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Scissione? Nasce il Pd arlecchino

Avrebbe dovuto portare la pace all’interno del Pd, ma l’assemblea nazionale del Partito democratico, svoltasi ieri, si è invece trasformata in un amplificatore delle tensioni interne, regalando perfino qualche colpo di scena.

Le dimissioni di Matteo Renzi da segretario del partito, ufficializzate nel corso della riunione di domenica all’hotel Parco dei Principi di Roma, non hanno sortito l’effetto desiderato e il congresso del Pd, che fra quattro mesi designerà il nuovo leader della maggioranza, si apre con un partito ancora una volta disgregato.

Ormai si parla di scissioni, al plurale. Defezioni di aeree diverse all’interno della minoranza che avevano trovato la loro coesione nella critica alla linea dell’ex presidente del Consiglio Matteo Renzi e che ora, dopo le sue dimissioni, riemergono nelle loro differenze, confermando la sostanziale eterogeneità di posizioni all’interno del partito.

Da una parte, abbiamo il gruppo formato dal presidente della Toscana, Enrico Rossi, il presidente della Puglia, Michele Emiliano e Roberto Speranza, deputato della parte cosiddetta “bersaniana” della minoranza del partito. A parlare all’assemblea di domenica è stato in realtà solo Emiliano, che ha spiazzato deputati e giornalisti con un intervento conciliante, dopo giorni di critiche feroci all’ex segretario, nel quale esprimeva fiducia nell’operato di Renzi. Poche ore dopo però, lo stesso Emiliano firmava un comunicato congiunto (insieme a Rossi e Speranza) in cui si dà per già avvenuta la scissione del partito.

Molto chiara e netta del presidente della Regione Toscana. “È evidente che non c’è alcuno spazio e dunque meglio una separazione senza rancori, senza patemi, senza farne un drammone, così potremmo rispettarci meglio anche da posizioni diverse. Certo – ha affermato Rossi – siamo dispiaciuti perché potevano stare insieme se le nostre idee fossero state prese in considerazione. Ma ci è stato detto che non c’è spazio in questo partito”. Ciononostante, continua, sarebbe auspicabile che i nuovi gruppi parlamentari dopo la scissione appoggiassero Gentiloni. Chiusura sì, ma non nei confronti del Governo.

Lorenzo Guerini, vicesegretario del PD, ha detto di essere “esterrefatto ed amareggiato per la presa di posizione di Emiliano, Rossi e Speranza. Chiunque abbia seguito il dibattito della assemblea nazionale si è potuto rendere conto che esso andava in tutt’altra direzione, intervento dopo intervento. Segno che questa presa di posizione, del tutto ingiustificata alla luce del confronto odierno nel Pd, era evidentemente una decisione già presa”.

Chiarita la posizione dei “dalemiani”, vediamo gli scenari che si stanno concretizzando nella costellazione Pd. Un altro possibile schieramento è quello promosso dal ministro della Giustizia Andrea Orlando che non esclude la sua candidatura alla segreteria del partito e che vede la nascita di una nuova area dentro il Pd, formata da Gianni Cuperlo (sconfitto da Renzi alle primarie del 2013) e dall’ex ministro del Lavoro Cesare Damiano. L’obiettivo? La formazione un’area larga che avanzi una nuova proposta politica per rifondare il partito, alla luce della quasi certa scissione della minoranza. Uno sguardo al partito, un occhio a Pisapia.

Infine, un ulteriore alternativa è quella proposta da Campo Progressista, il movimento fondato da Giuliano Pisapia che appena ieri auspicava una riconciliazione tra le tante anime che compongono il Partito democratico. “Campo Progressista è una speranza – affermava Pisapia –  Girando l’Italia ho colto tanto entusiasmo, ho scoperto tante realtà che fanno cose che sembravano irrealizzabili, ho incontrato tante persone deluse dai partiti. Persone di sinistra, che sentivano di non avere più una ‘casa’. Voglio provare ad offrirgliene una”. 

Insomma, se una una divisione del Partito democratico appare oggi inevitabile, più difficile è appurare quali saranno le dimensioni di questa defezione della minoranza, quanti deputati decideranno di riconsegnare la tessera del Pd e in quali gruppi autonomi e schieramenti andranno poi a confluire.

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