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Niente caffè lungo: lo vieta il sindaco di Pietrasanta

La pausa caffè è un momento molto importante nella giornata di chi lavora perché utile per ricaricare le batterie ed affrontare il resto della mattinata con maggiore impegno. Ma quando quello che è nato come ‘break’, la pausa per il tempo di una ‘tazzulella’, diventa una interruzione troppo lunga, una sorta di salotto tra un sorto e un altro, se i benefici per l’impiegato si raddoppiano il lavoro invece comincia a soffrirne.

Al diavolo la sentenza della Cassazione (n. 4509 del 2012) per cui non solo la pausa caffè durante le ore di lavoro è consentita, ma è anche utile perché aiuta a recuperare le energie e dunque a migliorare le prestazioni a lavoro, purché però sia di pochi minuti, le modalità devono essere necessariamente riviste.

E’ quello che e’ successo nel comune toscano di Pietrasanta, in provincia di Lucca, dove il sindaco ha disposto la rimozione delle macchinette distributrici di caffè, bevande e merendine, dopo aver ‘pizzicato’ ripetutamente alcuni dipendenti in pause troppo lunghe. D’ora in poi, gli impiegati  comunali, privati delle 7 dispensatrici di ogni genere di confort saranno costretti ad uscire dal palazzo di piazza Giacomo Matteotti per cercarsi un bar. Questo, ovviamente, diminuirà drasticamente i loro ‘pit stop’ durante le ore di lavoro, anche perché saranno monitorati attraverso le timbrature di uscita e rientro.

Il neo sindaco, Massimo Mallegni (Forza Italia), eletto nel giugno scorso, non è nuovo ad iniziative impopolari in nome  dell’efficienza e della lotta ai fannulloni: nei pochi mesi dal suo insediamento ha dato un’altra disposizione perentoria, quella di rispondere ai cittadini entro tre squilli, accolta come è facile immaginarsi con il disappunto di diversi dipendenti. Gli stessi che ora, per il caffè o il panino, dovranno andare al bar.

Mallegni, imprenditore turistico dichiaratori apertamente sostenitore di Silvio Berlusconi, era stato già eletto sindaco di Pietrasanta nel 2000. Per qualche tempo riuscì ad amministrare senza troppi contrasti, ma un bel giorno – anzi un brutto giorno – la giovane comandante dei Vigili Urbani, Antonella Manzione, che evidentemente non lo trovava simpatico, lo denunciò per mobbing. Da questo scaturì un’inchiesta giudiziaria che ben presto si allargò ad altre materie, fino a quando il sindaco Mallegni venne arrestato, con una serie di ben 53 accuse gravissime, fino all’estorsione e all’associazione a delinquere. A disporre l’arresto fu un PM che di nome faceva Domenico Manzione: non un caso di omonimia ma il fratello magistrato di colei che aveva denunciato il sindaco. Dopo un anno e mezzo agli arresti, Mallegni fu assolto da tutto. Nel mentre Pietrasanta era tornata ovviamente ad essere governata dalla sinistra.

Oggi Massimo Mallegni è tornato ad essere il primo cittadino di un comune di 25 mila abitanti grazie al 55% dei consensi degli elettori.

E dei fratelli Manzione che ne è stato? All’ombra di Matteo Renzi, hanno fatto una brillante carriera. Domenico, il magistrato, è Sottosegretario all’Interno. La sorellina, invece, è passata in breve dal comando dei Vigili di Pietrasanta a quello – ben più prestigioso e impegnativo – dei Vigili Urbani di Firenze nell’epoca di Matteo Renzi sindaco. Accanto a Renzi è ancora oggi, in quanto trasferita da Palazzo Vecchio a Palazzo Chigi, dove è capo dell’Ufficio Legislativo della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

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