Erdogan

Russia-Turchia, ancora gelo: “Putin gioca col fuoco”

A tre giorni dall’abbattimento del caccia russo accusato di aver sconfinato in Turchia, i rapporti fra Ankara e Mosca sono ancora gelidi. Oggi il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha accusato il suo omologo russo, Vladimir Putin, di “giocare con il fuoco”.

A puntare l’indice contro la sua controparte era stato Putin per primo – “chi usa un doppio standard riguardo il terrorismo, gioca con il fuoco” – riferendosi alla presunta negligenza con cui la Turchia contrasterebbe l’ISIS. Ma oggi Erdogan gli ha riflettuto le stesse accuse. “Sostenere il regime di Bashar al-Assad in Siria, che ha ucciso 380 mila persone nella stessa Siria, è giocare col fuoco”, ha detto il presidente turco in un discorso tenuto nella provincia di Bayburt, nel nordest del paese. Così come bombardare i ribelli appoggiati da altri Stati “con il pretesto di combattere contro Daesh” (l’acronimo arabo dell’ISIS), oppure “colpire in modo irresponsabile” i mezzi di trasporto che “potrebbero essere lì per attività commerciali o umanitarie”.

Secondo Erdogan, è la Russia a dover provare che il caccia Sukhoi Su-24 abbattuto dalla contraerea turca “non abbia sconfinato”, come sostiene il Cremlino; altrimenti “sarà colpevole di accuse ingiuste e grossolane”. Abbattere il jet non sarebbe stato altro che “una reazione automatica a uno sconfinamento, un esercizio delle regole d’ingaggio”.

La posizione russa invece non arretra di un centimetro: lo ha confermato poche ore fa Yuri Ushakov, consigliere del presidente. Come aveva fatto trapelare ieri, Putin aspetta ancora un segnale di apertura da parte turca – “un’offerta di risarcimento o la promessa che i criminali saranno puniti” – per riprendere rapporti più cordiali con Ankara. Ieri Erdogan aveva prontamente ribattuto che la Turchia non aveva motivo di scusarsi, e che è stato Putin a rifiutarsi di rispondere alle telefonate. Che quelle telefonate ci siano state, “circa 7-8 ore dopo l’abbattimento del caccia”, l’ha confermato stamattina Dmitri Peskov, il portavoce del Cremlino. Ma Peskov ha ribadito che Putin “è stato informato” – tradotto: non ha ancora accettato, e non è detto che lo faccia mai – della proposta di Erdogan di incontrarsi faccia a faccia a Parigi, lunedì, in occasione della conferenza ONU sul clima.

Intanto, stamattina Ankara ha interrotto i raid in Siria. Lo ha rivelato il quotidiano Hurriyet citando fonti diplomatiche rimaste anonime, convinte che la decisione fosse stata presa di concerto con il Cremlino. Mosca però ha smentito tutto: secondo Peskov i bombardamenti russi in Siria continuano “senza alcuna restrizione”.

Ankara, invece, fa sapere che i caccia turchi potrebbero rimanere a terra finché i due Stati non riprenderanno il dialogo. Ieri il Consiglio militare supremo turco (YAS) si è riunito ad Ankara con i vertici delle forze armate e il primo ministro Ahmet Davutoglu, e ha pubblicato un comunicato che raccomanda di “prendere misure che evitino esperienze di nuove situazioni indesiderate”, mantenendo aperti “i canali di comunicazione militari e diplomatici”. La Turchia vorrebbe almeno aprire una linea diretta per la trasmissione di comunicati militari, per prevenire nuovi episodi di frizione ai confini.

F.M.R.

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