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Riforma Senato, Pd trova accordo

Dopo una lunga discussione, la maggioranza ha depositato oggi tre emendamenti al ddl Boschi per la Riforma del Senato. Sembra così placarsi la polemica della minoranza Pd che ora parla di “mediazione degna”, soprattutto per quanto riguarda il contestatissimo articolo 2 del testo.

“I senatori saranno sindaci e consiglieri regionali, ma saranno i cittadini a sceglierli” afferma il senatore Vannino Chiti della minoranza Dem, che aggiunge: “Gli emendamenti presentati sulla eleggibilità dei senatori, sulle funzioni e competenze del Senato, frutto di un confronto e lavoro comune nel Pd, sono positivi. Esprimono una ritrovata unità nel partito e consentono un impegno unitario sui temi delle riforme e dell’azione di governo”.

Gli emendamenti su funzioni, art.2 e Consulta, firmati da Anna Finocchiaro hanno convinto Pierluigi Bersani: “Gli elettori scelgono i senatori: questo è il principio costituzionale, i dettagli li si vedranno come giusto nella legge elettorale” “È un bel successo del Pd, e spero che in questo clima nuovo tutti assieme e senza più strappi si possa lavorare ancora per perfezionare la riforma” ha detto l’ex leader del Partito Democratico.

E gli emendamenti già presentati dalla minoranza Dem che fine fanno? C’è tempo, gli emendamenti si presentano, si ritirano… Intanto abbiamo lavorato sui testi”, risponde il ministro delle Riforme, Maria Elena Boschi.

Intanto la Lega ha presentato 82 milioni di emendamenti, 200 cartacei e gli altri in formato dvd, sulla riforma costituzionale: «Sono 82.730.460 – precisa il vicepresidente del Senato, Roberto Calderoli –.  Non ho sentito nessuno della maggioranza, avevo segnalato che li avrei presentati”. Sel ne ha presentati 61mila, Forza Italia 1.173 emendamenti, mentre sono 210 gli emendamenti targati M5S.

Via l’ipotesi “listino”. I 95 componenti del nuovo Senato saranno nominati dai consigli regionali, tenendo conto delle scelte degli elettori. “I senatori – si legge nel testo dell’emendamento all’articolo 2 del ddl  – saranno decisi in conformità alle scelte espresse dagli elettori per i candidati consiglieri in occasione del rinnovo dei medesimi organi, secondo le modalità stabilite dalla legge”. Sembra quindi essere stata scartata l’ipotesi del “listino”, tirata in ballo da alcuni esponenti di minoranza e opposizione, che legava l’elezione di ogni governatore all’entrata in Consiglio di un “suo” elenco di candidati.

La fine Bicameralismo perfetto. Grazie all’intesa raggiunta, “ora ci sono tutte le premesse per procedere”, afferma il sottosegretario alle riforme, Luciano Pizzetti. Il nuovo Organo così costituito lascerà alla sola Camera le funzioni legislative, tranne nel caso ad esempio delle leggi costituzionali. Il Senato svolgerà funzioni di raccordamento tra lo Stato e i vari enti regionali, oltre ad avere la possibilità di verificare l’impatto delle politiche del’Unione europea sui territori e concorrerà “ad esprimere pareri sulle nomine di competenza del Governo nei casi previsti dalla legge e a verificare l’attuazione delle leggi dello Stato”.

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