poker

Poker: il computer batte i campioni

Chissà se ha imparato anche bluffare, Libratus, il computer che ha battuto a poker quattro dei giocatori più forti al mondo nella seconda edizione del The Brains vs Artificial Intelligence di Pittsburgh, vincendo 1,7 milioni di dollari (in fiches).

Dong Kim, Daniel McAulay, Jimmy Zhou e Jason Les: quattro campioni, quattro Paesi (Corea, Irlanda, Cina, Usa)  battuti dall’intelligenza artificiale di Libratus, la macchina che non solo ha imparato a giocare ma anche a vincere.

La caratteristica più sorprendente infatti è proprio questa: il computer non ha solo memorizzato le regole del poker ma ha imparato a scegliere la mossa più giusta a seconda della situazione e del tipo di concorrente che ha di fronte. Insomma non gioca e basta, ma pensa a come farlo, vagliando opzioni e calcolando probabilità. Esattamente come farebbe un essere umano.

Non è il primo caso di intelligenza artificiale che si cimenta ad un gioco da tavolo. Rispettivamente nel 2015 e nel 2014, AlphaGo, il software creato dalla DeepMind di Google aveva vinto il campionato di Go, considerato come il gioco più antico ancora praticato.

Ed è proprio qui che sta la novità. Come aveva spiegato qualche settimana prima Cameron Schuler dell’Alberta Machine Intelligence Institute (Amii) , produttrice in Canada del primo campione di poker sintetico,quando si gioca a scacchi o a Go, quel che l’avversario sta pensando non è rilevante, è rilevante quel che c’è sulla scacchiera. La scacchiera contiene già tutte le possibili variabili del gioco. Con il poker le informazioni sul tavolo sono molto meno e il comportamento dei giocatori è una delle variabili fondamentali difficili da prevedere”. 

“Perché si sta sperimentando così tanto con i giochi? Perché anche noi umani sperimentiamo la realtà attraverso di loro, imparando a prendere decisioni e a fare scelte in un ambiente dove non si rischia la propria vita”, continuava la Schuler. 

“Non abbiamo insegnato a Libratus come giocare a poker. Gli abbiamo dato le regole e gli abbiamo detto di imparare per suo conto”, ha spiegato Noam Brown, collega di Tuomas Sandholm, professore al Carnegie Mellon University, dove si è dato vita a questa prodigiosa intelligenza artificiale.

Libratus si può considerare a tutti gli effetti l’erede di Claudico, la macchina che aveva partecipato, e perso, nella prima edizione del torneo.

Related News

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

Copyrıght 2013 FUEL THEMES. All RIGHTS RESERVED.