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Per Fitch operazione salvataggio banche è troppo costosa

Il piano di salvataggio di Banca Marche, Banca Popolare dell’Etruria e del Lazio, Cassa di risparmio di Ferrara e CariChieti non piace a Fitch.

La società di rating è tornata oggi sul piano proposto dal Governo italiano e approvato dalla Commissione Europea, ritenendo che questa operazione è “troppo costosa per il settore bancario, soprattutto perché queste quattro banche rappresentano  l’1% dell’asset di settore”.

Le banche italiane, infatti, come deciso dal dl salva banche che con ogni probabilità dovrebbe confluire grazie a un emendamento proprio del Governo all’interno della legge di stabilità, dovranno sostenere con 3,6 miliardi di euro il salvataggio dei quattro istituti di credito in modo da  tutelare un’esposizione creditizia degli istituti per oltre 27 miliardi di euro. Un prestito che garantirà inoltre 400 milioni di crediti ormai inesigibili.

L’anticipo delle risorse arriverà al Fondo di risoluzione grazie a una linea di Credito aperta da Intesa Sanpaolo, Unicredit e Ubi Banca, con un prestito, rispettivamente, di 380, 210 e 70 milioni di euro, a tasso di mercato con scadenza a 18 mesi.

Queste banche “hanno già erogato contributi ordinari da 95, 90 e 20 milioni di euro a inizio anno – scrivono gli esperti della società di rating in una nota – tanto che il totale dei contributi al fondo è pari al 10% dei profitti realizzati da Intesa e Unicredt ante imposte fino a fine settembre, e al 25% per Ubi Banca”.

Il settore “ha registrato un rendimento del 5,2% del capitale netto e la maggior parte delle grandi banche del paese operano con un rapporto cost-to-income di circa il 65%, alta rispetto alle altre realtà europee”.

“Quindi non è chiaro se questa risoluzione potrebbe essere estesa ad altre banche italiane – prosegue Fitch – e qualora fosse così, il settore bancario rischia di dover affrontare ulteriori contribuzioni straordinarie al fondo e, per le banche maggiori, l’operazione potrebbe rivelarsi estremamente costosa”

Escludendo le quattro banche oggetto dell’intervento, infatti, bisogna ricordare che nel mercato del credito nazionale ci sono 10 banche in amministrazione straordinaria, una procedura di pre risoluzione e uno strumento tra quelli più consistenti del sistema di gestione di simili crisi in mano a Banca d’Italia.

Di queste dieci, “sette sono cooperative, e le autorità potrebbero essere indotte a liquidarle viste le loro ridotte dimensioni”.

Le quattro banche sono entrate in amministrazione controllata tra maggio 2013 e Febbraio 2014 e non si hanno a disposizione nuove informazioni finanziarie, e non ci sono molte indiscrezioni circa una risoluzione ma “presumiamo che le banche siano insolventi e che sia bassa la qualità degli asset a giudicare della necessità di copertura di 1,7 miliardi di euro complessivi di perdita e un tasso di recupero dei crediti incagliati che non va oltre il 18%”.

Incognite importanti, per gli analisti, a cui si aggiungono le perplessità connesse alla scelta del Governo di ritardare l’attuazione del bail in fino a gennaio 2016.

La Banca d’Italia ha già dichiarato che con questo sistema si evita di utilizzare fondi pubblici, e questo consentirebbe di “evitare la necessità di creditori senior di sopportare perdite pari ad almeno l’8% delle passività e dei fondi propri, come normalmente richiesto ai sensi della BRRD – le nuove regole di gestione della crisi bancaria imposte dall’Ue ndr –“.

Proprio nel dl presentato nei giorni scorsi, si prevede lo scorporo della parte in attivo degli istituti da quella deteriorata. Di fatto, viene costituita una bad bank priva di licenza bancaria “in cui sono stati concentrati i prestiti in sofferenza che residuano una volta fatte assorbire le perdite dalle azioni e dalle obbligazioni subordinate e, per la parte eccedente, da un apporto del Fondo di Risoluzione” ha spiegato Bankitalia annunciando l’operazione.

“Tali prestiti in sofferenza, svalutati a 1,5 miliardi dall’originario valore di 8,5 miliardi, saranno venduti a specialisti nel recupero crediti o gestiti direttamente per recuperarli al meglio”, inoltre la bad bank “resterà in vita solo per il tempo necessario a vendere o a realizzare le sofferenze in essa inserite”.

Si tratta di una soluzione compatibile con le norme sugli aiuti di Stato “che è emersa dopo che altre proposte erano state ritenute non compatibili”, che ha “effetti immediati” ed “evita il prolungamento dello stallo per le quattro banche, al fine di risolverne la crisi”.

 

 

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