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Pensioni, Boeri: stop ad aumenti dal 2016

Chiedeva interventi molto più incisivi sul sistema di previdenza sociale, tanto che nei giorni scorsi il presidente dell’Inps, Tito Boeri, auspicava che arrivasse l’ultima delle riforme delle pensioni. Invece la legge di stabilità, che già non contempla la flessibilità annunciata nei mesi scorsi dal Premier Renzi, non sembra chiudere nemmeno la vicenda esodati.

Boeri lamenta il fatto che la settima salvaguardia introdotta da ‘l’Italia col segno più’ sia un ennesimo intervento parziale, che “non tutto è risolto” e che “c’è un rischio strascico”. Soprattutto, l’intervento messo a punto dal Governo sarebbe solamente “parziale” e rischierebbe di aumentare i costi “già alti” sostenuti dal Paese senza risolvere il problema.

Boeri però chiede una risposta strutturale, non solo per gli esodati, ma anche per chi perde il lavoro tra i 55 anni e l’età pensionabile, tornando a chiedere, oltre a forme di aiuto al reddito, anche la flessibilità in uscita dando “una pensione più bassa a chi va in pensione prima”.

Il nodo sulla flessibilità, che Renzi ha detto di voler affrontare in un provvedimento di legge ad hoc il prossimo anno, è legato soprattutto alle coperture economiche. A individuare una soluzione è lo stesso Boeri, che chiede un contributo a chi “ha importi elevati e goduto di trattamenti di favore”, ovvero una rimodulazione di importi per circa 200mila persone, politici inclusi. E proprio su quest’ultima categoria Boeri vorrebbe far calare la scure: riduzione del 50% dei vitalizi sopra gli 80mila euro l’anno. Una proposta che il presidente dell’Inps aveva raffigurato al premier già lo scorso giugno.

“A mio avviso l’Inps dovrebbe fornire dati e strumenti al Parlamento e al governo per fare le leggi, non proporle”. A commentare il numero uno dell’Istituto di previdenza è l’ex ministro Cesare Damiano, che in una intervista a Repubblica, non condivide Boeri. Damiano si accontenterebbe “di avere dati attendibili quando li chiedo”.

“Vorrei ricordare – spiega ancora – che dal primo gennaio del 2012 il contributivo pro rata vale per tutti, anche per i vitalizi parlamentari. In ogni caso sono d’accordo sul fatto che superata una certa soglia (90mila euro), tra pensione e vitalizio nazionale o regionale, scatti una forte tassazione per redistribuire i proventi verso le pensioni più basse”.

Come a dire va bene dunque “colpire i privilegi”, ma il timore dell’ex ministro è che “una discussione di questo tipo possa rischiare di finire con il considerare un furto tutte le pensioni calcolate con il metodo retributivo finanche quelle da 1.300 euro lordi degli operai o degli impiegati che hanno lavorato tutta una vita”.

Caustico il presidente dei deputati forzisti, Renato Brunetta, che invita Boeri a fare “il presidente dell’Inps” ad attuare ”le direttive delle leggi” e a non fare “il ministro del Lavoro o il presidente del Consiglio”.

“Questo dualismo Boeri-governo deve finire, e dovrebbe finire con le dimissioni di Boeri”, che anzi dovrebbe essere censurato “per queste sue dichiarazioni, assolutamente inaccettabili”  e che “mettono nello sconcerto, talvolta nella disperazione, i pensionati italiani”.

Contrario alle posizioni di Boeri anche il segretario della Uil Pensionati, Romano Bellissima. “I pensionati sono stati considerati alla stregua di un bancomat dai vari governi che si sono succeduti: Monti, Letta e Renzi. Quest’ultimo – continua il sindacalista – non ha dato ai pensionati gli 80 euro dati alle altre categorie e in più ha negato qualsiasi incontro sull’indicizzazione delle pensioni per gli anni 2012/13 costringendoci ad adire alla Corte di Strasburgo, per violazione dei diritti dell’uomo”.  

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