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Ocse, su crescita. Padoan “Non è fuoco di paglia”

Nessun “fuoco di paglia”. I progressi italiani sono il risultato dell’”impegno sulle riforme” che il governo italiano ha profuso in questi mesi. A sostenerlo, dalle colonne del Die Welt, il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, che difende i risultati raggiunti dal Paese. “La Bce – aggiunge – fornisce liquidità pronti contro termine, questo funziona, ma solo se i paesi attuano le riforme”. “Dopo anni di stagnazione, stiamo recuperando, perché abbiamo appena implementato profonde riforme strutturali. Allo stesso tempo risparmiamo per cui il debito cala e la crescita sale”. In questo senso la Germania potrebbe dare una mano riducendo il suo “esorbitante” surplus commerciale.

Per il titolare di via XX Settembre, infatti, Berlino “ha raggiunto un surplus delle partite correnti che corrisponde a circa l’8% della produzione economica. Tali squilibri strutturali rispetto al resto della zona euro sono dannosi per la stabilità della moneta quanto il debito di altri paesi. Mi piacerebbe veder ridurre le eccedenze della Germania“, il cui problema, secondo Padoan “non è una mancanza di consumi ma una mancanza di investimenti. Dovrebbero investire di più e quindi ridurre il surplus“.

Non è tutto. Il ministro, a margine dell’odierno Eurogruppo,  ha anche commentato i dati dell’Ocse che alzano le stime di crescita del Paese. “La ripresa è forte e continua“.

“Le stime del governo sono confermate da tutte le istituzioni internazionali, la Commissione, il Fmi e l’Ocse: è una buona notizia”.

In effetti, gli esperti dell’Organizzazione hanno lievemente rivisto le percentuali di outlook del Pil del Paese: +0,8% nel 2014 e +1,4% nel 2016 e 2017, esattamente uno 0,1% in più rispetto al rilevamento precedente.

Sostanzialmente, gli analisti certificano la validità del percorso di riforme messo in piedi dal Governo italiano, definito “sigifcativo” e capace di stimolare la crescita. In particolare, il Jobs Act avrebbe portato “considerevole incremento dei contratti a tempo indeterminato e allargato la rete di sicurezza sociale, rendendo la crescita piu’ inclusiva” tanto da invitare a rendere permanente il trattamento di sgravio fiscale per le neo assunzioni allo scopo di spostare ”il carico fiscale dal lavoro ai consumi e al mercato immobiliare”. “Fondamentale”, poi, l’adozione di una Agenzia Nazionale del Lavoro: secondo gli esperti infatti le politiche attive sono necessarie per diminuire la disoccupazione strutturale.

“Le riforme approvate o in corso di approvazione sulle bancarotte, sul sistema scolastico, sulla concorrenza e sulla pubblica amministrazione rafforzeranno le prospettive di crescita – spiega ancora l’istituto parigino – sono necessarie ulteriori iniziative per chiudere i ‘gender gap’ incoraggiando la partecipazione della forza lavoro femminile e per abbassare la disoccupazione giovanile, che resta elevata”.

Proprio per quanto riguarda il mercato del lavoro, la situazione “sta migliorando”: il tasso di disoccupazione nel 2015 calerà al 12,3 per cento e poi all’11,7 per cento nel 2016 e all’11 per cento nel 2017; così anche il deficit di bilancio che calerà quest’anno al 2,6% del Pil. Il debito pubblico, invece, avrà un picco al 134,3%, per poi iniziare una discesa al 133,5% nel 2016 e al 131,8% nel 2017.

Sempre nell’economic outlook trova anche posto una riflessione sull’ipotesi bad bank, la cui creazione “potrebbe dare un notevole contributo a rafforzare la ripresa degli investimenti”. Promosse, inoltre, anche le recenti decisioni del Governo su procedure di bancarotta e cancellazione dei crediti inesigibili.

Purtroppo, le stime rosee per il Paese non lo sono altrettanto per il contesto globale, sulle quali pesano le “profonde preoccupazioni” dell’organizzazione. I nuovi tagli operati come riflesso del rallentamento dei grandi paesi emergenti, della frenata del commercio globale e dell’andamento “persistentemente debole” degli investimenti hanno generato ricadute negative sulla crescita.

Il segretario generale, Angel Gurria, durante la presentazione dell’outlook ha affermato che “i leader globali devono rinnovare i loro sforzi per assicurare una crescita solida, sostenibile e equilibrata“. Parole che, mai come in questo periodo, sono tutto fuorché un semplice consiglio.

 

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