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Referendum Alitalia, Delrio: “nessun aiuto dallo Stato”

Dopo mesi di tensioni e di scioperi, oggi per l’Alitalia è il giorno della verità: in giornata si concluderà il referendum per l’approvazione definitiva del compromesso raggiunto tra azienda e sindacati. In piano di rilancio aziendale per gli anni 2017-2021 prevede un aumento dei ricavi e un taglio dei costi compresi quelli per il personale e per i salari. I nove seggi tra Roma e Milano saranno aperti fino alle 16, poi lo spoglio.

Che la posta in gioco sia alta lo dimostra sia l‘appoggio dei sindacati Cisl, Uil e Ugl a favore del sì sia l’affluenza al voto, che è stata altissima, con 12.500 lavoratori aventi diritto. referendum1

“Alitalia morirà se verrà bocciato il piano. I lavoratori di Alitalia hanno ora in mano il destino della loro azienda” afferma Annamaria Furlan, segretario Cisl,  ricordando che “non c’è oggi una alternativa concreta al piano industriale di sviluppo e di ricapitalizzazione” e  facendo “appello al senso di responsabilità dei lavoratori di Alitalia”.

D’altra parte, lo stesso ministro dei Trasporti Graziano Delrio ha ribadito che, in caso di vittoria del no, non ci sarà alcun intervento da parte dello Stato per salvare l’Alitalia dal fallimento, come auspicato invece dai sindacati di base.

E allora quale sarebbe l’alternativa se vincessero i no? Secondo il ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda, la prospettiva è quella del commissariamento e il rischio, “concretissimo” è quello di una liquidazione della compagnia, dal momento che anche gli azionisti hanno fatto sapere che in caso di mancata approvazione del piano di ristrutturazione, lasceranno la compagnia al suo destino.

“Ora bisogna salvare il lavoro e non rendere vani i sacrifici fatti dai lavoratori”, sostiene il segretario generale della Uil, Carmelo Barbagallo che ricorda come poi “bisognerà puntare a un’effettiva discontinuità aziendale e a un sistema di partecipazione nelle scelte che dia un futuro certo all’Alitalia”.

I dettagli del compromesso. Per cercare di porre un freno alle proteste e agli scioperi del personale (uno lo scorso 20 marzo e uno il 5 aprile), l’azienda aveva intavolato lunghissime trattative che riguardavano in particolare la riduzione dei tagli degli stipendi e del numero degli esuberi dei lavoratori a tempo indeterminato (da 1338 a 980),  il superamento “dei progetti di esternalizzazione delle aree manutentive e di altre esternalizzazioni, il ricorso alla cassa integrazione straordinaria entro il maggio 2017 per due anni, l’attivazione di un programma di politiche attive del lavoro (riqualificazione e formazione del personale) e misure di incentivazione all’esodo, e miglioramenti di produttività ed efficienza”. Rientra tra gli esuberi anche la riduzione degli assistenti di volo negli equipaggi a lungo raggio e una riduzione dei riposi dai 120 annuali a 108 con minimo di 7 al mese.

Previsti per il personale di bordo invece “scatti di anzianità triennali con il primo scatto nel 2020, un tetto di incremento retributivo in caso di promozione pari al 25%, l’applicazione ai neoassunti dei livelli retributivi Cityliner (compagnia regionale sussidiaria di Alitalia per voli a breve raggio, ndr) indipendentemente dall’aeromobile d’impiego”.

P.M.

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