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P4, Pdl: «No ad intercettazioni»

cicchittoIn arrivo? Una nuova stretta sulle intercettazioni. Ad annunciarlo è Cicchitto, capogruppo Pdl alla Camera: “Quello che sta avvenendo con la sistematica pubblicazione di intercettazioni che non hanno alcun rilievo penale, ma che riguardano la vicenda politica italiana – sottolinea – è semplicemente scadaloso, anche perché è una operazione mirata e a senso unico”.

Per Cicchitto, e dunque per il Pdl, resta “inaccettabile” che si possa procedere contro qualcuno passando attraverso “conversazioni private”. “Nei mesi passati l’operazione è stata fatta su Arcore. Oggi attraverso Bisignani sono stati intercettati alcuni ministri e altri uomini politici con l’evidente obiettivo di “destabilizzare” il Pdl. Queste operazioni di per sè assolutamente irregolari non vengono neanche fatte a 360 gradi. “Ad esempio – ha aggiunto Cicchitto – ci immaginiamo quali effetti potrebbero esserci se fosse intercettato il maggior lobbista di Carlo De Benedetti, ma è evidente che in questo quadro egli può lavorare in assoluta tranquillità”.Il Pdl, dunque, sta valutando un modo per fermare la pubblicazione di intercettazioni. Tema tornato alla ribalta proprio grazie all’inchiesta sulla cosiddetta P4 che colpisce il parlamentare Pdl Alfonso Papa. L’idea, avevano spiegato alcuni berlusconiani, è proprio quella di riuscire a fermare “l’abuso che si fa delle loro pubblicazioni sui giornali anche quando non hanno alcuna rilevanza penale”. Sull’intenzione della maggioranza di intervenire con una legge o con un decreto sulle intercettazioni interviene Michele Vietti: se n’è già parlato nella scorsa legislatura, ricorda il vicepresidente del Csm, “senza mai far seguire alle parole i fatti. Comunque non è mai troppo tardi”, aggiunge. Sull’ipotesi del ricorso a un decreto legge, Vietti non si sbilancia: “Questo riguarda il governo e il presidente della Repubblica”.Fini, al contrario, sostiene: “Non c’è urgenza che giustifichi un decreto”. Secondo il presidente della Camera non è opportuno che il governo ipotizzi un decreto perché “neanche uno studente di legge può vedere i requisiti di necessità e urgenza”. Ma soprattutto no al decreto se fosse “quello arrivato in passato al Senato, definito un bavaglio”. Gianfranco Fini osserva che “sta ai magistrati valutare se il materiale delle intercettazioni è di rilievo penale, anche se non è la prima volta che ipotesi di accusa si rivelano infondate. Mi auguro solo che da parte del governo – avverte – si riponga nel cassetto l’idea di intervenire con un decreto”. Intervenendo a Otto e mezzo su La7, Fini aggiunge: “Credo che un decreto non sia tra le cose ipotizzabili”, e sottolinea: “Secondo me, non si può fare ma è un giudizio personale. Altro sarebbe una modifica della disciplina delle intercettazioni”.Nel Pdl, hanno precisato, non si è mai smesso di parlare della necessità di un provvedimento di legge in questo senso, ma ora, dopo che sono finite su tutti i giornali “soprattutto vicende private”, non si può più rimanere “con le mani in mano”. L’importante, hanno aggiunto, è che ci sia un intervento al più presto per bloccare “questo abuso inaccettabile”. Il mezzo con cui realizzarlo è ancora oggetto di dibattito. “Il problema c’è poi, come procedere, sarà un elemento di riflessione. Lo scandalo è la pubblicazione di intercettazioni che attendono perlopiù alla vita politica e privata di singoli individui. E’ un gioco al massacro che va fermato”, ha ribadito il capogruppo del Pdl alla Camera, Fabrizio Cicchitto. “Io dico solo – ha concluso – che se venissero intercettati tutti i vari lobbisti che sono in azione sulla scena politica nazionale, ci sarebbe senz’altro un panorama di informazioni più ampio…”. E per il ministro della Giustizia, Angelino Alfano “le intercettazioni che leggiamo sui giornali che sono anche divertenti ma che non hanno niente di penalmente rilevante non sono gratis per il sistema. Il debito accertato nei confronti delle ditte e degli operatori telefonici è di un miliardo di euro”.Ad Alfano risponde direttamente il procuratore di Napoli, Giovandomenico Lepore: “La rilevanza o meno delle intercettazioni va valutata dal magistrato requirente e dal giudice giudicante, cosa che è regolarmente avvenuta”,dice. E sui costi ribatte: “Nulla è gratis. Se il governo pensa che gravino troppo sul bilancio, le vieti. Sono certo – conclude il procuratore – che il ministro Alfano, persona intelligente e preparata, voleva solo rivolgere un invito a limitare le intercettazioni per la crisi economica, ma la crisi non può bloccare il lavoro dei magistrati”.”Quando i pm di Napoli affermano che è l’autorità giudiziaria a dover valutare la rilevanza di un’intercettazione dicono una ovvietà”, la controreplica di Alfano. “Dimenticano però che proprio un giudice di Napoli, in relazione a una loro richiesta, ha dichiarato le intercettazioni nei confronti di un parlamentare tanto illegittime da non citarle neanche nella sua ordinanza”.Sul sito di Libertà e Giustizia oggi è apparso un amareggiato commento dal titolo ‘Il clima che uccide ogni dialogo’. “Bavaglio per decreto: la notizia del nuovo provvedimento che il Governo prepara per rendere impossibile l’informazione sulle fabbriche del fango, domiciliate a Palazzo Chigi, distrugge ogni possibilità di tregua istituzionale con il Cavaliere”. Non è in questo clima che è possibile sedersi allo stesso tavolo con la maggioranza. “Per metter mano con amore, competenza e disinteresse personale alla nostra Carta serve un clima costituente assai diverso da quello irrespirabile che pervade attualmente il Parlamento italiano”, conclude il comunicato.Le opposizioni contrattaccano. Un sistema che escluda dai fascicoli delle inchieste penali le intercettazioni irrilevanti è necessario, ha detto il responsabile giustizia del Pd, Andrea Orlando, ma non si deve fare a una legge che blocchi o limiti un “importante” strumento di indagine. Anche l’Udc riconosce la necessità di una riforma sulla disciplina delle intercettazioni, ma, ha spiegato Roberto Rao, “non la si può fare con questo Governo e questa maggioranza”. Più netta la posizione dell’Idv che ha detto ‘no’ al “bavaglio” e chiesto una commissione d’inchiesta.Nel frattempo l’inchiesta procede. E anche il Copasir vuole le “carte” sulla P4. Dopo la giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera (chiamata a deliberare circa la richiesta di arresti domiciliari avanzata nei confronti del deputato Pdl Alfonso Papa) anche il comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica, presieduto da Massimo D’Alema, ha deliberato di chiedere alla procura di Napoli di trasmettere gli atti relativi all’inchiesta sulla P4 che potrebbero investire le attività del comitato. La discussione è stata introdotta dal presidente D’Alema che ha relazionato sulle “possibili implicazioni per le attività del comitato derivanti dalle indagini in corso presso la procura di Napoli”. Durante l’incontro, durato due ore, dalle 8,30 alle 10,30, sull’argomento sono intervenuti proprio i deputati Cicchitto e Rosato.

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