Immondizia e degrado in piazza Bologna

Orrore a Roma: resti umani in cassonetti

Orrore nella Capitale dove tra ieri sera e questa mattina sono stati rinvenuti resti umani sparsi in cassonetti diversi di quartieri diversi. Due gambe sono state trovate ieri sera in un cassonetto a Roma, in via Maresciallo Pilsudsky nel quartiere Parioli. A scoprirle è stata una ragazza nomade che rovistava all’interno del secchione. Dai primissimi riscontri medico-legali sono sembrate le gambe di una donna. Erano legate fra loro con del nastro adesivo da pacchi. Le telecamere di sorveglianza avrebbero ripreso un uomo che gettava qualcosa nel cassonetto, nella notte fra il 14 e il 15 agosto.

Altri resti del corpo di una donna, il tronco e la testa, che poi è stato appurato appartenere a Nicoletta Diotallevi, 59 anni, che insieme al fratello Maurizio, 62 anni, condivideva l’abitazione in via Guido Reni 22b, sono stati trovati in un altro cassonetto sito nella via dove risiede anche il commissariato Ps del Flaminio. Il primo ad essere sospettato è stato proprio il fratello della vittima, inquadrato da una telecamera mentre conferiva nel cassonetto i ‘rifiuti’ umani.  Secondo quanto si è appreso, l’uomo che potrebbe soffrire di disturbi psichici sarebbe in queste ore interrogato in Questura. Sulla vicenda sono in corso indagini della squadra mobile di Roma diretta da Luigi Silipo. La procura ha aperto un’indagine per omicidio. L’omicidio sarebbe avvenuto in casa poi l’uomo, dopo aver sezionato il cadavere, avrebbe gettato in pezzi nei cassonetti in via Reni e via Pilsudski.

“Siamo sconvolte – racconta una condomina – erano persone perbene, con dei valori. Non sappiamo cosa può essere accaduto”. Il padre dei due fratelli era un alto ufficiale dell’Esercito. Sulla vicenda sono in corso indagini della squadra mobile di Roma diretta da Luigi Silipo. La procura ha aperto un’indagine per omicidio.

I due fratelli Diotallevi avevano problemi economici e vivevano insieme nell’appartamento lasciato in eredità dai genitori.  Questo, almeno, quanto emerso dalle prime indagini della polizia. Per sostentarsi, affittavano anche a studenti una stanza dell’appartamento in via Guido Reni 22b. Non è escluso che a far
scattare l’ira dell’uomo possa essere stata una richiesta di soldi respinta dalla sorella.

Già in passato, l’8 marzo del 2011 un corpo di donna mutilato, in avanzato stato di decomposizione, senza testa né gambe, viene trovato dalla polizia in un campo all’Ardeatina all’altezza di via Porta Medaglia. Ad avvistare il cadavere allora fu un camionista che stava percorrendo la strada, una via isolata, circondata dai campi. I primi risultati dell’autopsia, un lavoro complicato per le condizioni del corpo, rivelano che la donna era stata colpita da tre coltellate, una al cuore, una alla schiena e una al collo e che aveva cercato di difendersi. Un autentico giallo per gli investigatori riuscire a dare un nome alla vittima tanto che furono diffuse anche alcune foto con dettagli come le unghie rotte e smaltate di rosso, il giubbotto nero con la zip, la maglietta e il particolare del bottone del gilet, per cercare di identificarla.

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