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Sole Nero, una possibile risposta al vuoto dei valori

Nietzsche in La Volontà di Potenza lo afferma senza mezzi termini: “Da Copernico in poi, l’uomo rotola dal centro verso la x”. Basta volgersi intorno per scoprire come ogni valore sia privo di forza propulsiva perché manca uno scopo. Gianfranco Tomei, docente di Psicologia Sociale e della Comunicazione alla Sapienza di Roma, cerca attraverso le pagine di Sole Nero, di puntare l’attenzione dove più è utile e di trovare un elemento di riscatto, una luce in fondo al tunnel. Il testo, sceneggiatura per un film in preparazione (Edizioni Nuova Cultura), verrà presentato stasera presso la libreria Altroquando, in via del Governo Vecchio 82, dalle ore 19.

Lo abbiamo incontrato per parlare della devianza giovanile, dello scontro genitori-figli, di bullismo, tematiche già affrontate nei tre cortometraggi “Racconti della metropoli” (che verranno proiettati durante la serata letteraria).

 

Professor Tomei a quale film o opera letteraria si è ispirato per scrivere Sole Nero?

Ho una predilezione per i film di Sergio Leone e i romanzi di Stephen King. Mamma Roma e Accattone di Pasolini, così come le pellicole di Bertolucci, sono stati sicuramente un esempio importante. Mi entusiasma il cinema americano indipendente che è autoriale pur essendo d’azione: penso a Tarantino e al primo Scorsese.

 

C’è un regista che attualmente ha sviscerato egregiamente temi a lei cari?

Il cinema d’autore oggi è troppo scontato e poco incline a variare. Per fortuna non cadono nei soliti cliché la serie televisiva Gomorra e l’ultimo film di Stefano Sollima Suburra, dove vince, per fortuna, il gusto della narrazione.

 

In cosa sbagliano genitori e insegnanti? Esiste un rimedio per solcare il gap generazionale con figli e alunni?

Credo che questo gap sia notevolmente inferiore rispetto al passato. Tuttavia il divario di età comporta poca comprensione, accentuata dal rapporto obsoleto che gli adulti hanno con le nuove tecnologie. Dovrebbe esserci un’osmosi tra tradizione umanistica ed esplosione tecnologica. Il cinema, che è un mix tra racconto e tecnica, potrebbe essere un ponte per avvicinarle.

 

Siamo in una società in cui tutto è incasellato e catalogato e che si è “persa nel grande sbadiglio”, per dirla alla Flaiano. L’assenza di stimoli è quindi alla base dei fenomeni di bullismo e teppismo presenti nei suoi cortometraggi?

In fondo a tutto c’è la noia, alla quale si risponde con una pulsione distruttiva e violenta (basti pensare ad Arancia Meccanica di Kubrick o Ragazzi di vita di Pasolini). C’è un vuoto culturale da colmare cui spesso seguono assunzione di sostanze stupefacenti e derive comportamentali ai limiti del lecito.

 

Una canzone dei Litfiba si chiama proprio come il titolo del suo libro. “E’ un sole nero, sul mondo che ci aspetta e non fa complimenti. Sono il figlio delle radiazioni, delle televisioni, delle dosi di veleno della mia città, dove il Dio cervello è pieno o vuoto a metà”. Si parla volutamente di inquinamento a tutti i livelli, ambientale, mentale, fisico, etico. Nell’incipit del suo Sole Nero cita Pasolini: “Nei primi anni sessanta, a causa dell’inquinamento dell’aria…sono cominciate a scomparire le lucciole”. Sorvolando sul doppio senso palese, c’è una connessione tra mass media, allarme ambientale e comportamento sociale?

Fu proprio Pasolini a metterci in guardia su un possibile equivoco. Può creare devianza non solo il mezzo di comunicazione, ma anche il sentirsi emarginati. Essere esclusi da un gruppo e seguire pedissequamente i diktat di un mezzo televisivo sono ugualmente nocivi. Anche l’ambiente fa la sua parte ovviamente.

 

In un passo del libro un personaggio dice che la poesia “vive ai margini, non è più letta, non ha un pubblico, non ha più valori”. In effetti il genere poetico vende poco. Lei non ha mai pensato di scrivere poesie?

Pur essendo un estimatore della poesia non la sento affine al mio essere. Oltre al già citato Pier Paolo Pasolini leggo tantissimo i testi poetici di Sandro Penna, Edoardo Sanguineti, Eugenio Montale, Sandro Onofri, Elio Pagliarani e Andrea Zanzotto.

 

I suoi progetti prossimi?

Sicuramente far diventare questo libro un film. Il sistema è complicato perché arroccato su se stesso, ma mi sto muovendo per superare gli ostacoli burocratici. Sto scrivendo un romanzo su un gruppo giovanile, non più ai margini, ma che sa quello che vuole ed aspira al settore cinematografico.

 

“Come tutte le persone veramente sole, nessuno era al corrente della sua solitudine”. E’ una delle frasi chiave di Sole Nero: Lei si è mai sentito solo?

La solitudine non è negativa in sé, ma può diventarla. Quando si è soli possiamo esplorare meglio noi stessi. Da adolescente la vivevo male, ma poi, maturando, ho capito che può essere un’arma contro il conformismo.

 

Erika Eramo

 

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