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Pedofilia, Papa: la Chiesa è arrivata tardi

Sul problema della pedofilia “la coscienza della Chiesa è arrivata un po’ tardi: quando la coscienza arriva tardi, i mezzi per risolvere il problema arrivano tardi”. Lo ha detto papa Francesco ricevendo oggi  la Pontificia Commissione per la protezione dei minori.

Bergoglio è tornato sul delicato quanto scabroso argomento che a lui sta molto a cuore. Che gli è costato tanti ‘mea culpa’ pubblici che ha voluto fare al posto dei veri peccatori. Quelli che anche con il solo gesto di volgere altrove lo sguardo e chiudere le orecchie per continuare ad ignorare delitti che venivano perpetrati all’interno dell’istituzione voluta da Cristo, si sono macchiati anch’essi del delitto più grave, quello di mettere al centro delle proprie ‘attenzioni’ creature tanto giovani da avere bisogno di essere protette.

Papa Francesco si è dichiarato consapevole della difficoltà della Chiesa nell’approcciare la tematica della pedofilia, e  davanti alla Pontificia Commissione per la protezione dei minori ha osservato che “forse l’antica pratica di spostare la gente, di non fare fronte al problema, ha addormentato un po’ le coscienze”. Ma se “chi viene condannato per abusi sessuali sui minori può rivolgersi al Papa per avere la grazia, io – ha assicurato il Pontefice – mai ho firmato una di queste e mai la firmerò”.  “Spero che sia chiaro e questo lo potere dire”, ha aggiunto.

“Lo scandalo dell’abuso sessuale è veramente una rovina terribile per tutta l’umanità, che colpisce tanti bambini, giovani e adulti vulnerabili in tutti i paesi e in tutte le società. Per la Chiesa è stata un’esperienza molto dolorosa. Sentiamo vergogna per gli abusi commessi da ministri consacrati, che dovrebbero essere i più degni di fiducia”. Il Papa ha espresso “profondo dolore” alla Commissione tutela minori: “L’abuso sessuale è un peccato orribile, completamente opposto e in contraddizione con quanto Cristo e la Chiesa ci insegnano”.

“Solo portando la croce si capisce Cristo”, ha detto un giorno Jorge Bergoglio in una delle omelie a Santa Marta. Sulla sua pesa molto la pedofilia, l’ “assoluta mostruosità” contro cui Francesco sta lottando da quattro anni, il tempo del suo pontificato dall’elezione ad oggi.

La piaga degli abusi sui minori da parte del clero si era diffusa a macchia d’olio in tutto il mondo e si è arrivati anche ad 800 denunce in un solo anno in Vaticano, il 2004. Ma anche negli ultimi anni i casi sottoposti all’ex sant’Uffizio di aggirano intorno ai 600 l’anno. Queste dunque le denunce di tipo “canonico”, secondo i dati forniti dal Vaticano nel 2013, ma restano poi le inchieste giudiziarie aperte dalla magistratura civile. Uno scandalo enorme, che ha visto oggi il forte intervento di Papa Francesco, che portò Benedetto XVI, già da quando era ancora cardinale con la responsabilità di Prefetto della Congregazione per la Dottrina della fede (l’istituzione vaticana che si occupa della materia) ad alzare i tappeti sotto i quali era nascosta la ‘polvere’ e a decidere per la ‘tolleranza zero’. Linea confermata e rafforzata dal suo successore. In dieci anni, dal 2004 al 2013, sono stati circa 900 i preti ridotti allo stato laicale. Praticamente ‘cacciati’ dalle gerarchie e impossibilitati a proseguire nel loro ministero sacerdotale. Questi sono gli ultimi dati diffusi dallo stesso Vaticano, nel 2014, in occasione dell’inchiesta aperta in sede Onu nel Comitato contro la tortura.

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