emanuele morganti

Omicidio Alatri: uno dei fermati era stato arrestato per droga la sera prima

Era stato fermato per droga e poi rilasciato la sera prima, Mario Castagnacci (27 anni), uno dei due fermati, insieme al fratellastro Paolo Palmisani (20 anni) per l’aggressione fatale che ha ucciso Emanuele Morganti, il ragazzo pestato a morte dal branco venerdì sera fuori la discoteca “Macrì”, ad Alatri in provincia di Frosinone.

Mario, arrestato insieme ad altre quattro persone, aveva con sé 300 dosi di cocaina, 150 di crack e 600 di hashish ma il giorno dopo l’arresto il giudice aveva deciso di lasciarlo libero, riconoscendo la tesi difensiva del “consumo di gruppo”. Castagnacci e Paolo Palmisani si trovano al momento in regime di isolamento nel carcere romano di Regina Coeli. La decisione è stata presa per il rischio di ritorsioni e minacce nei confronti dei due ragazzi da parte di altri detenuti.

Intanto il legale di Mario, Tony Ceccarelli, ha deciso di rinunciare all’incarico. “E’ stata una decisione autonoma, presa senza alcuna pressione”, sottolinea il legale. “Lo dico – specifica – perché in questi giorni sono stati molti i colleghi, anche di indagati più marginali, che sono stati minacciati e malmenati”.

Ad avvalorare la tesi che i due giovani possano aver agito sotto l’effetto di sostanze stupefacenti era stato il Procuratore Capo di Frosinone Giuseppe De Falco: “Le due persone fermate gravitano in ambienti delinquenziali, e non escludiamo che abbiano inteso affermare una propria capacità di controllo del territorio, e stiamo verificando se il comportamento violento sia stato determinato anche da abuso di alcool e sostanze stupefacenti” affermava De Falco nel corso della conferenza stampa di martedì, al Comando provinciale dei carabinieri.

“La vicenda è di una gravità spaventosa perché per motivi banali, una lite per una bevanda, si è arrivati alla morte di un ragazzo innocente e perbene. Tutto nato da un diverbio in discoteca non con un ragazzo albanese” continuava il Procuratore.

A pochi giorni dall’omicidio di Emanuele, morto dopo 36 ore di agonia, gli inquirenti cominciano a vederci più chiaro e tratteggiano un quadro dell’accaduto della sera del 25 marzo. Diversamente dalle prime informazioni circolate ieri, il diverbio iniziato nella discoteca avrebbe coinvolto un ragazzo italiano e non albanese che poi sarebbe rimasto all’interno del locale e quindi non sarebbe materialmente responsabile del pestaggio di Emanuele.

Le aggressioni sarebbero poi state ripetute e avvenute in altri posti, non solo all’uscita del Macrì.  “Una volta fuori da locale e in posti diversi – ha spiegato De Falco –  ci sono state più aggressioni da parte di alcune persone, aggressioni con modalità diverse ed intensità diverse”. Dopo la prima aggressione Emanuele ha cercato di allontanarsi ed è stato seguito -ha aggiunto il Procuratore- poi è ritornato per prendere la ragazza ed è stato nuovamente aggredito”. 

È a quel punto che sarebbero intervenuti insieme ad altre cinque persone (tutte indagate) i due ragazzi fermati dai carabinieri, che si erano nascosti a Roma a casa di un parente e che avrebbero causato al giovane Emanuele le lesioni al capo che gli sono risultate mortali. I colpi sarebbero stati inferti con un manganello e un tubolare che però per ora “non sono stati rinvenuti”. “Nonostante indizi concreti sui due fermati, c’è ancora molto da investigare – ha aggiunto il Procuratore – abbiamo sentito una decina di persone e le versioni sono contrastanti, stiamo ricostruendo tutto per capire chi è stato coinvolto nelle aggressioni”. 

Per De Falco, non ci si può fermare al “pestaggio di gruppo” ma insistere nella prosecuzione delle indagini, ancora nella loro fase iniziale, al fine di ricostruire con esattezza l’accaduto e stabilire le responsabilità di ognuno dei soggetti coinvolti.

Tra le possibili cause dell’aggressione mortale ci potrebbe essere “la volontà di esercitare con la violenza il controllo del “loro” territorio”. La cittadina di Alatri, ha aggiunto infatti il Procuratore, “è assolutamente tranquilla ma risulta anche essere frequentata da frange delinquenziali violente ed operanti nel settore della droga”

Nonostante indizi concreti sui due fermati, c’è ancora molto da investigare -ha concluso De Falco – abbiamo sentito una decina di persone e le versioni sono contrastanti, stiamo ricostruendo tutto per capire chi è stato coinvolto nelle aggressioni. Le difficoltà delle indagini derivano anche dalla grande quantità delle versioni dei testimoni sentiti: “Molti sono stati ascoltati, alcuni sono stati reticenti, omertosi, altri solo suggestionati dal fatto gravissimo e confusi e ciò può avere determinato ricordi attendibili”.

Nel mirino degli inquirenti anche il locale davanti al quale si è consumata la tragedia, il Macrì: la discoteca “ospitava un numero elevatissimo di persone, aspetto che seppur estraneo all’episodio, costituisce comunque una circostanza pericolosa su cui valuteremo in seguito”. 

Alla fine, il comandante provinciale de carabinieri di Frosinone Giuseppe Tuccio si è rivolto ai giovani: “Chiediamo ai giovani di avere fiducia nelle forze dell’ordine, nelle istituzioni e di comunicarci tutti i fatti illeciti che possano servirci in questa indagine”.

Il sindaco di Alatri: chi sa, parli. L’appello a farsi avanti è anche quello del sindaco di Alatri, Giuseppe Morini: “Chi sa parli. Invito tutti a dire la verità, a collaborare con gli inquirenti affinché al più presto vengano individuati i responsabili”.

Intanto, continuano i messaggi lasciati dagli amici di Emanuele sul suo profilo Facebook, tra cui quello della ragazza che ha assistito alla scena senza poter fare niente: “Non riesco ancora a realizzare tutto quello che è successo. Non meritavi tutto questo, non hai fatto niente di male. Una morte così. Ricordo uno dei tuoi ultimi messaggi di venerdì pomeriggio: ‘ti amo più di ogni altra cosa’  – aggiunge rivolgendosi a lui – E continuerò a ricordarlo per sempre, come continuerò a ricordare anche te. Ti amo e lo farò per sempre”.

A segnalare l’importanza di contrastare “contrastare la violenza”, anche il presidente della Repubblica Sergio Matterella che al Quirinale ha citato il brutale omicidio del giovane 20enne ad Alatri avvenuto due giorni fa.

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