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Sviluppo, ok da Camera

camera-dei-deputati5La Camera ha votato la fiducia sul decreto Sviluppo con 317 sì, 293 no e 2 astenuti. La maggioranza richiesta era di 306 voti. Il provvedimento ora passa al Senato. E’ la prima volta che la maggioranza alla Camera, dopo l’uscita di Fli, supera quota 316. In precedenza era arrivata al massimo a quota 314, raggiunta sulla mozione di sfiducia del 14 dicembre e il 2 marzo scorso sul federalismo.

“Sono numeri da maggioranza assoluta; siamo soddisfatti per l’ennesima prova di compattezza che testimonia la solidità” della coalizione. E’ il commento che Angelino Alfano, ministro della Giustizia e segretario in pectore del Pdl, affida ai giornalisti al termine del voto sul dl sviluppo. L’ex ministro di Fli, Andrea Ronchi, non ha partecipato al voto di fiducia nell’aula della Camera sul dl sviluppo. Erano quattro in totale gli assenti di Fli alla votazione: oltre a Ronchi, dal partito di Gianfranco Fini non hanno risposto alla chiama Gianfranco Paglia, Mirko Tremaglia e Francesco Divella.Il Governo accoglie l’ordine del giorno del Pd (primo firmatario il capogruppo Dario Franceschini) presentato alla Camera sul dl Sviluppo. Il testo, su cui il sottosegretario Alberto Giorgetti ha reso parere favorevole impegna il governo ad escludere ogni ipotesi di delocalizzazione dei ministeri. Nessun passo indietro della Lega sul trasferimento dei ministeri al Nord. “E’ un fatto d’obbligo dell’Europa fare quella roba lì. L’hanno fatto in Inghilterra e Germania. E’ necessario coinvolgere tutto il Paese. Passo indietro della Lega? No”. Lo afferma il leader del Carroccio Umberto Bossi conversando con i cronisti a Montecitorio. “La gente a Pontida urlava ‘secessione’ e non ‘successione’. Sono ancora giovane. A Pontida la gente è venuta per me”. Così Bossi risponde ai cronisti a Montecitorio che gli chiedono se il ministro Roberto Maroni sia “il delfino” alla guida della Lega Nord. Bossi apre a sorpresa al dialogo con l’opposizione per la modifica della legge elettorale. “E’ una delle cose su cui si può ragionare. Si può fare l’accordo”, spiega. “Le guerre finiscono quando terminano i soldi… Anche l’America ha finito la guerra quando ha finito i soldi” risponde inoltre a chi gli chiede un commento sulle parole del Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, che ha difeso l’intervento militare italiano in Libia.Il sindaco di Roma,invece, Gianni Alemanno, sta raccogliendo le firme per bloccare il trasferimento dei ministeri. “Anche noi abbiamo raccolto le firme”. “Il primo giorno sono state 12mila – aggiunge il senatur – Se capisco bene le cose in una settimana saranno 100mila” replica il senatur.”E’ difficile credere ancora a Umberto Bossi” commenta il capogruppo del Pd alla Camera, Dario Franceschini,sul dialogo con le opposizioni per riformare la legge elettorale. Accordo fatto, invece, sul traferimento dei ministeri: nel corso del vertice a Palazzo Grazioli tra Silvio Berlusconi, i vertici del Pdl e i leghisti Roberto Calderoli e Mraco Reguzzoni si e’ deciso che ci sara’ un odg congiunto Carroccio-Popolo della liberta’ in cui si conferma che ad essere distaccati saranno solamente degli uffici ministeriali di rappresentanza, pur se operativi. E’ quanto riferiscono diversi partecipanti sottolineando che nel corso dell’incontro e’ stato sentito al telefono il sindaco di Roma, Gianni Alemanno.Posizione comune su quanto Silvio Berlusconi dirà davanti alle Camere a proposito della missione in Libia, mentre per quanto riguarda la tempistica e la durata dell’intervento italiano, la questione sarà congelata fino al Consiglio Supremo di Difesa in programma il 6 luglio prossimo quando sarà sottoposta all’attenzione dell’organo presieduto dal capo dello stato. E’ questa l’intesa che, riferiscono fonti presenti all’incontro di palazzo Grazioli, è stata raggiunta tra il premier , i vertici del Pdl e i leghisti Roberto Calderoli e Marco Reguzzoni.”La situazione dovrebbe essere accettabile, ma prima voglio leggere l’ordine del giorno e farlo leggere alla Polverini. Voglio sapere se la Lega ritira la sua proposta di legge di iniziativa popolare. Senno’ si sposta solo in avanti il problema. Da parte della Lega ci deve essere una ‘macchina indietro’ completa e definitiva”. Cosi’ il sindaco di Roma Gianni Alemanno ha commentato su Radio 24 l’esito della riunione del Pdl con il premier Silvio Berlusconi, che ha concordato con la Lega un ordine del giorno parlamentare per uffici di rappresentanza operativi al Nord, senza trasferire i ministeri. ”Se (i leghisti, invece) continuano cosi’ c’e’ una cosa a cui dobbiamo reagire con la nostra petizione”, ha detto ancora Alemanno, che assieme al presidente della Regione Lazio Renata Polverini ha lanciato una raccolta di firme contro l’ipotesi di spostare i ministeri. Dal discorso di Berlusconi in Parlamento “mi aspetto che sulla riforma fiscale, sugli interventi a favore di imprese, lavoro e famiglia, abbia il coraggio di prendere decisioni”. Lo ha detto la presidente della Regione Lazio Renata Polverini, ospite a Omnibus su La7. Il premier “faccia capire, in particolare al ministro dell’Economia – ha proseguito Polverini – che fino a oggi la politica del rigore è stata utile, ha tenuto fuori il nostro paese da difficoltà o catastrofi, ma oggi deve esserci una svolta, Maroni ha parlato di coraggio. Bisogna decidere. Ora c’é grossa attesa da parte del mondo del lavoro. Bisogna ripartire – ha concluso – e le Regioni da sole non possono farcela”.

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