incremento maggiore è la Finlandia (+842%), seguita da Ungheria (+231%), Svezia (+197%) e Belgio (+191%).

Le nazionalità più rappresentate fra i profughi sono Siria, Afghanistan e Iraq: rispettivamente 138 mila, 56.500 e 44.500. I siriani e gli iracheni che hanno cercato asilo in Europa sono triplicati rispetto all’anno scorso, mentre gli afghani sono raddoppiati.

F.M.R.

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