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Papa Francesco: ascoltare il grido dei poveri

Per cambiare la storia è necessario ascoltare il grido dei poveri. Papa Francesco anticipa oggi il suo messaggio per la Giornata mondiale dei poveri che sarà celebrata domenica 19 ottobre. La Giornata è stata istituita dallo stesso Bergoglio nella Lettera apostolica Misericordia et misera, a conclusione del Giubileo straordinario della misericordia.

“Ascoltare il grido dei poveri” , scrive Francesco, non significa vederli come “destinatari di una buona pratica di volontariato” o di gesti per “metterci in pace la coscienza”. Ascoltare il loro grido significa “offrire il nostro contributo efficace per il cambiamento della storia, generando vero sviluppo” e sollevando i poveri “dalla loro condizione di emarginazione”.

Papa Bergoglio osserva anche che da una parte c’è una “ricchezza sfacciata che si accumula nelle mani di pochi privilegiati, e spesso si accompagna all’illegalità e allo sfruttamento”, mentre dall’altra c’è lo “scandalo” dell’estendersi della “povertà a grandi settori della società in tutto il mondo”. “Dinanzi a questo scenario – dice nel suo messaggio per la I Giornata mondiale dei poveri – non si può restare inerti e tanto meno rassegnati”. Cominciare quindi, esorta il Vicario di Cristo, ad “identificare in maniera chiara la povertà”, combattendo quella che “inibisce lo spirito di iniziativa di tanti giovani, impedendo loro di trovare un lavoro; alla povertà che anestetizza il senso di responsabilità inducendo a preferire la delega e la ricerca di favoritismi; alla povertà che avvelena i pozzi della partecipazione e restringe gli spazi della professionalità umiliando così il merito di chi lavora e produce”. Ogni cristiano, avverte ancora il Papa, è tenuto a “rispondere con una nuova visione della vita e della società”.

Il messaggio per la prima Giornata mondiale dei poveri, non è solo un’elencazione impietosa delle povertà vecchie e nuove, ma indica anche l’aspetto spirituale dell’indigenza. “Povertà – scrive papa Bergoglio – significa un cuore umile che sa accogliere la propria condizione di creatura limitata e peccatrice per superare la tentazione di onnipotenza, che illude di essere immortali. La povertà – ricorda  – è un atteggiamento del cuore che impedisce di pensare al denaro, alla carriera, al lusso come obiettivo di vita e condizione per la felicità. E’ la povertà, piuttosto, che crea le condizioni per assumere liberamente le responsabilità personali e sociali, nonostante i propri limiti, confidando nella vicinanza di Dio e sostenuti dalla sua grazia. La povertà, così intesa, è il metro che permette di valutare l’uso corretto dei beni materiali, e anche di vivere in modo non egoistico e possessivo i legami e gli affetti”.

Una povertà che ha “mille volti segnati dal dolore, dall’emarginazione, dal sopruso, dalla violenza, dalle torture e dalla prigionia, dalla guerra, dalla privazione della libertà e della dignità, dall’ignoranza e dall’analfabetismo, dall’emergenza sanitaria e dalla mancanza di lavoro, dalle tratte e dalle schiavitù, dall’esilio e dalla miseria, dalla migrazione forzata”. E’ una povertà, ricorda ancora il Pontefice, che “ha il volto di donne, di uomini e di bambini sfruttati per vili interessi, calpestati dalle logiche perverse del potere e del denaro. Quale elenco impietoso e mai completo si è costretti a comporre dinanzi alla povertà frutto dell’ingiustizia sociale, della miseria morale, dell’avidità di pochi e dell’indifferenza generalizzata!”.

 

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