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‘Motu proprio’ Francesco: procedura nullità nozze più snella

C’è chi dice, con preoccupazione, che papa Francesco stia scegliendo per la Chiesa soluzioni low cost: ieri l’aborto, ora la nullità del matrimonio. In realtà l’attuale capo della Chiesa cattolica che viene dai confini estremi del mondo è molto vicino al sentire della gente. E, così, a tre secoli di distanza dalla normativa di Benedetto XIV, col motu proprio Mitis ludex Dominus Iesus, Francesco rivoluziona il processo canonico per la dichiarazione di nullità matrimoniale. In particolare nei tempi e nelle sfere di competenza, più che nelle cause alla base di una sentenza d’invalidità, quest’ultime già riviste in senso pastorale dal Concilio Vaticano II.  Non più Sacra Rota, ma un giudizio da parte del vescovo che in 6 o 7 mesi rende esecutiva la sentenza. Di nullità, ovviamente, non di annullamento del vincolo: la Chiesa non decreta il sopraggiungere di un’invalidità, la constata sin dall’inizio, ovvero da quel fatidico ‘sì’ pronunciato sull’altare.
Questa nuova rivoluzione di papa Bergoglio, che annuncia anche la “gratuità” delle procedure, “per quanto possibile”, “salva la giusta e dignitosa retribuzione degli operai dei tribunali”, ha riscontrato il favore di molti. Anche di personaggi dello spettacolo: Valeria Marini, ad esempio, le cui nozze celebrate con rito cattolico sono state ‘lampo’ in quanto il coniuge aveva omesso di fare presente che il suo precedente matrimonio era stato anch’esso celebrato in chiesa,  plaude alla semplificazione dell’iter e all’accorciamento dei tempi per la dichiarazione di nullità in quanto secondo lei “la burocrazia e le lungaggini servono solo a creare complicazioni in situazioni già complesse di loro”.
Ecco cosa c’è di nuovo nel processo canonico:
I documenti, presentati in Vaticano ieri -8 settembre, giorno in cui la Chiesa cattolica e la Chiesa ortodossa ricordano la nascita di Maria – riformano dopo che per 3 secoli era rimasto identico, il processo per le nullità matrimoniali, sulla spinta da una parte – come detto – di una rinnovata esigenza di misericordia nei confronti dei fedeli, e dall’altra dalle indicazioni emerse dai lavori del Sinodo straordinario sulla famiglia dello scorso anno e poi confermate dall’Instrumentum laboris, il documento preparatorio, in vista del Sinodo ordinario che prenderà il via il prossimo 4 ottobre.

Non si favorisce la nullità dei matrimoni – precisa Francesco nella Lettera apostolica – bensì la celerità dei processi e la “giusta semplicità” degli stessi, affinché, “il cuore dei fedeli che attendono il chiarimento del proprio stato non sia lungamente oppresso dalle tenebre del dubbio”. La preoccupazione del Papa – e nel testo l’obiettivo è sottolineato per due volte – è la “salvezza delle anime” e quindi, trattandosi spesso di separati in nuova unione, la reintegrazione di queste persone nella comunità ecclesiale.

Da qui l’esigenza di abbreviare, semplificare, ma anche di investire i vescovi di nuove responsabilità, compresa quella – come avveniva nella Chiesa delle origini – di essere «giudice tra i fedeli a lui affidati».

Ecco dunque le principali novità:

1) Finora per arrivare alla sentenza di nullità servivano due giudizi concordi, un primo grado e un appello. Se non c’è concordia, si ricorre alla Rota Romana. Da oggi in poi – se il caso non presenta particolari difficoltà interpretative – invece sarà sufficiente la “certezza morale” raggiunta dal primo giudice.

2) La costituzione del “giudice unico, comunque chierico”, viene rimessa alla responsabilità del vescovo nell’esercizio pastorale della sua potestà giudiziale.

3) Il vescovo sarà più coinvolto nel giudizio: “Si auspica che nelle grandi come nelle piccole diocesi lo stesso vescovo offra un segno della conversione delle strutture ecclesiatiche e non lasci completamente delegata agli uffici della curia la funzione giudiziaria” in materia matrimoniale. Ciò valga specialmente, spiega il Motu Proprio, nel “processo più breve” che viene stabilito per risolvere i casi di nullità più evidente.

4) Questo processo più breve – in aggiunta a quello documentale vigente – si applica nei casi in cui “l’accusata nullità del matrimonio è sostenuta da argomenti particolarmente evidenti”. In questo processo il giudice è lo stesso vescovo, proprio a garanzia dell’unità. «Non mi è tuttavia sfuggito – scrive il Papa – quanto un giudizio abbreviato possa mettere a rischio il principio dell’indissolubilità del matrimonio». Da qui la necessità che sia il vescovo stesso sia “costituito giudice” in forza del suo essere garante dell’unità cattolica nella fede e nella disciplina.

5) L’appello alla sede del metropolita – Quando è necessario ricorrere al “secondo grado di giudizio” ci deve rivolgere al “capo della provincia ecclesiastica”, perché “segno distintivo della sinodalità della Chiesa”. Oggi invece, per l’appello, era necessario spesso rivolgersi al tribunale ecclesiastico di un’altra diocesi.

6) Il compito delle conferenze episcopali: devono promuovere e sollecitare questa “conversione” – proprio perché motivata da un forte obiettivo pastorale – e favorire la “potesta giudiziale” dei singoli vescovi. Ogni pastore in sostanza deve avere la possibilità di organizzare il proprio impegno di “giudice” come meglio crede. Naturalmente osservando le nuove disposizioni di papa Francesco.

7) Per i casi particolarmente complessi e controversi è conservata la possibilità di rivolgersi in ultima istanza alla Rota romana

8) Per le Chiese orientali sono previste norme particolari (la lettera Motu proprio è la “Mitis et misericors Iesus“) in virtù del peculiare ordinamento ecclesiale e disciplinare.

La riforma entrerà in vigore l’8 dicembre. Nella conferenza stampa è stata evidenziata la scelta, da parte del Papa, di tre date ‘mariane’
per questo Motu Proprio: firmato il 15 agosto (festa dell’Assunta), presentato oggi (festa Natività di Maria), in vigore dall’8 dicembre (Immacolata Concezione).

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