Roma, le Vie del sacro in 200 scatti di Nomachi

Dal 14 dicembre al 4 maggio 2014, al Centro di Produzione culturale La Pelanda, la mostra antologica sulla sacralità del fotografo giapponese.

Sono 200 scatti, esposti in sette sezioni tematiche: il viaggio di una vita che Kazuyoshi Nomachi ha speso in giro per il mondo a cogliere in un attimo di luce la sacralità dell’esistenza quotidiana e la spiritualità di popoli lontanissime tra loro.

Nomachi è sempre stato un fotografo documentarista, sin dal suo primo viaggio nel Sahara quando aveva venticinque anni. Da allora, per oltre 40 anni, ha inseguito popoli e cerimonie, genti e culture diverse, per raccogliere le testimonianze visive del sacro, o meglio della “preghiera della ricerca del sacro”. Le sue foto colgono al contempo la spiritualità delle persone e quella dei luoghi, soprattutto dei grandi spazi, e le incornicia in rappresentazioni quasi pittoriche dominate da una luce sempre abbigliante.

Nomachi nasce in Giappone nel 1946 a Mihara, studia alla Kochi Technical High School e inizia a scattare fotografie fin dall’adolescenza. Nel 1969 studia fotografia con Takashi Kijima. Nel 1971 inizia la sua carriera come fotografo pubblicitario free-lance e l’anno successivo compie il suo primo viaggio nel Sahara, dove decide di dedicarsi al foto-giornalismo e dove matura l’ispirazione del Nilo come tema che dal 1980 guida la sua ricerca. Dal 1988 rivolge la sua attenzione all’Asia, alla Cina, alle popolazioni che vivono nelle estreme altitudini del Tibet e dal Buddismo. Questo incontro lo porta, fra il 2004 e il 2008, a visitare quasi l’intera area di cultura tibetana, spingendosi poi alla scoperta delle origini nelle terre del sacro Gange, dove nacque l’Induismo. Dal 1995 al 2000 Nomachi accede alle più sacre città dell’Islam e viaggia per cinque anni in Arabia Saudita, avendo l’opportunità di fotografare il grande pellegrinaggio annuale alla Mecca e a Medina. Dal 2002 visita anche gli altopiani delle Ande, il Perù e la Bolivia, per indagare l’intreccio fra cattolicesimo e civiltà Inca, ricerca che prosegue a tutt’oggi.

Raccolte in 12 grandi edizioni antologiche, le sue fotografie sono pubblicate in tutto il mondo e appaiono nelle principali riviste di fotografia, come The National  Geographic, Stern e GEO. I lavori realizzati nel Sahara, lungo il Nilo, in Etiopia, in Tibet e in Arabia, hanno vinto numerosi premi, tra cui l’Annual Award of the Photographic Society del Giappone nel 1990 e nel 1997 e, nel 2009, la Medal of Honor with Purple Ribbon (riconoscimento del governo giapponese per meriti accademici o artistici).

Nel 2005 i suoi 30 anni di attività vengono presentati  in una grande mostra dal titolo Il pellegrinaggio del fotografo, un viaggio attraverso le “preghiere” che l’obiettivo di Nomachi ha raccolto in ogni parte del mondo.

La mostra di Roma offre un sorprendente allestimento, progettato da Peter Bottazzi per gli spazi espositivi della Pelanda, e un percorso affascinante e coinvolgente. Titta Buongiorno con Volume ha progettato le luci. Canon ha curato tutte le stampe, garantendo una straordinaria qualità delle riproduzioni. Il catalogo è pubblicato da National Geographic Italia.

 

Nomachi. Le vie del sacro

La Pelanda – Centro di Produzione Culturale

Roma, Piazza Orazio Giustiniani, 4

14 dicembre 2013 – 4 maggio 2014

da martedì a venerdì h 16 – 22

sabato e domenica h 11 – 22

ingresso consentito fino alle ore 21.

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