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Napolitano a casa? Pensarlo non deve essere reato

grillo_genovaCon un affondo senza precedenti, sferzato dal vento gelido che tagliava il viso delle decine di migliaia di sostenitori calati su Genova da tutta Italia, Beppe Grillo, il populista “orgoglioso” di esserlo ha fatto sapere ufficialmente, che per il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano potrebbe aprirsi presto la stagione dell’impeachment.

“Se ne deve andare” ha urlato il leader del movimento Cinque stelle a quanti lo stavano ascoltando nella sterminata infreddolita e gasatissima Piazza della Vittoria.

Negli ultimi due anni e “con il varo del governo delle larghe intese ora ristrettesi, il capo dello Stato ha messo a rischio Paese e democrazia …” Parole gravi, pesanti, e inusualmente durissime quelle del leader M5S calate come un asso per sottolineare la volontà di aprire una battaglia strategica a tutto campo sul fronte delle istituzioni alle quali si vuole dare “l’estrema unzione”.

Le reazioni a questo autentico schiaffo non si sono fatte attendere. Soprattutto dal fronte del Pd che sul tema Napolitano non intende lasciare margini di manovra. Alcuni esponenti del partito, alle prese con le primarie ed in presenza di un gelido e decisamente poco solidale silenzio da parte della destra estrema, meno estrema e moderata, si sono lasciati andare a reazioni che galleggiano tra lo sconforto, la rabbia e l’indignazione.

Nessuno degli esponenti Pd ha pronunciato la parolina magica dando del “fascista” all’ex comico, ma il senso dei messaggi arrivati dal vecchio Bottegone nei confronti di Grillo e del suo movimento erano chiari: il Presidente è il garante di questa legislatura e di questo governo. Guai a chi mette in discussione questo asset. Non ci faremo dare la linea da un uomo oramai chiaramente schierato su un fronte antisistema.

Grillo comunque da tempo dice di avere le idee chiare sull’inquilino del Quirinale: “non è super partes e, soprattutto, porta il Paese allo sfascio…”.

A questo punto a quanti offrono il proprio petto a difesa della legalità repubblicana incarnata da Napolitano, viene spontaneo (e doveroso) porre una serie di domande.

  • La prima. Possibile che nel Pd nessuno si sia accorto che, non da ieri, Napolitano ha già varato la terza repubblica, quella presidenziale senza che siano state cambiate in Parlamento le regole della Costituzione?
  • Possibile che ai vertici di quello che fu il partito di Gramsci e di Togliatti nessuno si sia accorto che sollevare presso la Corte Costituzionale un problema di competenze e conflitti istituzionali per arrivare a chiedere la distruzione di intercettazioni compromettenti tra lui e l’ex presidente del Senato e vicepresidente del Csm Nicola Mancino, indagato e rinviato a giudizio dai giudici di Palermo, ha rappresentato una scelta discutibile e grave che lascia molti e pesanti dubbi sull’operato del Quirinale?
  • E ancora. Come si fa a parlare di lesa maestà quando un Presidente della Repubblica si rifiuta di andare a parlare con i magistrati su un fatto inquietante come la trattativa tra Mafia e Stato?
  • Veniamo comunque ai problemi più squisitamente politici che toccano la figura di Napolitano. Ma al Pd sanno o fanno finta di non sapere che il vero presidente del Consiglio oggi è proprio Napolitano? Quando si è visto, in tutto l’arco del Dopoguerra, che un Capo dello Stato ricevesse i rappresentanti di un partito che sostiene la maggioranza per prendere atto che lasciano il governo da lui benedetto e blindato? In una confusione gravissima tra poteri e funzioni Napolitano, non più di una settimana fa, in piena crisi politica dopo la cacciata di Berlusconi dal Senato, ha ritenuto opportuno, sostituendosi di fatto al Presidente del Consiglio Letta, di ricevere dai rappresentanti di Forza Italia una formale dichiarazione di crisi della maggioranza.

E infine. Stiamo facendo i conti con delle “forzature” evidenziate da chi punta a mandare a casa tutta un’intera classe politica ed una casta indecente e corrotta o ci troviamo forse di fronte a fatti sui quali una riflessione critica va fatta senza esitazioni e con grande onestà intellettuale? Questo ci sembra un atto dovuto al Paese e ai cittadini sul quale anche il Pd, invece di aprire la caccia all’untore, dovrebbe valutare e regolarsi di conseguenza.

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