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Tasse, con l’Iuc si rischia l’aumento dei costi

L’Imposta unica comunale, composta da Imu, Tari e Tasi, rischia di essere l’ennesima stangata per gli italiani, nonostante la cancellazione della seconda rata Imu.

tasse-casaL’iter della legge di stabilità rimarrà nella storia dei documenti finanziari sicuramente quanto a concitazione. L’ultimo episodio di una lunga serie è quello della chiusura dei lavori in commissione Bilancio al Senato senza che venisse terminato l’esame del testo. Questo ha costretto il Governo a redigere un maxiemendamento depositato con tanto di refusi e cancellature.

Il testo, approvato con 171 voti a favore e 135 contrari, ora arriverà all’attenzione di Montecitorio.

La grande costante che ha accompagnato il documento economico in queste settimane è stata la battaglia sulla tassazione della casa. Un argomento che ha raggiunto vette di assoluta farraginosità nel ripetuto quanto repentino cambio di nome all’imposta che, in ogni caso, toccherà da vicino uno dei beni primari degli italiani.

Alla fine di una querelle al limite dell’assurdo, la formula prescelta sarà quella della Iuc, l’imposta unica presente in un emendamento dei relatori al bilancio e presentata come meno costosa dell’Imu.

A ben guardare, però, il rischio di un aumento per i conti delle famiglie è concreto.

Di fatto la Iuc è composta da Imu, Tari e Tasi.

  • I Servizi – La Tassa sui servizi indivisibili, che fornisce risorse per gli enti locali, interesserà le abitazioni e gli immobili agricoli. Verrà pagata dei proprietari delle abitazioni principali e in caso di un affitto, l’inquilino parteciperà alla spesa con una quota tra il 10 e il 30 per cento. Così, anche per le seconde case.
  • I Rifiuti – Già nota con il nome di Tares, la Tari, ultima evoluzione del tributo sui rifiuti, copre il servizio di raccolta. Se cambia il nome, però, non cambiano le regole: l’abitazione principale è soggetta al tributo così come lo sono gli inquilini affittuari.
  • L’Imu – La rivoluzione è sull’applicazione dell’Imposta municipale unica. Le prime case saranno escluse dal pagamento, fatta eccezione per le dimore di lusso e al momento, gli immobili agricoli. Gli inquilini affittuari non pagano e per le seconde proprietà, l’Imu rimane in vigore.
  • L’incognita aliquota – Al momento il conto complessivo viene fatto con una aliquota bloccata all’uno per mille e sulla carta il prelievo dovrebbe essere inferiore a quello della vecchia Imu. Di fatto però se si decidesse di aumentare l’aliquota fino al 2,5 per mille i conti cambierebbero. Dal 2015, poi, il rischio che si presenta è quello di passare dal 2,5 al 6 per mille. E al venire meno delle detrazioni il rischio di pagare con la Iuc molto più di quanto si pagava con l’imposta sulla casa cancellata, diventa decisamente concreto. Non solo. L’accennato aumento di 500 milioni di euro da destinare ai comuni, stando ai calcoli del centro studi della Uil dovrebbe tradursi in 25 euro in media a famiglia. Sempre che i comuni non decidano di ridimensionare la cifra destinando gli stanziamenti a favore di alcune determinate categorie.
  • Gli immobili strumentali – A patire un duro colpo, stando alle simulazioni della Cgia di Mestre, saranno sicuramente i beni immobili strumentali. Secondo le valutazioni fatte, un negozio di 72mq categoria C1, ad esempio, con una rendita catastale di circa 1700 euro per 30mila euro di reddito, nel 2014 pagherà 118 euro in più rispetto al 2013. Un piccolo capannone di 500 mq (categoria D1), con una rendita catastale di poco superiore ai 2.100 euro e con un reddito di 40mila euro, invece, nel 2014 pagherà 73 euro in più rispetto a quanto ha versato nell’anno in corso.

Insomma, il rischio stangata è concreto. L’unica sicurezza, arrivata in concomitanza con il voto in Senato che ha sancito l’inelegibilità di Silvio Berlusconi, viene dal ministro Saccomanni che ieri, al termine del Cdm ha assicurato la cancellazione della seconda rata dell’Imu:

“La rata sarà a carico del sistema bancario: un terzo viene coperta dagli anticipi sulle imposizioni del risparmio amministrato. Due terzi da anticipi Ires e Irap, a fronte di un aumento delle aliquote del 2014. Si tratta di una tantum sulle banche e con un anticipo cospicuo vicino al 130%, che è accettabile anche dal punto di vista della normativa europea”.

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