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Roma, con Osmosis in stazione il pubblico inciampa nell’arte

“Il pubblico inciampa nell’arte”. Accade alla stazione ferroviaria Tiburtina, a Roma, grazie alla Osmosis, mostra degli studenti del Luiss master of arts.

 

“Il pubblico inciampa nell’arte, in un luogo dove non se l’aspetta. È un piccolo shock estetico, che risveglia il gusto del bello”.

L’osservazione di Achille Bonito Oliva si attaglia perfettamente allo spirito della mostra Osmosis, curata dai ventuno studenti della terza edizione del Luiss Master of Art (di cui Bonito Oliva è responsabile scientifico) in collaborazione con Grandi Stazioni Spa, società del Gruppo Fs Italiane e ospitata fino al 28 novembre all’interno di una delle ‘bolle’ della stazione Tiburtina di Roma.

Le opere dei dodici artisti coinvolti (Allis/Filliol, Mircea Cantor, Ludovica Carbotta, Gea Casolaro, William Cobbing, Fausto delle Chiaie, Mark Jenkins, Margherita Morgantin, Ivan Navarro, Donato Piccolo, Cesare Pietroiusti/Paul Griffiths e Domenico Romeo) entrano in singolare risonanza con gli spazi espositivi, riqualificandoli esteticamente e imprimendovi nuovi percorsi di senso: la stazione Tiburtina, con i suoi passaggi e attraversamenti, con le sue aree sospese, diventa così il luogo privilegiato dell’incontro, della riflessione e dell’interazione.

“Osmosis vuole essere un fenomeno comunicativo, un modo di artificare lo spazio in cui, da un nucleo espositivo centrale, l’energia si propaga spontaneamente tutt’intorno, così come nel processo biologico avviene lo scambio di elementi tra cellula e cellula. Il processo di osmosi culturale ha dunque inizio nella galleria centrale della stazione, precisamente da una delle bolle sospese che, in virtù di questa sua caratteristica architettonica, concretizza fisicamente gli elementi concettuali propri della mostra. Da questo nucleo alcune opere, rompendo il recinto espositivo tradizionale, si disperdono nello spazio circostante e al di fuori della stazione stessa, rispondendo all’esigenza di interazione con il luogo e le persone”.

Particolarmente accurata e significativa risulta essere la selezione degli artisti esposti.

“La scelta – ci informa Giada Guria – avvenuta attraverso una consultazione collettiva, è caduta su artisti press’a poco della stessa generazione, quella a cavallo fra gli anni ’70 e ’80. La mostra è estremamente plurilinguistica: andiamo dalle installazioni alla video-performance, dalla video-art alla street-art fino alla pittura. L’idea era di sfruttare questa molteplicità di linguaggi per esprimere la dissonanza”.

Si rileva anche la presenza di una postazione Ram (Radio Arte Mobile), compendio sonoro all’arte visiva.

“La postazione Ram – puntualizza Francesca Gasbarri – nasce dall’idea di attingere ad un’ulteriore modalità espressiva, ovvero il suono, e la musica, nella sua intangibilità, amplifica il concetto di sospensione. Per la scelta dei brani ci siamo invece affidati esclusivamente a Radio Arte Mobile”.

Connotata da un’accurata strategia espositiva e una spiccata versatilità formale, Osmosis si pone quale tentativo d’indagine e di possibile superamento dell’instabilità e della crisi imperanti, incentrandosi sulle molteplici risorse comunicative che trovano compiuta espressione negli ambienti, come ci ricorda Achille Bonito Oliva.

“La stazione è un luogo liquido per eccellenza, di attraversamento, uno spazio meticcio e ospitale”.

La mostra è aperta tutti i giorni dalle 11 alle 20. L’ingresso è libero.

Per info: mostraluiss@gmail.com.

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