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Reggio Calabria, ecco le misure cautelari per il clan Pesce

Provvedimenti di sorveglianza speciale per i vari esponenti di vertice e responsabili delle attività crininali ed economiche del clan Pesce di Rosarno.

carabinieri-arrestiVari gli esponenti della famiglia Pesce e i loro collaboratori a cui è stato notificato oggi un provvedimento speciale di sorveglianza, e tutti ritenuti i massimi responsabili delle varie attività criminali ed economiche del clan. Quasi tutti sono stati già condannati a pene elevate nei processi scaturiti dalle indagini note come All inside 1 e 2.

Ecco i loro nomi.

  • Antonino Pesce, detto anche “Testuni”, del 1953, che è considerato il capo di un clan tra i più potenti della Calabria, già detenuto in regime speciale e nel 2013 condannato dal Tribunale di Palmi a 28 anni di reclusione ed oggi sottoposto anche a 5 anni di sorveglianza speciale;
  • Francesco Pesce, del 1978, detto “Ciccio Testuni”, figlio primogenito del capocosca e a febbraio 2013 condannato dalla Corte d’Appello di Reggio Calabria a 13 anni e 4 mesi di reclusione (4 anni di sorveglianza speciale);
  • Marcello Pesce, “U Ballerinu”, del 1964, nipote del patriarca “Peppe” nonché cugino dell’attuale capoclan Antonino, anch’egli considerato uno dei capi del gruppo ed attualmente latitante, nel maggio scorso condannato a 15 anni e 6 mesi di reclusione e destinatario di sorveglianza speciale per 4 anni;
  • Domenico Arena, detto “Mimmo”, del 1954, cognato di un altro capo della famiglia, Vincenzo Pesce detto “U Pacciu” (il pazzo), a febbraio scorso condannato dalla Corte d’Appello di Reggio Calabria a 8 anni e oggi sottoposto da altri 4 anni si sorveglianza speciale.
  • Roberto Matalone, del 1977, marito della figlia del capocosca Antonino, ritenuto non solo un elemento di spicco del clan, ma vero e proprio braccio operativo del cognato Francesco, anch’egli condannato a maggio scorso a 13 anni e 10 mesi di reclusione ed oggi sottoposto ad ulteriore obbligo di sorveglianza per tre anni;
  • Domenico Leotta, detto “U Longu”, del 1960, anch’egli un “operativo” di primo piano e collaboratore di Francesco e Marcello Pesce soprattutto nelle attività legate alle armi e alla droga, anch’egli condannato dal Tribunale di Palmi, a maggio 2013, alla pena di 16 anni e 10 mesi e adesso sottoposto a sorveglianza per tre anni;
  • Maria Grazia Messina, del 1942 e suocera del capoclan, a cui farebbero capo sia ruoli operativi che economici, e destinataria di un provvedimento di sorveglianza di tre anni;
  • Rocco e Franco “U puffo” Rao, fratelli, rispettivamente del 1961 e 1964, nipoti del defunto boss “Peppino” Pesce e anch’essi cugini dell’attuale capoclan Antonino, a cui fanno capo in particolare le attività commerciali attraverso cui avviene il riciclaggio degli assegni bancari ricavati dalle estorsioni, e a loro volta condannati dal Tribunale di Palmi rispettivamente a 16 e 17 anni di carcere ed oggi destinatari di provvedimento di sorveglianza per tre anni;
  • Domenico Varrà, detto “Mister”, del 1954, una sorta di faccendiere delegato agli affari nel mondo del calcio e a maggio 2013 condannato dal Tribunale di Palmi a 16 anni e 4 mesi di reclusione (per lui oggi il nuovo provvedimento di tre anni di sorveglianza);
  • Francesco Di Marte, detto “U Tetenna”, del 1963, che secondi gli inquirenti avrebbe una caratura di assoluto rilievo in seno alla cosca e che si occuperebbe soprattutto del traffico di sostanze stupefacenti e delle estorsioni nonché di intermediazione con l’esterno, a cui oggi viene destinato un provvedimento di sorveglianza speciale per tre anni.

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