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Rai passa la riforma restano i mugugni nel PD

Il ddl di riforma della Rai è stato approvato al Senato, il provvedimento ora passa alla Camera, dove l’esito sembra scontato. Ma nelle fila del PD resta la tensione, dopo che martedì il provvedimento non era passato grazie proprio al voto di 19 franchi tiratori tutti del partito di maggioranza relativa.

Il disegno di legge della riforma Rai stavolta è passato con 142 voti a favore, 92 contrari e nessun astenuto. Dunque il prossimo Direttore Generale, anche se sarà ancora votato con la vecchia legge Gasparri, riceverà i poteri previsti per l’amministratore delegato nella riforma a partire dalla sua entrata in vigore. Nuove anche le regole per la governance, ma le opposizioni affossano l’art. 4 sulla delega all’esecutivo per la revisione della normativa sul canone che ha creato divisioni e non pochi contrasti. L’articolo è stato soppresso per intero con 121 sì e 118 no.

Ma intanto continuano i mugugni della minoranza PD. Il presidente del partito Matteo Orfini è preoccupato: “Quanto accaduto al Senato è incomprensibile. Se il voto in dissenso dal gruppo diventa non un’eccezione limitata a casi straordinari ma una consuetudine, significa che si è scelto un terreno improprio per una battaglia politica. Così non si lavora per rafforzare un partito, ma per smontarlo”. Anche il Ministro delle Riforme Maria Elena Boschi non ha negato l’esistenza del problema: “Quando una parte del PD vota contro il PD “.

Il leader della minoranza dem Roberto Speranza intanto cerca di sdrammatizzare e lancia un appello all’unità attraverso un tweet: ”L’unità del Pd può e deve costruirla per primo il segretario. Inutile scaricare responsabilità sugli altri”.

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