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Roma ciak

colosseo-romaRoma e cinema, binomio perfetto. Quando si associano l’arte e la Città Eterna, una è l’immagine che viene subito alla mente: Anitona che sguazza in modo sensuale nella Fontana di Trevi, davanti allo sguardo incredulo di Mastroianni. E proprio sperando di ritrovare la sinuosa attrice, o che potesse riemergere come una sirena, frotte di turisti si sono accalcate negli anni, sulle sponde marmoree. 

Da ogni dove, persone di qualunque età e censo, sono state attratte nella Capitale, spinte dalla voglia di rivivere la magia appena vista sul grande schermo. E così il Colosseo non era solo l’Anfiteatro Flavio, ma anche il set di Ben Hur e della indimenticabile corsa con le bighe o il campo di battaglia nel quale il gladiatore Massimo Decimo Meridio – in salsa stelle e strisce – scatenava l’inferno. Un set a cielo aperto, la nostra Roma Capitale. Da decenni ospita storie, meravigliose e terrificanti, regalando cornici sempre nuove e poetiche. Come non ricordare infatti, Audrey Hepburn impaurita davanti alla Bocca della Verità? In quegli anni fiorì l’Hollywood sul Tevere, nata dalla voglia matta di Belpaese e di vivere in diretta le fantastiche Vacanze romane. Con il tempo la voglia non è passata e così, se negli anni ’50 Audrey Hepburn e Gregory Peck gironzolavano a bordo di una Vespa, negli anni ’70 a vagare per la città illuminata dai lampioni dorati era Anna Magnani nel Roma di Pier Paolo Pasolini. Seguita nei primi anni ’90, da Nanni Moretti, dal suo Caro diario e dalle sue riflessioni snocciolate tra una periferia e l’altra. Un amore folle, quello tra l’occhio dei registi di tutto il mondo e gli scorci incorniciati dai sampietrini. Recentemente chi non ha resistito al richiamo è stato Woody Allen e, invece di far ricostruire il set in studio, ha deciso di trasferirsi a Roma per ben due mesi, monopolizzando piazza Navona per ambientarci il suo Bop Decameron. La stessa era stata scelta da un suo connazionale, Minghella, per girare Il talento di Mister Ripley, la cui scena capolavoro era stata invece ambientata di fronte alla Fontana delle Tartarughe al Ghetto. E proprio quell’area un tempo sinonimo di chiusura coatta e dolorosa, è stata fondamentale per l’ispirazione di alcuni tra i più bei film italiani. Una scena su tutte: Giovanna Mezzogiorno e Massimo Girotti mentre cucinano i dolci, nel palazzo del Ghetto ne quale è ambientato La finestra di fronte. Ma non solo gli stranieri hanno dato risalto alle bellezze nostrane. Alcuni cineasti sono riusciti addirittura a reinterpretare e ripresentare sotto una luce nuova, luoghi che altrimenti non avrebbero avuto tanto appeal. Primo fra tutti il Gazometro. Già dai tempi di Bellissima faceva capolino sul grande schermo, per poi diventare una star assoluta nella pellicola firmata da Ferzan Ozpeteck, Le fate ignoranti. E ancora lo Stadio Flaminio, immortalato tra gli scapestrati protagonisti di Ladri di biciclette o la desolazione delle zone limitrofe alla via Tuscolana, senza limiti di profondità e di spazio, come fotografate da Pasolini in Mamma Roma. Ma se penso alla mia città e alla mia passione, il cinema, non può che venirmi in mente la salita del Grillo con il suo Marchese. E a chi in questo meraviglioso posto non ci è nato, non posso che dire: Io so’ io e voi nun siete…

Francesca Romana Massaro

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