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Obamacare, la controriforma passa alla Camera

Buone notizie per Donald Trump dalla Camera dei Rappresentanti di Washington. La camera bassa del Congresso ha approvato l’American Health Care Act: un progetto di legge che intende abolire e sostituire l’Affordable Care Act, la riforma sanitaria voluta dall’ex presidente Barack Obama e nota come Obamacare.

La Camera ha votato a stretta maggioranza: 217 voti a favore e 213 contrari.

“Obamacare è stata una catastrofe”, ha commentato Trump, ma “ora è morta”. Il presidente si è congratulato con lo speaker della camera, Paul Ryan, anche lui repubblicano. Il testo approvato dalla camera bassa “è un grande piano”, ha aggiunto, e si è detto “fiducioso che passerà anche al Senato”.

Smantellare Obamacare era una delle promesse ripetute più spesso da Trump in campagna elettorale. La riforma voluta dal suo predecessore aveva aperto le porte del sistema sanitario USA a milioni di persone che prima non avevano un’assicurazione sanitaria, ma aveva diversi difetti che hanno dato modo ai repubblicani di osteggiarla tenacemente: è stata una delle questioni su cui il partito si è ricompattato durante la travagliata campagna che ha portato il miliardario newyorkese alla Casa Bianca.

In realtà, l’iter della nuova legge potrebbe non essere semplice come sembra. Alla Camera l’opposizione, cioè il partito democratico, ha 193 seggi: a conti fatti, almeno 20 deputati repubblicani hanno votato contro la proposta di Trump.

Era stata sempre l’opposizione interna al Grand Old Party a bloccare la prima bozza della legge. Malvisto dall’ala radicale perché troppo poco diverso da Obamacare, sgradito ai moderati perché considerato comunque troppo drastico, il testo non aveva raccolto consensi a sufficienza tra i repubblicani per immaginare di essere approvato, e lo scorso marzo era stato lasciato tramontare senza troppi complimenti. All’epoca era sembrato simbolico che sulla stampa circolassero i soprannomi più disparati per la nuova legge, da Republicare a Ryancare – proposto da Trump – e Trumpcare – preferito dai fedelissimi di Ryan –, quasi come se nessuno si volesse prendere la responsabilità del fallimento.

Per convincere gli indecisi c’è stato bisogno di un emendamento dell’ultimo secondo, che stanzia 8 miliardi di dollari per le persone che hanno “condizioni mediche preesistenti” alla stipula di una polizza di assicurazione sanitaria.

Nella nuova formulazione, il provvedimento ha superato il primo ostacolo, cioè la Camera. Ma non è detto che così com’è riesca saltare il secondo, il Senato. Dei cento senatori USA, il GOP ne controlla solo 52: basterebbero tre dissidenti per avviare l’iter della revisione, correndo tutto il rischio che il vantaggio di Trump e Ryan si trasformi in un’altra batosta politica. E secondo la conta fatta dal New York Times prima del voto alla Camera, i repubblicani contrari alla riforma sarebbero 18, più 33 dei quali non si conosce l’orientamento.

Il testo approvato dalla camera, comunque, ha già attirato critiche da più parti. Protestano i democratici, non sono uniti i repubblicani, e si fanno sentire anche i medici: “Si rischiano gravi danni per i pazienti”, dichiara l’American Medical Association, “milioni di americani perderanno l’assicurazione sanitaria come diretto risultato del progetto”.

F.M.R.

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