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Scuola, Renzi mette mano al ddl

Il Governo prova a mettere mano al ddl della scuola. Passate le proteste e le polemiche politico parlamentari, il premier Matteo Renzi oggi al Nazareno, insieme al ministro dell’Istruzione Stefania Giannini e i parlamentari Pd di Camera e Senato delle commissioni competenti ha discusso le possibili modifiche da apportare al ddl, ora all’esame della Commissione Cultura di Montecitorio.

Dopo il corteo organizzato ieri dai sindacati confederali Flc Cgil, Cisl Scuola, al grido di ““Il DDL distruggerà la scuola”, il Governo è pronto a correggere il tiro, anche se, come afferma il ministro Giannini, “non c’è nessun cambiamento di linea”.

Si tratta dunque di modifiche volte a perfezionare quei punti del ddl che sono stati maggiormente contestati dall’opinione pubblica: “”La scuola è dei professori e degli studenti e non dei sindacati ma se tutti dicono che alcuni punti non vanno allora c’è un problema e interveniamo“, aveva affermato il premier lo scorso 20 aprile.

L’apertura di un fronte di discussione servirebbe, tra le altre cose, a favorire quel confronto “indispensabile”, secondo il deputato Pd Dario Ginefra, con i sindacati stessi, coordinatori della protesta di docenti, genitori, studenti e personale amministrativo.

Modifiche sì, ma “a patto che non ci fermiamo”, afferma Renzi. La volontà è quindi quella di rispettare l’accordo dei partiti che prevede l’arrivo in Aula della “Buona scuola” il 14 maggio.

Punti contestati. I motivi alla base della protesta contro la riforma scolastica sono, tra gli altri, quello relativo al potere dei presidi, e quello riguardante il “piano straordinario” di assunzioni di 100.000 precari, da cui rimarrebbero fuori però i vincitori dell’ultimo concorso Tfa e Pas.

In realtà, rispetto al ddl originale, lo “strapotere” dei presidi sembra essere stato bilanciato: sarà sempre il dirigente scolastico a decidere l’offerta formativa, e quindi anche gli insegnanti, ma il provvedimento dovrà essere motivato e successivamente approvato dal consiglio d’Istituto.

Il messaggio lanciato dal Governo, malgrado le accuse di favorire la lobby delle scuole private, visti  gli sgravi previsti per le scuole paritarie, è evidenziare come la riforma miri a rendere la scuola italiana una realtà dinamica e in evoluzione, oltre che differenziata, in modo da garantire l’eccellenza dal punto di vista didattico e professionale.

I tecnici del Pd stanno lavorando anche alla questione delle assunzioni: Il nostro obiettivo è eliminare le graduatorie a partire dalle Gae poi prevediamo il concorso per la seconda fascia e in commissione siamo andati oltre: per i precari che temevano, dopo la sentenza europea, di perdere il lavoro dopo 36 mesi stiamo introducendo il principio che i 36 mesi scatteranno a partire dall’entrata in vigore del ddl”.

Prevista tra oggi e domani l’incontro tra una delegazione Pd, sindacati e associazioni scolastiche.

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