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Siria, tornano le armi chimiche di Assad

Almeno 58 persone sono morte stamattina in un raid a Khan Sheikhoun, una cittadina controllata dai ribelli nella provincia di Idlib, in Siria. Tra di loro molti civili e 11 bambini. I feriti e gli intossicati sono almeno 160. A denunciarlo è l’Osservatorio nazionale sui diritti umani in Siria (ONDUS).

Probabilmente il bilancio è solo provvisorio: nelle ore successive al bombardamento si sono registrate nuove incursioni aeree, alcune delle quali hanno colpito gli ospedali locali, dov’erano ricoverati i civili. Ma l’elemento che oggi fa più discutere sono i sintomi dei superstiti: vomito e schiuma alla bocca, riconducibili all’uso di armi chimiche vietate dalle convenzioni internazionali.

Per gli attivisti di Shaam, un portale di notizie vicino all’opposizione al regime di Bashar al-Assad, sulla città sono piovute bombe al cloro. La Direzione sanità di Idlib, citata fra gli altri da al-Arabiya, parla invece di gas sarin, un potente agente nervino. A livello legale non cambia niente: tutte le armi chimiche sono fuorilegge.

La ricostruzione della dinamica del raid ha ampie zone d’ombra, come tutte le notizie che arrivano dalla Siria. Si sa che Khan Sheikhoun, nell’estremo sud della provincia di Idlib, è sotto il controllo di vari gruppi armati schierati contro il governo di Damasco. Non mancano i jihadisti: in città opera Fatah al-Sham, l’organizzazione che quando era alleata ad al-Qaeda si chiamava Jabhat al-Nusra, “Fronte di soccorso”. Perciò, la spiegazione più probabile è che a usare le armi chimiche sia stata l’aviazione di Assad, già sospettata di aver impiegato armamenti vietati durante la guerra civile siriana.

Khan Sheikhoun ha poco più di 50 mila abitanti, ma in tutta la provincia di Idlib vive anche un numero di sfollati che si avvicina al milione, provenienti da varie zone della Siria devastate dalla guerra.

La comunità internazionale ha reagito con sdegno. Il ministro degli Esteri francese, Jean-Marc Ayrault, ha chiesto una riunione d’emergenza del Consiglio di Sicurezza ONU. Dello stesso avviso l’Alto rappresentante UE per la politica estera e di sicurezza, Federica Mogherini, che ha definito la notizia “tremenda” e ha accusato senza mezzi termini il presidente Assad.

Dura anche la reazione del presidente turco Recep Tayyip Erdogan, che del bombardamento ha parlato al telefono con il suo collega russo, Vladimir Putin. Secondo Erdogan si è trattato di un attacco “inumano e inaccettabile”, che mette a rischio i negoziati di pace in corso ad Astana, la capitale del Kazakhistan. Erdogan sarebbe anche venuto in soccorso degli insorti filo-turchi nella provincia di Idlib: avrebbe messo a loro disposizione trenta ambulanze, arrivate dalla confinante provincia di Hatay, e si sarebbe offerto di ricoverare alcuni feriti negli ospedali turchi.

F.M.R.

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