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Morto Gelli, il massone ‘venerabile’

E’ morto questa notte a 96 anni Licio Gelli, l’ex Gran Maestro della loggia P2. Iscritto alla Massoneria nel 1963, il suo nome appare per la prima volta il 17 marzo del 1981, nell’indagine scandalo sul fallimento del banchiere Sindona. Durante l’inchiesta venne ritrovata una valigetta destinata a mettere in luce una realtà spaventosa ma fino ad allora ignorata: i piani di “rinascita democratica” della P2 volta a favorire la realizzazione di una repubblica presidenziale italiana attraverso l’infiltrazione di affiliati nei ruoli chiave delle istituzioni. Nella lista degli iscritti anche l’ex presidente del Consiglio e leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi.

Ma il “venerabile” compare anche nelle carte di altre inchieste italiane che sono ancora oggi lontane dall’essere chiarite, oltre alla bancarotta della Banca Privata,  anche nello scandalo del Banco Ambrosiano,  Tangentopoli e nel tentato colpo di stato di Junio Valerio Borghese, storico ex comandante della Decima Flottiglia Mas (golpe tentato ma poi annullato dallo stesso Borghese). Nell’elenco anche la strage di Bologna del 1980, per la quale è stato condannato per depistaggio.

Nel 1998, Gelli, dopo essere stato condannato a 12 anni per il fallimento del Banco Ambrosiano, si rende irreperibile. Dopo una fuga durata quattro mesi gli vengono concessi i domiciliari a Villa Wanda, sua storica residenza, luogo dove è deceduto.

Con la scomparsa del celebre “burattinaio” della politica italiana, molti dei segreti e dei retroscena che hanno segnato in modo inesorabile il nostro Paese, muoiono con lui, destinati a rimanere sepolti per sempre.

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