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Taxi-Uber: Governo apre tavolo tecnico

Nessun’apertura a Uber: questo l’ultimatum dei tassisti al Governo, in occasione dell’apertura questa mattina del tavolo tecnico al ministero dei Trasporti, sulla nuova legge di regolamentazione del servizio pubblico di mobilità umana.

Le associazioni sindacali di categoria chiedono allo Stato di “non impegnarsi ad accogliere gli emendamenti contenuti nel ddl concorrenza”, pena l’abbandono del tavolo delle discussioni e la ripresa delle proteste che per sei giorni hanno paralizzato molte città italiane, in particolare Roma.

Un settore, quello che riguarda auto bianche ma anche Ncc (Noleggio con conducente) che aspetta di essere normatizzato da quasi 25 anni, ossia dal 1992, quando si è dato il via ad una prima regolamentazione che, oggi come allora, si dimostra essere inefficace, soprattutto in un’epoca in cui la tecnologia ha fatto passi da gigante, permettendo all’utente di avere, almeno in teoria, molte opzioni di scelta e modi diversi di risparmiare sul servizio.

Ma come coniugare l’esigenze del mercato e le rivendicazioni dei tassisti, apertura alla concorrenza e salvaguardia dei diritti della categoria? Il Governo ha trenta giorni di tempo per cercare di risolvere queste questioni e molte altre ancora, ma la difficoltà maggiore sembra essere quella di garantire la necessaria apertura alla concorrenza rappresentata da app come Uber e allo stesso proteggere il valore delle licenze taxi.

Una delle possibili soluzioni al vaglio è la rottamazione, che permetterebbe ai tassisti di riconsegnare la suddetta licenza agli enti che le hanno rilasciate, ottenendo in cambio un indennizzo in denaro.

Ma in realtà non sono solo i tassisti a criticare l’operato del Ministero dei Trasporti: vi sono anche le associazioni di consumatori che oggi non sono state chiamate al tavolo della discussione.

“Nelle legge quadro del 1992 ci sono le associazioni di consumatori – ha detto Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori – L’art. 4, ad esempio, prevede esplicitamente che presso le regioni ed i comuni siano costituite commissioni consultive nelle quali deve essere riconosciuto un ruolo adeguato alle associazioni degli utenti. Eppure non siamo stati invitati al tavolo da Delrio”.

Eppure, la necessità di una nuova regolamentazione del settore del servizio taxi, in risposta anche ai bisogni degli utenti, era già stata sottolineata dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato nel 2004. L’Autorità di Regolamentazione dei Trasporti aveva poi invitato nel giugno 2015,  “governo e parlamento a dare un adeguato livello di regolazione alle emergenti formule del trasporto non di linea diverse dai servizi di taxi ed Ncc, basate su piattaforme tecnologiche che offrono servizi di intermediazione su richiesta e con finalità commerciale”.

“Evidentemente il governo non mira ad una legge moderna che apra alla concorrenza e ad un miglioramento del servizio – ha concluso Dona –  ma solo a dirimere il conflitto tra i 40mila tassisti e gli 80mila noleggiatori dopo le modifiche del 2008″.

Non sarà al tavolo neanche Uber, l’azienda contro cui si sono scagliati gli autisti delle auto bianche. a questo punto è importante che il governo ascolti tutte le parti in causa, ovviamente taxi e Ncc, ma anche i consumatori e chi nel settore della mobilità è entrato negli ultimi venticinque anni, ricordiamo che il settore attende una riforma da venticinque anni, comprese le piattaforme elettroniche e quindi, anche Uber” ha commentato il  general manager per l’Italia, Carlo Tursi.

Le sigle sindacali presenti al tavolo tecnico organizzato dal ministro dei Trasporti Graziano Delrio sono: Uri- Unione radiotaxi italiani, Confartigianato, Unimpresa, Unica taxi cgil, Uti, Casartigiani, Claai, Fast Confsal, Uritaxi, Fit Cisl, Satam e Tam Acai.

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