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Portoghesi firma ‘domus Dei’ a Lamezia Terme

L’Italia avrà una nuova cattedrale che sorgerà a Lamezia Terme. Più precisamente, Lamezia Terme, divenuta comune della provincia di Catanzaro nel 1967, avrà una concattedrale (sarà la seconda nella stessa diocesi) ‘firmata’  da un illustre architetto romano, già autore di opere come la Moschea e il Centro culturale islamico a Roma, Paolo Portoghesi. Il suo progetto è stato scelto dalla Curia tra gli 88 presentati, tutti raccolti nel libro “Una chiesa nuova per una nuova città”.

All’architetto Portoghesi, che considera le chiese “domus Dei” e ritiene “fondamentale” che in una città, anche non grande, vi sia la possibilità di “aprire una porta e di guardare quella piccola luce accesa che indica la presenza del Signore nell’Eucaristia”, chiediamo di conoscere in anteprima alcuni dettagli dell’edificio in costruzione.

Come nasce questo progetto?

“La Diocesi di Lamezia Terme aveva bandito un concorso a cui partecipai e vinsi. Mi ha entusiasmato il fatto di dover espressamente creare un edificio che potesse dare una identità collettiva a Lamezia Terme, nata dall’unione di più comuni in uno solo. Il luogo scelto per la costruzione favorirà questa aspirazione di ricerca di identità, essendo una zona intermedia tra i due maggiori insediamenti. Quindi per me si è trattato di un appassionante lavoro di progettazione unito alla ricerca di significati”.

Quali sono i maggiori significati o simboli della spiritualità maggiormente ispiratori dell’architettura?

L’edificio ha la forma a mandorla, che avevo già utilizzato per la Chiesa di Castellaneta, ma qui ho dato uno sviluppo verticale con due campanili alti più di 40 metri giusto per creare un segnale forte, visibile dalle diverse zone del paese e anche dall’aeroporto che costituisce oggi la funzione di servizio più importante di Lamezia Terme. Quindi creare un edificio che abbia una forte visibilità maturata non dall’ambizione ma dalla sua importanza come fulcro di unità. In questo spazio longitudinale di mille metri quadrati la ricerca della luce viene portata ad estreme conseguenze: proviene in parte dall’alto attraverso dei lucernari e in parte dal basso dalle aperture delle pareti laterali. Pertanto l’illuminazione indiretta che ne deriva tende a creare un elemento determinante nella percezione della divinità. Anche l’uso del legno acquista un proprio significato: la copertura in legno è una specie di rete simbolicamente legata alla rete di pescatori, come gli Apostoli, pescatori di uomini. Sotto il profilo della funzionalità per la collettività, l’edificio ha anche una aula parzialmente sotterranea che dovrà servire l’attività culturale di un gruppo di parrocchie perché questa chiesa assume pure il ruolo di chiesa interparrocchiale con le funzioni di concattedrale.”

Vi sono state indicazioni sul progetto da parte del Comune?

“Il Comune ha chiesto ai progettisti di avanzare delle idee per creare una piazza civica sull’ampia area antistante che abbia la funzione di mettere in comune lo spazio tra la Cattedrale ed il Municipio: anche qui torna il concetto dell’unificazione con portici aperti e giardini dietro ai portici”.

Se dovesse descrivere questo edificio sacro in poche parole ,quali sceglierebbe?

“Io ho voluto creare una chiesa per il nostro tempo, legata all’uso indicato da Papa Francesco, ovvero una chiesa per i poveri e pertanto nel progetto ho ripreso il tema delle chiese degli ordini mendicanti italiani”.

A chi sarà intitolata?

“A San Benedetto. Tra l’altro è stato proprio Papa Bendetto XVI a porvi la prima pietra durante la sua visita pastorale nel 2011. Questa chiesa sarà una nuova cattedrale, e in Italia ve ne sono pochissime”.

Quando prevede che sarà ultimata?

“I tempi di lavoro dovrebbero essere molto rapidi, intorno alla fine del 2018. Mi sembra si stia procedendo bene, attualmente la chiesa è in costruzione.”

Roberto Logli

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