Swg: agli italiani i ‘saggi’non piacciono

I saggi non  piacciono al 42 per cento degli italiani che è convinto che non servano a nulla se non a perdere tempo. Il risultato del consueto sondaggio  Swg  del venerdì  per Agorà, su Rai Tre,  arriva come il’ cacio sui maccheroni’ all’indomani delle parole di uno dei dieci ‘facilitatori’, Valerio Onida, presidente emerito della Consulta,  che beffato alla Zanzara di Radio 24 di una ‘finta’ Margherita Hack, ha  ammesso l’ inutilità dei ‘ saggi’ e di un dibattito destinato solo a ” coprire lo stallo”.

C’è comunque un 40 per cento di intervistati che approva la scelta del Capo dello Stato: per il 28 percento degli intervistati, i ‘facilitatori’  saranno in grado di indicare soluzioni utili per il Paese, mentre per il 23 percento  il loro ruolo è quello di spronare i partiti a formare un governo. Il 7 percento, infine, ritiene che faciliteranno i lavori del Parlamento. Ad appoggiare la scelta di Napolitano  sono soprattutto gli elettori di centrosinistra (59%) contro il 32% di centrodestra e il 27% del Movimento 5 Stelle.

Quanto a quello che viene considerata priorità del nuovo governo, ancora di là da venire, per un italiano su 4 dovrebbe essere la riforma elettorale, ancora più urgente dell’ abolizione del finanziamento pubblico ai partiti, indispensabile per il 22 percento degli intervistati. Per il 21 percento degli italiani il nuovo esecutivo dovrebbe subito attuare misure per la crescita, mentre per il 19 percento la priorità dovrebbe essere la riduzione del numero dei parlamentari. Per il 12 percento, il nuovo governo dovrebbe per prima cosa aiutare i disoccupati, mentre  l’ 1% considera fondamentale l’ abolizione delle province.

In ogni caso, spiega rRoberto Weber, presidente dell’istituto Swg, “gli italiani vogliono una riforma della politica per ripartire, perché credono che il mondo politico debba pagare un ‘pedaggio'”.

Cosa succederebbe invece al centrosinistra se si tornasse oggi a votare e a guidarlo fosse Renzi? Secondo lo stesso sondaggio otterrebbe il 36 percento, un risultato che realisticamente garantirebbe la maggioranza su centrodestra (28%) e Movimento 5 Stelle (26%). Netta la differenza (8 punti di scarto) col risultato raccolto dal centrosinistra guidato da Bersani, che si fermerebbe al 28 percento, sotto la coalizione di centrodestra (31%) e praticamente alla pari con Movimento di Grillo (27%). Monti, invece, si attesterebbe all’ 8 percento nel primo scenario (coalizione di centrosinistra guidata da Bersani), mentre perderebbe tre punti nel secondo (Renzi leader).

Il risultato mette in evidenza che l’interesse degli italiani oggi più di prima è quello di investire sulle persone piuttosto che su un partito. Ecco dunque che viene fuori un 15% favorevole alla Bonino alla presidenza della Repubblica, mentre il gradimento per Gianni Letta si ferma all’8%. Seguono a pari merito Romano Prodi e il ministro Cancellieri, al 7 percento. Il 5 percento degli intervistati, invece, vorrebbe che a salire al Colle fosse il premier uscente Mario Monti.  Ma hanno raccolto gradimento anche l’ attuale Capo dello Stato Giorgio Napolitano, Stefano Rodotà e Gustavo Zagrebelsky, tutti al 4 percento, mentre Giuliano Amato, Massimo D’ Alema, Pietro Grasso e Marcello Pera si attestano al 2 percento. Il dato che non può passare inosservato è comunque il 23 percento che non vorrebbe nessuno di questi nomi al Colle.

A.

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