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Pensioni, sempre più concreta l’ipotesi flessibilità

La flessibilià previdenziale diventa opzione concreta. Il Governo, infatti, starebbe lavorando all’uscita anticipata delle donne dal lavoro sin dal 2016, a 62 – 63 anni con 35 di contributi a fronte di una riduzione dell’assegno del 10% per tre anni di anticipo rispetto all’età stabilita per il pensionamento ordinario. Questa possibilità, allo studio dei tecnici per andare oltre lo scalino della riforma Fornero che, fino a ulteriore modifica, innalza l’età pensionabile di un anno e 10 mesi tra il 2015 e il 2016.

“Stiamo lavorando sulle riforma delle pensioni – ha detto il ministro del Lavoro Giuliano Poletti – Sappiamo che c’e’ un aspetto da risolvere legato a uno scalino alto che blocca il turn over introdotto dalla Legge Fornero”.

In questo momento “stiamo valutando opzioni e punti di equilibrio assieme al ministro dell’Economia Padoan”.

Per Matteo Renzi “i conti pensionistici non si toccano, non andiamo ad intervenire mettendo la voce piu’ sui costi delle pensioni”. Se, tuttavia “esiste la possibilita’, e stiamo studiando il modo, per cui in cambio di un accordo si puo’ consentire la flessibilita’ e’ un gesto di buon senso e buona volonta’”.

Una soluzione che in ogni caso, sempre secondo il premier, va incoraggiata anche a fronte di un impatto economico – “un piccolo aumento dei costi” – nell’immediato che verrà poi recuperato successivamente.

Si stima che nel lungo periodo l’operazione non incida sui conti dello Stato. A breve, però, le ripercussioni ci sono e anzi, se si decidesse di procedere in questa direzione, questo imporrebbe ai tecnici di individuare una copertura economica perché le pensioni, anche se ridotte, vewrrebbero pagate prima e per più tempo.

Allo studio del Governo anche una ‘opzione uomo’, per i lavoratori che hanno perso l’occupazione a pochi anni dalla pensione.

In questo modo, si introdurrebbe la possibilità di accedere alla pensione con 3 anni di anticipo rispetto l’età stabilita, con un assegno calcolato non sulla contribuzione ma sulla equità attuariale, ovvero secondo il maggior tempo di erogazione della pensione. Sempre a tutela dei lavoratori, sarebbe allo studio anche un prestito pensionistico, da restituire al raggiungimento dei requisiti per andare in pensione, e un assegno di solidarietà per le situazioni di maggiore disagio. Quest’ultimo diventerebbe un vero e proprio ammortizzatore sociale.

In ogni caso, come più volte accaduto parlando di trattamento previdenziale, il Governo mette subito in chiaro che si parlerà ufficialmente di questo argomento solo quando ci saranno reali provvedimenti all’orizzonte. Proprio il ministro Poletti ha puntualizzato che “adesso dobbiamo fare tutte le previsioni, simulazioni e valutazioni, poi insieme collegialmente il consiglio dei ministri decidera’”.

“Quando uscira’ la legge di stabilita’ – ha aggiunto –  dove saranno scritte le norme perche’ vorra’ dire che collegialmente avremo fatto tutte le valutazioni e preso una decisione, lo saprete. Non c’e’ nessuna anticipazione sulla materia”.

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