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Roma e Lazio a braccetto, vetta tutta bianconera

as-romaLa Roma vince per 3-1 l’anticipo del sabato pomeriggio con l’Atalanta e consegna a Luis Enrique i suoi primi tre punti all’Olimpico. La Lazio la imita meno di ventiquattrore dopo e va ad espugnare il “Franchi” di Firenze, superando in rimonta la Fiorentina, grazie ad una reazione d’orgoglio, corredata da un gioco finalmente convincente ( anche se non scevro da pericolosi cali di concentrazione in fase difensiva), per 2-1. Esattamente come un anno fa. Buone le prove delle due romane che hanno dimostrato di saper correggere alcune lacune, apparse evidenti nelle partite precedenti. Del tutto risolte, no. C’è ancora da lavorare, su entrambe le sponde del Tevere.

La Roma, contro una squadra, l’Atalanta, che era la più in forma dell’intera serie A ( forte dei suoi 10 punti “effettivi”, conquistati sul campo), ha sfoggiato la sua consueta propensione a fare la partita e a tenere il pallone, ma senza eccedere in giocate per linee orizzontali. Finalmente, si è vista un po’ di praticità e la ricerca della porta con accelerazioni negli ultimi venti metri. Poi, scollinato il primo tempo con rassicurante doppio vantaggio ( e, a proposito, da segnalare la rete d’apertura di Bojan che non aspettava occasione e modo migliore per riscattarsi dopo un inizio di stagione a tratti indisponente e abulico, mentre il collega di reparto, Osvaldo, sembra ormai sempre più affezionato al gesto della “mitraglia”, di batistutiana memoria), ha sofferto il ritorno degli orobici, ha incassato la rete di Denis ma dopo, quando la vicenda pareva incanalarsi sui binari dell’ennesima sofferenza, è stato il redivivo Simplicio ( che Luis Enrique ha sempre considerato un’alternativa praticabile, sfidando lo scetticismo generale) a chiudere i giochi. La Lazio è partita al rallentatore, come a Cesena e come a Lisbona, ma, stavolta, è stata rapidissima a riorganizzarsi e a prendere il pieno possesso delle operazioni in mezzo al campo. Si è rivisto, finalmente, un ottimo Hernanes che, a parte la magnifica realizzazione personale per il momentaneo 1-1, ha offerto una prestazione di grande qualità, ma anche di notevole continuità. La formazione di Reja, gol di Cerci a parte, ha concesso poco o nulla all’avversaria nel primo tempo. La ripresa, invece, è stata un ping pong di emozioni e di azioni da rete, con la Lazio sempre padrona del pallone, ma una Fiorentina rapidissima nelle ripartenze. In quest’altalena di occasioni, più volte la porta biancoceleste ha rischiato la capitolazione ma si è dimostrato bravissimo Marchetti a sopperire, con almeno un paio di prodigi, alle disattenzioni dei compagni di difesa. La gara l’ha decisa il solito Klose con un colpo di testa a sette minuti dallo scoccare del novantesimo. Impressionante, il tedesco, per tecnica, fisicità, visione di gioco e l’innata capacità di fare sempre la giocata migliore possibile, date le circostanze, ma senza scadere nella prevedibilità. Si profila, alla ripresa dopo la sosta per gli impegni delle nazionali, un derby capitolino molto intrigante e ricco di contenuti. La Lazio riavrà Mauri e Biava, mentre la sponda giallorossa è, a tutt’oggi, in fremente attesa di conoscere i tempi di recupero ( lesione muscolare di primo grado alla coscia destra) di capitan Totti. L’esito della risonanza magnetica suggerirebbe tra i 15 e i 20 giorni di riposo. L’impressione è che, per un’occasione del genere, Totti abbia intenzione di far tutto fuorchè riposare. Borriello è pronto ad occupare la posizione centrale del tridente, ma Francesco farà di tutto per “costringere” il compagno ad accomodarsi ancora in panchina.
L’ultimo turno di campionato è stato caratterizzato anche da due sfide che, se collocate in primavera, si sarebbero potute tranquillamente fregiare dell’appellativo di “sfida-scudetto”: Inter-Napoli, nell’anticipo, e Juve-Milan nel posticipo domenicale. La gara di San Siro si è chiusa all’insegna dell’irrefrenabile gaudio partenopeo ( in ben 5000 si sono dati appuntamento a Capodichino per accogliere la squadra al rientro) e delle recriminazioni, veementi degli interisti ( Ranieri, per non far rimpiangere troppo il suo vecchio “nemico”, Mourinho, è stato anche espulso), furiosi con l’arbitro Rocchi, reo di aver comminato una prima ammonizione ad Obi per un fallo che tale non era e di averlo sanzionato, successivamente, con il secondo giallo e con un rigore per un fallo iniziato vistosamente fuori area. Giuste le proteste nerazzurre, ma se la squadra langue laggiù, a soli quattro punti in classifica, il mirino dovrebbe, forse, spostarsi anche in casa propria. Comunque, resta che il Napoli ha offerto una prestazione impeccabile e questo 3-0 rilancia velleità di primato che Chievo e Fiorentina avevano un po’ raffreddato. Juventus-Milan è stata una partita un po’ bloccata nel primo tempo, ma con le poche occasioni avute, tutte di marca bianconera. Poi, nella ripresa, quando ci si sarebbe potuti attendere una leggera flessione nello slancio agonistico dei padroni di casa, gli uomini di Conte hanno continuato a pigiare sull’acceleratore e, in finale di partita, vengono premiati con la rete di Marchisio, bravo e fortunato a chiudere una veloce triangolazione avviata al limite dell’area. La successiva “papera” di Abbiati su conclusione da fuori dello stesso Marchisio serve solo a ribadire l’indiscutibile superiorità juventina. La nuova “creatura” di Conte sembra prender forma e, partita da un iniziale 4-2-4 troppo dispendioso per il centrocampo, la squadra ha trovato una maggior quadratura con un 4-1-4-1 che garantisce maggiori equilibri. Bellissima, infine, l’immagine dell’allenatore-tifoso che va a cercare uno ad uno tutti i suoi ragazzi per stringerli in un forte abbraccio. Scene di solidarietà d’appartenenza alla maglia che, dalle parti di Torino, non si vedevano dai tempi di Lippi, anche più avaro di Conte nell’esternare le proprie emozioni. Ma se il buongiorno si vede dal mattino… La Juve, ora, è prima in classifica ma deve condividere il primato con un’altra squadra bianconera, l’Udinese di Guidolin e Di Natale che, ormai, stupisce solo chi non sa apprezzare e riconoscere l’enorme lavoro profuso dalla famiglia Pozzo che, pur vendendo ( ma, attenzione, mai svendendo) i propri gioielli, riesce, sempre e comunque, a garantire un tasso di competitività elevatissimo della propria squadra. Le ragioni di questo “piccolo miracolo friulano” risiedono in buona parte nelle qualità di questo tecnico, amante del ciclismo, ben consapevole che, alla fine della fiera, saranno altri a festeggiare il tricolore, ma anche del fatto che lui, cultore dell’arte del “gregariato”, farà sempre la sua parte, con grande umiltà, sino in fondo. La vittima di turno, stavolta, è stata il Bologna la cui panchina, secondo voci sempre più insistenti, sarebbe già divenuta “torrida” per il buon Bisoli.
Daniele Puppo

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