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Primarie Pd, vince Renzi ma ci sono dubbi sui dati ufficiali

Le primarie del Partito democratico si sono chiuse ieri con la vittoria schiacciante di Matteo Renzi su Andrea Orlando, ministro della Giustizia, e il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano.

“Il congresso segna l’inizio di una pagina nuova, non è al rivincita o il secondo tempo della solita partita”, ha detto Renzi parlando alla sede del Pd.

Nelle primarie del Pd c’è sangue vivo, storie in carne e ossa che lo rendono una comunità meravigliosa. E’ il rapporto con il popolo che segna la diversità del Pd rispetto a tutti gli altri. Tutti parlano di populismi, ma l’alternativa non è nel salotto, nei tweet, ma nel popolo: non avere paura della democrazia, dei voti, di fare le primarie. Non c’è alternativa alle persone” ha concluso Renzi.

Secondo i risultati definitivi diffusi dall’ufficio stampa del partito, l’ex premier ha ottenuto il 70% dei consensi contro il 19,50 per cento di Orlando e 10,49 per cento di Emiliano. In attesa dell’acquisizione dei verbali e la certificazione del voto vi sono già polemiche sui risultati: dalle pagine del ‘Corriere della Sera’ infatti, emerge che il comitato orlandiano ha gridati ai dati inesatti riguardo all’affluenza registrata (a votare sarebbero stati meno del milione e 848 mila dei dati ufficiali).

Inoltre, 24 ore dopo la chiusura dei seggi, dal comitato Orlando avevano diffuso dati diversi rispetto a quelli ufficiali pubblicati nello stesso momento sul sito del partito: Renzi sarebbe al 68%, e non quindi al 70, il guardasigilli al 22,2%, e  non al 19,5,  Michele Emiliano al 9,8%, e non al 10,5.

I dati comunicati dall’organizzazione Pd sono ufficiosi e non ufficiali. È infatti in corso in queste ore la verifica di tutti i verbali. Nell’attesa del responso della commissione congressuale e della certificazione del voto, siamo in grado di poter affermare che la mozione Orlando ha ottenuto un risultato superiore al 22 % e che il lavoro messo in campo in questi mesi, che ha visto il coinvolgimento di tanti elettori e militanti del Pd e del centrosinistra, continuerà con lo stesso spirito e lo stesso entusiasmo di questa campagna congressuale”, aveva dichiarato Marco Saracino, portavoce del Comitato del ministro della giustizia, già nel primo pomeriggio di ieri.

Proteste formali da parte di Orlando non sono ancora arrivate e d’altra parte, la riunione nazionale per il congresso si terrà solo domani. In attesa che si controllino i verbali però, un dato rimane comunque insindacabile: che Renzi abbia vinto con il 68% o con il 70, l’ex premier ha comunque vinto e con larga misura, e questo nonostante il caos provocato dalle scissioni interne al partito e lo scandalo Consip, in cui veniva coinvolto il padre, Tiziano Renzi.

Al netto di polemiche quindi, sia Orlando che Emiliano che si dichiarava “pronto allo scontro”, dovranno prima di tutto compiere una presa di coscienza politica. A questa dovrà seguire un ovvio ripensamento delle dinamiche di Partito, che più che tentare di ricucire i pezzi mancanti, in virtù di un'”unità democratica” che ormai è solo un ricordo, dovrebbe cominciare a concentrarsi seriamente sui contenuti del discorso politico e lavorare per tenere insieme un elettorato sempre più eterogeneo come quello democratico.

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