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Russia-Turchia, ancora scintille sul Mar Nero

Tra Russia e Turchia continuano gli incidenti sul mare e la tensione resta altissima. Oggi nel mar Nero due navi russe, un incrociatore portamissili e un’unità della guardia costiera, hanno fatto cambiare rotta a un mercantile turco che intralciava la rotta di un rimorchiatore di una compagnia petrolifera con sede in Crimea.

Ieri al largo di Limnos, nel mar Egeo settentrionale, un’altra nave di Mosca, la fregata Smetlivy, aveva sparato colpi di avvertimento contro un peschereccio di Ankara. Secondo lo Stato maggiore russo, la nave militare aveva fatto fuoco per evitare la collisione con il natante turco, che si era avvicinato a meno di seicento metri e non rispondeva ai contatti radio. L’incidente si è risolto senza danni alle imbarcazioni, ma il ministero della Difesa di Mosca ha convocato l’addetto militare dell’ambasciata turca, Ahmet Gunes, e gli ha espresso la più profonda preoccupazione per quella che è stata definita una “provocazione”.

Oggi il nuovo confronto nelle acque del mar Nero, di cui dà notizia la stessa compagnia proprietaria del rimorchiatore, la Chernomorneftegaz di Odessa. La nave stava spostando due piattaforme petrolifere del valore di 354 milioni di dollari da un giacimento al largo della Crimea alle acque territoriali russe, misura di sicurezza presa proprio per cautelarsi da eventuali incidenti internazionali. In mare aperto si è trovata a incrociare la rotta del mercantile battente bandiera turca, anche questa volta accusato di non rispondere ai contatti radio, e ha richiesto l’assistenza della marina militare russa, puntualmente intervenuta.

La FSB, l’agenzia nazionale di intelligence di Mosca, minimizza: “La distanza tra le navi russe e quella turca era superiore a due miglia marine”, scrive il suo ufficio stampa, e “non ci sono stati tentativi da parte della nave turca di fermare o in qualche modo ostacolare le azioni di spostamento degli impianti di perforazione”. Le navi russe si sarebbero limitate a segnalare la rotta del rimorchiatore con mezzi pirotecnici, e il mercantile turco avrebbe corretto la rotta di conseguenza in tutta sicurezza.

La smentita della FSB però non deve far pensare che fra Ankara e Mosca la tensione si sia abbassata: la crisi diplomatica in atto fra i due Stati è “la più grave della storia”, riferisce in un’intervista al quotidiano Cumhuriyet l’ambasciatore russo in Turchia, Andrej Karlov. Una storia che secondo l’ambasciatore “si divide in due periodi: prima del 24 novembre e dopo il 24 novembre”. Il riferimento è alla data dell’abbattimento del caccia russo accusato di aver sconfinato in Turchia durante un raid in Siria. Per questo episodio il Cremlino pretende scuse che non ha mai ricevuto, e “finché queste nostre aspettative non saranno soddisfatte – riferisce Karlov – le altre dichiarazioni fatte dalla Turchia non porteranno ad alcun risultato”.

L’ambasciatore ha smentito categoricamente le accuse di parte turca che la Russia in Siria sia impegnata in una “pulizia etnica”, voglia cioè eliminare con le buone o con le cattive la minoranza turkmena stanziata in una fascia di territorio lungo il confine con la Turchia, zona dove i miliziani dell’ISIS scarseggiano, ma i bombardamenti russi sono piuttosto frequenti. Ha smentito anche l’accusa di armare i ribelli curdi, anche se ha ribadito che il governo russo, al contrario di quello turco, non ritiene che il PYD – “Partito dell’Unione democratica”, il movimento curdo siriano che Ankara ritiene essere l’ala siriana del PKK – sia un’organizzazione terroristica.

Nel frattempo la nave russa Caesar Kunikov ha attraversato senza incidenti lo stretto del Bosforo ed è tornata nel mar Nero. Dieci giorni fa, il primo passaggio nello stretto della nave, diretta nel mar Egeo, era stato definito “una provocazione”: le immagini trasmesse dalle tv turche mostravano un militare russo a bordo della nave intento a puntare un lanciarazzi, apparentemente carico, contro la città di Istanbul, che si affaccia sullo stretto. Il Cremlino aveva risposto di non aver violato alcuna regola della convenzione di Montreux, il trattato che regola la navigazione nel mar di Marmara e negli stretti del Bosforo e dei Dardanelli.

F.M.R.

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