sacrifici

Quel morto pesa sulla coscienza di Renzi

Il suicidio del pensionato di Civitavecchia, disperato per la perdita dei propri risparmi presso Banca Etruria, sembra aver risvegliato improvvisamente, nelle coscienze di noi tutti, sentimenti che ritenevamo sopiti, dimenticati, accantonati perché giudicati, da noi stessi per primi, inadeguati a misurarsi con le regole infami di una società sempre più spietata e cinica.

Diciamo subito come stanno le cose. Quel settantenne, correntista da mezzo secolo della banca di cui si fidava, è stato rapinato dei suoi averi e della speranza di vivere serenamente  gli ultimi anni della propria esistenza. Scoprirsi poveri e nullatenenti da un giorno all’altro è un trauma senza ritorno, drammatico per il senso di impotenza che può trasmettere, a persone avanti con gli anni, che non hanno più frecce da poter scoccare. Perchè stupirsi di un gesto cosi estremo ed insano?

E’ stata la risposta più calda e irrazionale nei confronti di una vile rapina, legale e legittimata tra da un governo tramite  un apposito provvedimento. Il tutto per salvare quattro banche in difficoltà una delle quali, la più importante, da sempre al centro degli interessi economici e finanziari di un’area come l’aretino, la bassa Toscana e l’alto Lazio, ai cui vertici siede il padre della ministra per i rapporti con il Parlamento e le riforme istituzionali Maria Elena Boschi.

Dobbiamo pensare male di questa fortuita circostanza? Diciamo di sì. La storia di Monte dei Paschi e delle interconnessioni tra politica ed affari nella rossa Toscana la dicono lunga sugli enormi  interessi da difendere per i quali tra destra e sinistra, in Parlamento, non sono mancate, recentemente, effusioni e voti di scambio.

Come leggere questa vicenda? “Lo abbiamo fatto – ha spiegato da parte sua il presidente del consiglio Renzi – per salvare i correntisti ma soprattutto posti di lavoro”. Niente di più falso. Tutti sanno che quelle banche sono decotte e che non riescono a stare sul mercato. Banca Etruria poi, da anni, lentamente ed in maniera sistemica, è stata svuotata per consentire manovre ed operazioni finanziarie poco chiare che i vertici dell’istituto, hanno tenuto gelosamente nascoste e sulle quali la magistratura si muove con particolare, eccessiva lentezza.

Alla fine però questo suicidio scomodo ed imbarazzante ha riportato prepotentemente a galla una storiaccia tutta italiana, condannata dalla Ue per i criteri balordi in cui si è preteso di gestirla in danno soltanto dei risparmiatori che comunque sembrano giustamente intenzionati a dare battaglia. Ma tutto questo è avvenuto a spese di un pover’uomo, suicidatosi proprio per le conseguenze di un finto salvataggio, per il momento pagato solo dai clienti e non certo dai vertici della banca peraltro indagati dalla magistratura.

Renzi, per tamponare la falla emotiva, le proteste e le richieste di giustizia, promette “indagini parlamentari”. Per fare luce dice lui. Ma su cosa? Il sistema bancario nazionale è una fogna a cielo aperto. Questo è sotto gli occhi di tutti. L’ennesima manfrina non serve. Si vuole solo dare fumo negli occhi per superare le difficoltà del momento e far finire tutto in gloria. Come nel passato. Ma la protesta continua e si allarga. Grazie proprio a quel morto, grazie a quel suicidio sul quale faranno bene a riflettere, insieme a tutti noi, anche Parlamento, Banca d’Italia, Abi, e da ultimi gli stessi istituti di credito coinvolti.

Quel morto chiede giustizia. Quel pensionato disperato e solo non ha più bisogno di “interventi umanitari” come promesso dal ministro dell’Economia Padoan. L’elemosina non serve più e tantomeno a lui. Occorre tutelare e difendere lo stato di diritto, rispettare le regole e soprattutto la dignità delle persone. Lo dice la Costituzione. Ma questo la casta politica sembra averlo dimenticato perché la scelta dei partiti, da tempo, è quella di stare dalla parte del potere e delle oligarchie finanziarie, italiane e straniere  che tramite il sistema bancario continuano a fare bello e cattivo tempo su un Paese affamato di giustizia ed assetato di trasparenza.

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