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Migranti, UE: il piano ricollocamenti è impietoso

Il piano europeo di ricollocamento dei migranti va a rilento. A dare l’allarme è il Parlamento UE. La notizia di per sé non sorprende nessuno, ma i numeri circolati a Strasburgo sono impietosi.

Fino allo scorso 27 aprile, denuncia una mozione presentata stamattina all’Europarlamento, in tutta l’Unione Europea sono stati ricollocati circa 18 mila migranti: poco meno di 12.500 dalla Grecia, nemmeno seimila dall’Italia. “Appena l’11 per cento degli obblighi assunti”, scrivono i promotori della mozione. Com’è noto, il piano prevede di ridistribuire 160 mila migranti fra i 27 Stati UE per alleggerire la pressione sui Paesi di primo ingresso, come Italia e Grecia.

Fa scalpore il dato sui minori non accompagnati, in particolare per quanto riguarda i migranti arrivati in Italia. Circa cinquemila bambini e ragazzi, sbarcati in Italia senza genitori, avrebbero diritto alla risistemazione. Ma finora ne è stato trasferito uno solo.

Se Roma piange, ad Atene va meglio, ma non tanto da poter ridere. In questo momento la Grecia è in attesa di 163 visti per migranti minorenni da ricollocare.

Numeri che rivelano la crisi profonda dell’Unione, mai tanto divisa quanto oggi. C’è l’eccezione meritevole della Germania, che attraverso accordi bilaterali ha istituito quei famosi canali legali di migrazione di cui si parla anche a queste latitudini, e accoglie più rifugiati di quanti gliene toccherebbero secondo il piano europeo. Poi ci sono gli Stati che rispettano gli obblighi di solidarietà europea. Ma sono solo due: Finlandia e Malta. E solo la Finlandia offre “sistematicamente” asilo ai minori non accompagnati.

Minori non accompagnati che secondo le linee guida europee sono una “categoria vulnerabile”, e dovrebbero avere la priorità nei ricollocamenti. Invece, Finlandia esclusa, gli altri Stati impiegano criteri restrittivi e discriminatori per lasciarli fuori dalla ripartizione dei pochi posti messi a disposizione.

Così, con la mozione di oggi, il parlamento di Strasburgo ha esortato la Commissione UE a mettere in moto le sanzioni contro gli Stati che non rispettano gli accordi presi. “Se i Paesi non incrementeranno rapidamente i ricollocamenti”, si legge nel testo, “i poteri della Commissione vanno usati senza esitazione”.

L’Europa dovrebbe passare dalle parole ai fatti e sanzionare quei Paesi membri che hanno voltato le spalle all’Italia e alla Grecia”, dice Federico Soda, coordinatore per il Mediterraneo dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni (OIM).

“Ciascuno doveva fare la sua parte”, spiega, “ma molti non hanno mantenuto le promesse iniziali, altri non hanno aderito fin dall’inizio”. Nello specifico: “Ungheria, Polonia e Austria non hanno ancora ricollocato nessun migrante, la Repubblica Ceca è da quasi un anno che non accoglie nessuno”. “Non per niente – aggiunge – la Commissione UE minaccia nei loro confronti di avviare una procedura d’infrazione già a giugno”.
Il problema è “un difetto di solidarietà a livello continentale”, spiega Soda. Paesi come la Germania fanno tutto il dovuto e anche qualcosa in più. All’Italia, tutt’al più, si può contestare la lentezza con cui sta introducendo nuove procedure per identificare quali richiedenti asilo vadano ricollocati. Ma anche quando le procedure saranno snellite, “i ricollocamenti non salveranno l’Italia dall’emergenza in corso”, ammonisce Soda.

Attualmente le nazionalità ricollocabili in base all’accordo sono solo quella siriana ed eritrea.

Ma tra gli oltre 50 mila migranti arrivati via mare in Italia quest’anno, tra le prime dieci nazionalità dichiarate, non ci sono né Siria, né Eritrea. Per tutte queste ragioni, l’Italia rischia ancora una volta di restare isolata a fronteggiare gli sbarchi.

Da Vienna il cancelliere federale austriaco Christian Kern chiede “comprensione” a Bruxelles, e promette di scrivere una lettera alle autorità comunitarie.

“Non siamo agenti provocatori”, ha detto Kern a margine di una seduta del governo. L’Austria “di certo non cercherà un procedimento di infrazione con Bruxelles”. Il punto, secondo il cancelliere, è che il Paese ha già fatto la sua parte. L’Austria avrebbe dovuto ospitare circa duemila dei 160 mila migranti inseriti nel piano di ricollocamento. Duemila migranti effettivamente li ha accolti, dice Kern, ma sono quasi tutti arrivati sul suolo austriaco attraverso canali clandestini, non all’ombra della procedura europea.

La decisione del cancelliere, socialdemocratico, divide la grande coalizione di governo. Il suo vice, il popolare Reinhold Mitterlehner, si dice scettico sull’esito della sua iniziativa. E la stessa frattura divide i ministri e gli stessi partiti. Non più tardi di ieri il titolare della Difesa, il socialdemocratico Hans Doskozil, ha smentito clamorosamente il ministro dell’Interno, il popolare Wolfgang Sobotka, che solo poche ore prima aveva annunciato la ripartenza della macchina di accoglienza.

“Nessun Paese può ritirarsi unilateralmente”, ha risposto a stretto giro la portavoce della Commissione UE Natasha Berthaud. Il piano di ricollocamento è “legalmente vincolante”. Decidere di non rispettarlo, ponendosi “fuori dalla legge”, “sarebbe profondamente deplorevole e non senza conseguenze”.

“Il Parlamento europeo ha detto molto chiaramente che le decisioni sui ricollocamenti vanno rispettate”, ha detto all’agenzia ANSA il presidente Tajani, “chiedendo anche procedure di infrazione per gli Stati che ancora non adempiono”.
F.M.R.

 

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