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Russiagate, Comey: Trump mi ha diffamato

Donald Trump ha mentito sul conto del direttore FBI James Comey, e la Russia ha sicuramente interferito con la campagna elettorale per le presidenziali del 2016. Lo ha detto lo stesso Comey, l’ex direttore dell’FBI licenziato dal presidente lo scorso 10 maggio, nella sua audizione di ieri davanti alla commissione Intelligence del Senato USA.

Comey, ad ogni modo, si è detto convinto che nessun voto sia stato alterato. Ma le istituzioni americane prese di mira dagli hacker russi sarebbero “almeno centinaia”, se non “migliaia”.

L’ex direttore dell’FBI ha confermato che Trump gli chiese di “lasciar correre” l’inchiesta sul suo ex consigliere per la Sicurezza Michael Flynn. Lui lo interpretò come un invito a chiudere l’inchiesta, ma non ha detto se lo giudica o no un caso di intralcio alla giustizia: stabilirlo, ha spiegato, è responsabilità del superprocuratore Robert Mueller.

Ha anche confermato quel che ha scritto la stampa di tutto il mondo sugli incontri fra lui e Trump. Il presidente gli ha chiesto la sua “fedeltà” durante una cena, lo scorso gennaio; lui ha ribattuto di potergli promettere solo la sua “onestà”.

Quando i giornali avevano pubblicato questa storia, subito dopo il licenziamento, Trump aveva scritto in un tweet di augurarsi per lui che non esistessero registrazioni delle loro conversazioni. “Oddio, lo spero, che quelle registrazioni esistano”, ha commentato Comey in Senato.

L’ex direttore ha spiegato poi di aver deciso di prendere appunti sugli incontri con il presidente proprio dopo quella cena. Comey annotava ogni volta che Trump si comportava in maniera “inappropriata”, temendo che potesse mentire in pubblico sui contenuti delle loro conversazioni. È una prassi piuttosto comune da parte di agenti dell’FBI: questi appunti sono molto usati nelle aule di tribunale USA, e i giudici tendono a considerarli una prova affidabile dell’esistenza e del contenuto degli scambi.

Era stato proprio Comey a passare brani di quegli appunti alla stampa. Il tramite era un suo amico, Daniel Richman. Lo scopo era fare pressione perché si nominasse un “consigliere speciale” per indagare sui legami fra l’amministrazione Trump e il Cremlino. E quando è stato reso pubblico il nome di Mueller, Comey si è sbrigato a fargli avere una copia integrale dei suoi appunti.

Già ieri il legale di Trump, Marc Kasowitz, ha accusato Comey di aver diffuso informazioni “confidenziali” senza autorizzazione, motivo per cui potrebbe decidere di querelarlo. E oggi – quando in America erano le sei di mattina – Trump è tornato sulla questione con un altro tweet, dandogli del “leaker”, che si può tradurre con una certa approssimazione “talpa” o “gola profonda”.

Fra l’altro, Comey ha anche suggerito che la posizione del Procuratore generale Jeff Sessions sia più difficile di quanto sembra. Sessions si è autoricusato dall’inchiesta sul Russiagate, ufficialmente perché aveva tenuto nascosto un incontro con l’ambasciatore russo Sergej Kisljak avvenuto ancora durante la campagna elettorale. Ma secondo Comey ci sarebbe “una grande varietà” di altre ragioni, di cui però non ha potuto dire nulla in Senato, perché ancora oggetto di inchiesta.

Intanto le attività della commissione Intelligence del Senato vanno avanti. Secondo quanto riferiscono fonti vicine alle indagini ad ABC, la commissione convocherà Jared Kushner tra la fine di giugno e i primi di luglio. Kushner, genero di Trump e marito di sua figlia Ivanka, è uno dei consiglieri più ascoltati dal presidente. Già nelle scorse settimane era diventato di pubblico dominio l’“interesse” dell’FBI nei suoi confronti. Per ora non è accusato di alcun crimine, e ha sempre dichiarato e fatto dichiarare di essere pronto a collaborare con gli investigatori.

Sotto la lente dell’FBI potrebbero finire i suoi colloqui con Flynn, ma anche con personalità legate o comunque vicine al Cremlino. Uno è Sergej Gorkov, il capo della banca Vneshekonombank, oggetto di sanzioni da parte degli USA. Altri sono funzionari russi accusati di aver istituito, nel periodo di transizione fra l’elezione di Trump e il suo insediamento, un canale di comunicazione segreto fra Putin e il nuovo inquilino della Casa Bianca.

F.M.R.

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