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PD: scissione? Renzi: state buoni, se potete

Se scissione dovesse essere, dall’attuale Pd uscirebbero quattro ‘anime’ distinte e separate. Di diversa entità numerica, questo è chiaro, ma sempre quattro: i “giovani turchi” di Matteo Orfini e Andrea Orlando (che sono 57), l’area di Maurizio Martina (52), la Sinistra Dem di Gianni Cuperlo e la Sinistra riformista di Roberto Speranza. Le prime due stanno con l’attuale segretario del Pd, Matteo Renzi (a fine dicembre 2016 erano 86 deputati) e sono quelle che vorrebbero anticipare il voto al 2017. Le altre invece puntano alla fine della legislatura.

In realtà la scissione, fortemente perseguita dai vertici della minoranza che fa capo a D’Alema Bersani ed Emiliano non è vista bene dalla base del partitoe tantomeno dall’elettorato: nel sondaggio  dell’Istituto Ixé, illustrato oggi ad Agorà su Rai Tre, il 76% degli intervistati, si è dichiarato contrario e solo il 19% ritiene che separarsi sarebbe un bene.  Il 64% degli elettori preferirebbe anche che a guidare il partito rimanesse Matteo Renzi.

Il Pd è dunque ad un bivio, questo è ancora più chiaro da quando Renzi ha lasciato l’incarico di governo ed è stato sostituito da Paolo Gentiloni. Ma salvare il salvabile ancora si potrebbe anche nella intervista di oggi al Corriere della sera l’ex premier non sembra farsi molte illusioni quando dichiara che D’Alema e compagni da tempo lavorano alla scissione. Dice l’ex presidente del Consiglio: “Faccio un appello ai dirigenti: bloccate le macchine della divisione. Non andatevene, venite. Partecipate. Le porte sono aperte, nessuno caccia nessuno, torniamo a parlare di Italia”. Al tempo stesso Renzi però ricorda che non accetterà “ricatti”, che il congresso va fatto, come chiesto dalla minoranza, e che sui tempi “c’è lo statuto”.

“Io voglio evitare qualsiasi scissione”. “Se la minoranza mi dice: o congresso o scissione, io dico congresso. Ma se dopo che ho detto congresso loro dicono ‘comunque scissione’, il dubbio è che si voglia comunque rompere. Che tutto sia un pretesto. Toglieremo tutti i pretesti, tutti gli alibi. Vogliono una fase programmatica durante il congresso? Bene. Ci stiamo”.

L’appello di Renzi è “molto importante” per il ministro Graziano Del Rio: “Ha tolto ogni alibi a coloro che pensano che la scissione si possa fare su una settimana prima o dopo il congresso. Se qualcuno ha deciso nessuno lo farà desistere, ma tutti sono indispensabili nel partito e adesso non ci sono più alibi. E’ il momento della responsabilità da parte di altri, la maggioranza ha fatto tutto il possibile”.

Anche Dario Franceschini, ministro dei Beni culturali, è d’accordo sul mantenere il partito unito: “Spaccarsi sarebbe un dolore enorme per il nostro popolo. Una rottura adesso è incomprensibile: se ci capiterà questa disgrazia della scissione cosa scriveranno tra 10 anni gli storici? E’ successo perché alcuni volevano fare il congresso a settembre e altri ad aprile? Sarebbe incomprensibile. Ma per il nostro popolo lo è anche ora”.

Sui tempi del congresso, invece, nessuna previsione ancora: “C’è uno statuto. Ci sono delle regole”, ha dichiarato Renzi, mentre sull’andare al voto prima del 2018 dichiara: “Non sarò io a decidere la data, non sono più il presidente del Consiglio, deciderà il presidente della Repubblica, sulla base della situazione politica”.

Quanto alla leadership del Pd, ancora nelle sue mani, il governatore della Puglia Michele Emiliano intervenendo alla trasmissione Agorà obietta che “Renzi non è il leader che dà maggiore importanza al gruppo. E’ napoleonico, quindi va incontro inevitabilmente a delle Waterloo. Nel senso che cerca a tutti costi vittorie e rivincite con una spietatezza anche nei confronti di chi ha un punto di vista diverso”.

La rottura del Pd “sarebbe un danno” anche per Gianni Cuperlo, intervistato da Repubblica.it: “Discuterò con i miei compagni farò di tutto per ricostruire le ragioni di un Pd in cui la sinistra non sia un ospite indesiderato e mi batterò per alternativa vincente al renzismo”. “Penso che fino all’ultimo dobbiamo cercare di evitare la scissione – ha detto Cuperlo – e spero che Renzi capisca e colga la richiesta”, aggiungendo ancora che  “Emiliano è impegnato fino all’ultimo per evitare che questo accada, l’amicizia che ho per Speranza mi fa credere lo stesso anche per lui, la stessa percezione ho avuto con Bersani. C’è piena consapevolezza del rischio enorme”.

Per Pierluigi Bersani, le sorti del Paese vengono prima di ogni altra decisione: “Prima il paese, poi il partito, poi le esigenze di ciascuno’. E sull’Huffington Post ha ribadito qual è la sua road map: “Se consentissimo l’ordinario svolgimento delle cose non mancherebbe la possibilità di questa radicale e ineludibile discussione. Abbiamo una maggioranza e un governo che possono e devono operare fino al 2018, col tempo dunque di correggere le cose che non hanno funzionato. La data ordinaria e statutaria del Congresso (da giugno all’autunno) può consentire un percorso che si avvii con una discussione comune che ridefinisca il perimetro e i muri della nostra casa, i cardini essenziali della nostra proposta prima di passare alla sfida tra i candidati. Serve dunque, prima del vero e proprio confronto congressuale, una riflessione fondativa che definisca il profilo del Pd di fronte alle sfide nuove, un passaggio da costruire con un lavoro unitario. Potremmo peraltro avere alle spalle la cognizione del quadro di regole elettorali nel quale inserire la proposta politica. Questo percorso semplice, logico e utile al paese, viene inopinatamente e incomprensibilmente stravolto”.

Le prove tecniche di scissione sarebbero già in corso per Roberto Speranza, dell’ala più estremista del Pd. “Se il partito è di Renzi allora non ci sarà spazio per noi”, ha detto, ospite di Lilli Gruber a Otto e mezzo su La7. “Veltroni e Bersani dopo le dimissioni non si sono più ricandidati. E quello era un gesto di estrema generosità verso il partito. Queste dimissioni mi sembrano piuttosto un atto di egocentrismo, di egoismo. Non dirò mai a Renzi di candidarsi o meno, ma gli dico di fare attenzione, perché se il PD è di Renzi, allora non ci sarà spazio per noi”.

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