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Scandaloso Netanyahu: “Olocausto? Colpa del Gran Mufti”

Fanno scandalo in Israele le dichiarazioni del premier Benjamin Netanyahu secondo cui Adolf Hitler avrebbe voluto solo espellere gli ebrei dall’Europa, e sarebbe stato il Gran mufti di Gerusalemme, Hajj Amin al-Husseini, a convincerlo a sterminarli.

La clamorosa affermazione è stata pronunciata mercoledì davanti al Congresso sionista mondiale e ha scatenato immediatamente accese polemiche da parte delle opposizioni israeliane, dei palestinesi e della comunità degli studiosi di storia, convinti a larga maggioranza che la tesi non sia credibile.

Secondo il leader dell’opposizione alla Knesset, il laburista Isaac Herzog, si tratta di una “pericolosa distorsione” che “minimizza l’Olocausto, il nazismo e il ruolo di Hitler nel terribile disastro” del popolo ebraico.

“Il figlio di uno storico – Benzion Netanyahu, il padre di Benjamin, insegnò in università israeliane e americane – dovrebbe essere preciso quando parla di storia”, continua il leader dell’opposizione. Il Gran Mufti “ordinò di uccidere mio nonno, il rabbino Herzog, ed era un attivo sostenitore di Hitler; ma c’è stato un solo Hitler”.

Il Führer, spiega ancora Herzog, aveva presentato il progetto della soluzione finale al Reichstag nel 1939, quasi tre anni prima del suo incontro con il Gran Mufti.

Rincara la dose Itzik Shmuli, un deputato di centrosinistra della Knesset. Non era mai successo, accusa, che “un primo ministro dello Stato ebraico” si mettesse “al servizio dei negazionisti dell’Olocausto”. “Non è la prima volta che Netanyahu distorce fatti storici, ma una menzogna di quest’ordine di grandezza è inaudita”.

L’affermazione del premier è “priva di fondamento” anche per Efraim Zuroff, direttore del Centro Wiesenthal di Gerusalemme: “Che il Mufti spingesse sui nazisti e volesse l’invasione della Palestina è fuori discussione, ma Hitler non doveva essere convinto da nessuno”.

Prevedibilmente netta anche la presa di posizione del capo della Lista araba unita, il partito degli arabi israeliani, Ayman Odeh, che accusa il premier di “riscrivere la storia per incitare contro il popolo palestinese, e di trasformare milioni di “vittime della mostruosità nazista” in “propaganda a buon mercato” al servizio di un’ideologia del “rifiuto della pace”.

“Netanyahu prova ogni giorno quanto è pericoloso per entrambi i popoli, e dov’è disposto a spingersi per giustificare le sue politiche disastrose”.

Mercoledì era stata altrettanto netta la condanna di Saeb Erekat, capo del Comitato esecutivo dell’ANP.

“In nome delle migliaia di palestinesi che hanno combattuto accanto alle truppe alleate in difesa della giustizia internazionale, lo Stato palestinese denuncia queste affermazioni moralmente indifendibili e che gettano benzina sul fuoco. Gli sforzi dei palestinesi contro il regime nazista sono una delle radici profonde della nostra storia”.

Netanyahu, secondo Erekat, “odia così tanto il suo vicino da essere disposto ad assolvere il più famigerato criminale di guerra della storia”.

Nel 2012, in un discorso alla Knesset, il premier israeliano aveva già definito il Gran mufti Hajj Amin al-Husseini “uno dei principali architetti” dell’Olocausto.

Filippo M. Ragusa

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