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Russiagate, mandato di comparizione per Flynn

Nuova tegola sugli USA di Donald Trump. Mentre infuriano le polemiche sul licenziamento del direttore FBI, James Comey, la commissione Intelligence del Senato che indaga sui rapporti fra la Russia e uomini dell’amministrazione ha emesso un mandato di comparizione per l’ex consigliere alla Sicurezza nazionale, Michael Flynn.

Flynn era stato costretto alle dimissioni lo scorso febbraio, quando un gruppo di funzionari ha rivelato i suoi contatti illeciti con l’ambasciatore russo Sergej Kisljak. Contatti che Flynn aveva negato di aver mai avuto. Da allora l’ex generale si è sempre rifiutato di collaborare con l’inchiesta sul Russiagate. Ora la commissione del Senato intende costringerlo a presentare documenti sui suoi contatti con il Cremlino.

Dietro la decisione di licenziare Comey ci potrebbe essere la sua richiesta di aumentare i fondi destinati alle indagini sui rapporti fra Mosca e l’amministrazione Trump. Lo scrive il New York Times, che cita fonti vicine agli inquirenti. Alcuni giorni fa, Comey avrebbe chiesto al dipartimento di Giustizia “un incremento significativo delle risorse e del personale”. Il suo interlocutore sarebbe stato Rod Rosenstein, vice del Procuratore generale Jeff Sessions e autore materiale del memo utilizzato per motivare il suo licenziamento.

Dopo Comey, secondo la CNN, il prossimo elemento dell’amministrazione a rischiare il posto sarebbe il portavoce della Casa Bianca Sean Spicer. Il presidente Trump sarebbe stato colpito dal sangue freddo mostrato dalla sua vice, Sarah Huckabee Sanders, figlia del governatore dell’Arkansas, Mike Huckabee – nel difenderlo dagli ultimi attacchi della stampa, proprio mentre Spicer è impegnato al Pentagono come riservista della Marina militare. La bella figura della vice ha fatto riflettere Trump sul titolare, più volte criticato per le gaffe dovute a troppa irruenza e per aver proposto “fatti alternativi”, cioè sbagliati, nelle sue conferenze stampa. E così, la CNN si è spinta a sospettare che i suoi impegni al Pentagono non siano casuali, ma l’indizio di un possibile declassamento.

Nel frattempo la CIA ha deciso di costituire una task force speciale per affrontare la questione coreana. La nuova struttura – che si chiamerà Korea Mission Center, e riprenderà uno schema di organizzazione già usato nei casi dell’Africa, del Vicino Oriente e della lotta al terrorismo – sarà diretta da un veterano dell’intelligence, la cui identità non è stata ancora rivelata. Secondo il direttore della CIA Mike Pompeo, il KMC consentirà agli USA di combattere con più efficacia la minaccia rappresentata dai programmi nucleari e missilistici del regime di Kim Jong-un.

Sempre a proposito della questione coreana, ieri Trump ha parlato al telefono con Moon Jae-in, il nuovo presidente della Corea del sud. L’alleanza fra Washington e Seul è “più importante di qualsiasi altra, vista l’incertezza crescente sulla sicurezza nella penisola”, ha detto il presidente USA, per poi assicurare: “Il rompicapo di Pyongyang si può risolvere”.

Moon è un sostenitore di una distensione dei rapporti fra le due Coree: ha promesso che il suo primo viaggio all’estero sarà a Pyongyang – il suo ultimo predecessore a visitare il Nord è stato Roh Moo-hyun nel 2007 – e ha proposto di riaprire il parco industriale di Kaesong, una zona a statuto speciale aperta a pochi chilometri dal confine come esperimento di collaborazione tra imprese del Sud e manodopera del Nord. Il parco di Kaesong è chiuso da febbraio 2016 per l’escalation della minaccia militare nordcoreana.

F.M.R.

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