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Ognissanti, a ognuno il suo. Ce n’è per tutti i gusti

Che cos’è la santità? su qualche vocabolario si trova  scritto:” è la condizione di chi vive tra rinunce, preghiera e castità, ricercando la perfezione spirituale”.  Nella realtà di tutti i giorni è qualcosa di molto diverso.La santità è il punto d’arrivo di una vita condotta tenendo conto di valori morali che sono quelli comuni ad ogni individuo: svolgere le proprie mansioni, le più piccole, in famiglia, al lavoro, ovunque sia richiesto, nella normalità del quotidiano. Ma con cura, attenzione e, se necessario, sacrificio.

Diceva Schopenhauer: “Un santo può essere pieno delle più assurde superstizioni, o invece può essere un filosofo: non importa. Solo il suo agire lo qualifica come santo“. Ed è proprio così.

Se prendiamo in considerazione la Chiesa cattolica che il 1° novembre celebra solennemente la festa di Ognissanti, di figure degne di questo nome ne troviamo moltissime. Basti pensare che solo Giovanni Paolo II, che si aggiungerà alla schiera il prossimo 27 aprile, durante il suo lungo pontificato ne ha proclamati 450 mentre altri 1300 sono stati dichiarati beati. Nella Bibliotheca Sanctorum, la prima e più completa enciclopedia che ci permette di conoscere santi, beati, venerabili e servi di Dio da vicino, ce ne sono ventimila.

Tra quelli che la devozione ha reso molto popolari e incredibilmente vicini alla vita quotidiana delle persone,  compaiono anche parecchi decisamente strani. Per non dire addirittura ‘anomali’. E sono proprio questi che sono andati a riempire le pagine de I santi anomali, un nuovo libro appena pubblicato dall’editrice EdB che racconta le “forme inconsuete di vita cristiana”. Si tratta di un’opera  postuma di un grande nome dell’agiografia, il monaco benedettino belga Reginald Gregoire, scomparso lo scorso anno.

Dopo tante pubblicazioni dedicate nella sua vita alle figure dei santi padre Gregoire ha voluto raccogliere in una specie di elenco ragionato tutti quei santi che – a vario titolo – risultano almeno un po’ problematici. Talvolta sono molto dubbi dal punto di vista storico, altre nei racconti delle loro vite si ritrovano echi di storie altrui. Nella rassegna di Gregoire – però – non mancano anche le figure che un po’ ‘anomale’  lo sono dal punto di vista dell’idea che generalmente abbiamo della santità. Scopriamo, ad esempio, che Serapione – un monaco del IV secolo – chiamato il Sindonita (in segno di povertà assoluta indossava infatti solo una ‘sindone’, una camicia di lino), era il ‘nudista’ della sua epoca. Davide di Tessalonica (VI secolo) trascorse invece la sua  vita sulla cima di un albero. Come Simone lo ‘stilita’, che viveva in Cappadocia, in cima a una colonna. Per non parlare del caso delle sante ‘travestite’: donne che vissero per anni sotto falsa identità maschile per fuggire al pericolo di violenze o anche per altri motivi. Particolarmente bizzarra – poi – la vicenda di Paola la Barbuta, santa venerata ad Avila: secondo una leggenda del XIV secolo, per sfuggire a un giovane dalle cattive intenzioni si sarebbe rifugiata in una cappella chiedendo aiuto al crocifisso e ne sarebbe uscita con tanto di barba e baffi che avrebbero fatto fuggire il persecutore. Sulla vicenda della vergine Lidvina, mistica olandese del XIV secolo, viene invece meno da sorridere: era un’anoressica, un caso interessante  – annota padre Gregoire nel suo libro – per la storia della medicina. Ci sono poi casi nei quali il confine tra il martirio e il suicidio diventa pericolosamente sottile, problema avvertito già nell’antichità se è vero che nell’anno 852, a Cordova, dovette esprimersi un Concilio per proibire di andare volontariamente in cerca del martirio (divieto peraltro sempre affermato dalla dottrina della Chiesa).

Interessante è il riferimento alle vicende riguardanti i santi cosiddetti cefalofori (ovvero i portatori della propria testa): padre Gregoire ha raccolto ben ottanta casi di martiri nella cui narrazione o iconografia la testa sarebbe provvisoriamente sopravvissuta al resto del corpo. Racconto decisamente inverosimile, ma portatore di una tradizione teologica secondo cui la professione della fede doveva avere in qualche modo l’ultima parola sulla morte violenta.

Altro capitolo riguarda i santi ‘nonostante’, quelli riconosciuti come modelli di vita cristiana pur essendo stati protagonisti di vicende non proprio lineari. A destare scalpore non è solo il caso dei fondatori di ordini religiosi finiti sotto inchiesta al Sant’Uffizio come Giuseppe Calasanzio; ma vi sono stati anche santi che furono seguaci di antipapi, come il domenicano del XV secolo Vincenzo Ferrer.

Insomma, di santi ce n’è per tutti i gusti. Per quelli che ritengono che la santità sia un fenomeno molto complesso e per quelli che vogliono credere che più verosimilmente sia alla portata di tutti.

Bisogna solo fare attenzione a non schierarsi per comodità tra i primi in modo da evitare a priori qualsiasi impegno in realtà non desiderato.

 

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