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Salva Banche, si passa alle denunce. Obbligazionisti sul piede di guerra

 

Dagli annunci alle denunce. Federconsumatori e Codacons hanno presentato degli esposti alla procura di Arezzo per tutelare gli obbligazionisti delle Banche salvate da Matteo Renzi che hanno visto sfumare i propri risparmi nel giro di pochissime ore.

La richiesta, che verrà presentata anche alle Procure di Milano e Roma, è chiara: Federconsumatori chiede ai magistrati di fare luce sulle scelte “dei recenti cda, management, collegi sindacali di Banca Etruria”.

Codacons, invece, chiede di mettere sotto la lente i fatti per cercare profili di truffa. “La magistratura contabile e le Fiamme Gialle dovranno individuare i responsabili di tale grave situazione, ossia i soggetti che hanno materialmente suggerito e venduto i titoli ai risparmiatori, e coloro che hanno sperperato i soldi degli

investitori portando l’istituto di credito al dissesto”, scrive l’associazione. “Con l’arbitrato – prosegue Carlo Rienzi – il Governo introduce un principio incostituzionale e pericolosissimo: si decide cioè di punire un reato in modo diverso a seconda di chi è la vittima. Sostanzialmente il ‘furto’ commesso viene punito in modo più duro se il rapinato è povero, e non viene punito affatto se la vittima è benestante”. e tutto cio’ “è palesemente illegale”.

Una richiesta simile peraltro è già giunta da Adusbef, che a sua volta in un esposto ha chiesto alle toghe di indagare anche su ipotetiche appropriazioni indebite e omessa vigilanza.

E proprio sull’omessa vigilanza tanto Adusbef quanto Federconsumatori hanno già spiegato che “la procura Roma ha aperto un’inchiesta sull’operato di Bankitalia”. Nel “ringraziare il Procuratore capo di Roma Giuseppe Pignatone”, le associazioni hanno ribadito anche che è “inaccettabile l’elemosina di Stato concessa da arbitri incostituzionali”.

I problemi esplosi ora, però, erano già stati evidenziati dai consumatori. Sempre il Codacons ricorda che “già dal 2013 Bankitalia e Consob sapevano dei rischi che stavano correndo i risparmiatori di Carife”. L’associazione, in una nota ha ricordato che “i due enti erano stati informati attraverso un apposito esposto, in cui si chiedevano chiarimenti in merito all’attività di vigilanza e tutela del risparmio relativamente all’aumento di capitale per 150 milioni di euro avvenuto nel 2011. Esposto rimasto tuttavia lettera morta”.

L’avvocato Marco Festelli, del direttivo nazionale di Confconsumatori che sta coordinando le azioni a tutela dei risparmiatori, ha affermato che “la politica ha iniziato ad affrontare la questione delle obbligazioni subordinate con una grande confusione e i cittadini si stanno facendo false aspettative”.

“Se il Governo – aggiunge – intende veramente agire nell’interesse dei risparmiatori e del risparmio ha un solo unico modo”, ovvero apportare un emendamento al momento della conversione del dl 183 “in base al quale in sede di crisi bancaria il Commissario non si avvale della clausola subordinata delle obbligazioni cedute a persone fisiche con trasferimento delle stesse alla nuova banca”.

“Qui ci vorranno anni ma la battaglia va fatta”, ha dichiarato Corrado Canafoglia dell’Unione Nazionale Consumatori. “Stancarci, rassegnarci sono i nostri peggiori nemici – ha detto Canafoglia – e dobbiamo combattere tutti i giorni perché tra un po’ di Banca Marche non se ne parlerà più. Rimaniamo uniti, altrimenti tutto questo non servirà a nulla”.

Parla di “spettacolo avvilente” il sottosegretario all’economia Enrico Zanetti riferendosi al “balletto di responsabilita’ tra Consob e Bankitalia”.

“Non ho elementi per attribuire o meno colpe –spiega l’esponente di Scelta Civica a Repubblica –  Ma questa volta non ci saranno né applausi né assoluzioni a scatola chiusa”.

Il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, invece, dà piena fiducia a Bankitalia e a Consob. “Le istituzioni sono solidali e forti” ha dichiarato ai microfoni di Radio Anch’io, ricordando anche che il Governo prenderà altre misure per “velocizzare lo smaltimento delle sofferenze bancarie” e per “salvare un milione di clienti, un miliardo di depositi e per rimettere in carreggiata le quattro banche salvando 6mila posti di lavoro”. E su Maria Elena Boschi, al centro della richiesta di sfiducia avanzata ieri dal Movimento 5 Stelle, Padoan afferma che “ne uscirà alla grande, non ha nulla da nascondere”.

E al fianco della Boschi si schiera anche Stefania Agresti, moglie dell’ex vice presidente di Banca Etruria e mamma del ministro per le Riforme Costituzionali e i Rapporti con il Parlamento. Agresti, al Corriere della Sera, dichiara che ci saranno delle “sorprese”. “Per fortuna c’è un’inchiesta – spiega –  ci sono le carte e da quelle carte, vedrete, la verità verrà fuori. E la verità è che noi, in primis mio marito, non abbiamo mai preso un euro dalla banca. Altro che

finanziamenti alle nostre attività!”. Anzi “mio marito ha fatto di tutto per salvare la Banca nei mesi in cui è stato vice presidente. Fino all’ultimo”.

“Ho scritto vari sms a Maria Elena – aggiunge – che è stanca, turbata, soprattutto perché vede soffrire noi. Le ho fatto coraggio, le ho scritto: ‘tu devi andare avanti’”.

E mentre Ala fa sapere che il gruppo non voterà la sfiducia alla ministra renziana, il presidente delle 4 good bank, Roberto Nicastro, ridimensiona le criticità dei risparmiatori dei quattro istituti di credito: “è un fenomeno acuto, ma fortunatamente molto più circoscritto”, precisando che si tratta di circa “un migliaio di casi molto delicati cui prestare la massima attenzione”.

“È umano sviluppare preoccupazione”, ma Nicastro si dice “assolutamente sereno” perché le “quattro nuove banche costituite sono fortissime” e poi perché “i numeri sono molto più piccoli” di quanto supposto all’inizio.

Resta da comprendere, in ogni caso, come sia stato possibile che quattro banche siano finite in gestione commissariale, come mai i fondi di tante persone siano sfumati dall’oggi al domani, quali meccanismi di controllo non hanno funzionato. I trionfalismi, oggi, stanno a zero. Le risposte che devono arrivare non possono limitarsi al chiacchiericcio di circostanza per tutelare piccoli interessi di parte. La vicenda ‘salva banche’, infatti, porta con sé non solo il dramma dei risparmiatori, di soldi che non ci sono più, ma produce un vuoto di fiducia eterogeneo ed esteso da parte di correntisti e risparmiatori verso l’intero sistema bancario e le stesse istituzioni che dovrebbero vigilare e tutelare i meccanismi. E questo vuoto suona come un lusso che, oggi, il Paese non può assolutamente permettersi.

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