Primarie-Pd-Renzi

Renzi fa il pieno e conquista il Pd. Letta e vecchia guardia a rischio

La sinistra italiana ha deciso di voltare pagina e aprirsi al futuro. Con il settanta per cento dei consensi di due  milioni e mezzo di militanti e simpatizzanti che lo hanno votato in maniera plebiscitaria, Matteo Renzi tenta ora l’impossibile: sbloccare un Paese ingessato dalla politica e intimidito dalle incertezze del futuro; “mandare a casa una classe dirigente” non più all’altezza della situazione; salvare il bipolarismo e archiviare l’inciucio, ovvero le larghe intese di Alfano, Napolitano e Letta. Di tagliare da subito i costi della politica per almeno un miliardo di euro e promuovere in tempi rapidissimi, “ovvero la prossima settimana”, una nuova legge elettorale che seppellisca il Porcellum e tutte le nefandezze politico-costituzionali connesse con una legge liberticida e non garantista che da sette anni ha reso ingovernabile il Paese.

Oggi grazie ad un voto popolare osteggiato ferocemente da un apparato sclerotizzato e senza futuro che non voleva il cambiamento, il sindaco di Firenze, nuovo segretario del Partito democratico, può annunciare che per la  vecchia classe che guardava nostalgicamente alla storia di Botteghe Oscure “non  c’è più futuro”. Muore oggi ciò che restava ancora in piedi del vecchio partito comunista. L’operazione nostalgia vagheggiata e mutuata da molti alti dirigenti con la candidatura Cuperlo, non ha funzionato.

“ Vi è andata male” ha urlato Renzi parlando agli uomini del suo apparato accorsi per acclamarlo: “Vi è andata male e ora si cambia rotta”. Senza sconti e senza timori reverenziali. “Non vogliamo parlare di quello che è stato fatto e di quello che eravamo. Vogliano parlare di ciò che potremo fare in futuro per cambiare il Paese”.  Con un discorso a tutto campo, ricco di spunti e passaggi critici non privi  di aspettative, Renzi ha fatto un discorso che, è bene dirlo, a sinistra farà discutere e litigare non poco.

Con la forza di un consenso che non ammette repliche o riserve di sorta, il neosegretario del Pd apre intelligentemente a destra con parole d’ordine come “merito”, difesa della famiglia, della scuola, della sicurezza ma senza per questo dimenticare i grandi  temi della solidarietà, della difesa degli ultimi, della considerazione per il disagio dei deboli e per il futuro dei giovani. E sempre a destra guarda quando dice che “anche il sindacato deve cambiare insieme a noi“.

Ai delusi e agli arrabbiati  di Genova che verso la politica ormai provano “solo disgusto” e verso quanti si sentono stanchi di fare i conti con il  logoro apparato dei partiti che alimenta l’intramontabile stagione della corruzione e della vergognosa difesa dei privilegi della casta, Renzi offre la mano per raggiungere un risultato più alto e nobile di un semplice anche se efficace “vaffa…Day”.  “Vi offriamo” dice  “la possibilità di mandare a casa un sistema”. Grillo è avvertito.

Quali le ricadute politiche e istituzionali della rivoluzione dei gazebo? Troppo abile e scaltro per far conoscere a caldo progetti e percorsi immediati dentro e fuori del Pd, Renzi una cosa fondamentale l’ha già messa all’incasso: saranno i giovani a governare il partito. Il lento percorso del tramonto della nomenclatura Pd subisce una accelerazione inimmaginabile qualche giorno fa.

E’ la fine di un’epoca che nelle prossime settimane potrebbe attivare un tritacarne politico nel quale, secondo le intenzioni, dovrebbero finire dapprima la vecchia classe dirigente del partito con in testa D’Alema, Bersani, Bindi  e Veltroni,  poi Letta e il suo governo e,  una volta fatta la nuova legge elettorale, tutti a casa.

Infine nuove elezioni che insieme ad nuovo Parlamento eleggeranno anche un nuovo Presidente della Repubblica evitando a Re Giorgio l’onta di una richiesta di impeachment al quale, non da ieri, stanno lavorando intensamente sia Berlusconi che Grillo.

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