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Scontri al G20 di Amburgo, oltre 250 feriti

Ad Amburgo gli scontri rubano la scena al G20. Già ieri, all’arrivo del presidente USA Donald Trump dalla Polonia, la polizia aveva usato gli idranti per disperdere i manifestanti. La stessa scena si è ripetuta oggi sulle rive del lago Aussenalster.

Tra ieri e oggi si contano 159 feriti tra le forze dell’ordine. Secondo Georg Ismail, un portavoce degli autonomi di sinistra citato da der Spiegel, anche un centinaio di manifestanti hanno avuto bisogno di cure mediche. Per ora la sua è l’unica stima del numero dei feriti tra i dimostranti.

Ismail ha denunciato “un’azione terrorizzante da parte della polizia”, e sostiene che le forze dell’ordine abbiano cercato di impedire la manifestazione, ignorando i diritti democratici di chi protesta.

Secondo stime delle forze di sicurezza, ad Amburgo sono arrivate circa centomila persone per protestare contro il G20. Ottomila sarebbero quelli ritenuti pronti a ricorrere alla violenza.

Le intemperanze di stamattina hanno costretto gli organizzatori del G20 a un cambio di programma. Dopo pranzo, consorti dei capi di Stato avrebbero dovuto visitare il centro di ricerca climatica della città. Ma i manifestanti hanno impedito alla first lady USA Melania Trump di uscire dalla guesthouse del Senato cittadino (la camera alta dell’organo legislativo di Amburgo, che nell’amministrazione federale tedesca è uno Stato a sé, come Berlino e Brema), dove alloggia con suo marito, il presidente Donald. Perciò la visita – fortemente voluta dal padrone di casa, il first gentleman Joachim Sauer, marito della Cancelliera Angela Merkel – è saltata, e i consorti dei capi di Stato hanno dovuto ripiegare su una conferenza tenuta da esperti del clima all’Hotel Atlantic.

Intanto, al riparo di un imponente dispositivo di sicurezza, è iniziata la prima sessione del vertice, dedicata al terrorismo. “Possono esserci visioni geopolitiche diverse tra noi – ha dichiaranto il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni – ma abbiamo il dovere di essere uniti contro il terrorismo”.

Tra gli interventi della mattinata si è distinto quello del presidente russo Vladimir Putin, che ha approfittato di una riunione dei BRICS – Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica, le maggiori economie emergenti – per tornare ad attaccare l’istituto delle sanzioni economiche. “La Russia è contraria al protezionismo che cresce nel mondo”, ha detto: “Il commercio illegittimo e le limitazioni finanziarie di evidente origine politica sono infatti mirate a eliminare concorrenti, comportano la riduzione dei legami commerciali e provocano la perdita di fiducia tra gli attori della cooperazione economica, strappando così il tessuto stesso dell’economia mondiale”.

Il momento più atteso dai fotografi è stato la stretta di mano fra Putin e Donald Trump. È il primo incontro istituzionale fra i due presidenti da quando il miliardario newyorkese è approdato alla Casa Bianca.

Appena arrivato dalla Polonia, Trump ha parlato con la cancelliera Merkel, il premier giapponese Shinzo Abe e il presidente della Corea del sud Moon Jae-in: “un ottimo incontro”, come ha twittato il presidente USA. A porte chiuse, la Merkel ha incontrato in bilaterale anche il premier canadese Justin Trudeau.

“C’è bisogno di dare priorità assoluta ai poveri, ai profughi, ai sofferenti, agli sfollati e agli esclusi, senza distinzione di nazione, razza, religione o cultura, e di rigettare i conflitti armati”. Questa, secondo papa Francesco, è la priorità del G20. “La storia dell’umanità, anche oggi, ci presenta un vasto panorama di conflitti attuali o potenziali”, riconosce il Santo Padre in una lettera aperta. “La guerra, tuttavia, non è mai una soluzione”. Più avanti il Papa si dichiara “obbligato a chiedere al mondo di porre fine a tutte queste inutili stragi”. Per “risolvere in pace le differenze economiche” bisognerà “ridurre sostanzialmente i livelli di conflittualità” e “fermare l’attuale corsa agli armamenti”.

F.M.R.

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